Carteggio Zubani
(1896-1921)

Il Carteggio Zubani ruota intorno alla famiglia di Santo Zubani (1859-1935), segretario comunale e maestro elementare a Marmentino, piccolo centro dell'Alta Val Trompia (Brescia), poeta dialettale e collaboratore di alcuni quotidiani bresciani. Prima ancora, tipica figura di sollecito padre di famiglia tradizionale, quale emerge dall'immediatezza veritiera di questa corrispondenza, premuroso tanto nell'assicurare ai figli un futuro privo di incertezze, quanto nel trasmettere loro solidi valori di onesta operosità.

Il carteggio, di oltre mille pezzi, conservato quasi per intero presso l'Archivio Parrocchiale di Marmentino, rientra nell'interessante àmbito, oggi giustamente valorizzato, delle scritture "minori" dei generi più disparati, documenti di vario tipo, inventari, testamenti, diari, cronache, vecchi registri parrocchiali o di altre istituzioni, e lettere, che solo in anni relativamente prossimi hanno attirato l'attenzione degli studiosi: non solo in quanto utili a ricostruire quadri storici di più ampio respiro, con l'apporto di tessere, per così dire, provenienti dal basso, in un'ottica nuova e più mossa rispetto a quella della storiografia "alta", attenta solo o soprattutto ai grandi protagonisti, ma in quanto "testi" aventi essi stessi un loro valore autonomo, da studiare per i loro specifici contenuti, per la loro struttura, rispondente a precise codificazioni formali, e, non ultimo elemento di interesse, per la loro lingua.

Proprio i linguisti, accanto agli storici e agli antropologi, sono attualmente tra i più attenti e appassionati studiosi della scrittura comune, persuasi che questa rappresenti, per la lingua, una testimonianza non meno importante della letteratura. Per certi versi, anzi, la maggiore immediatezza e spontaneità degli scritti non letterari fa di essi documenti spesso più sicuri, più fedeli all'uso effettivo, qualche volta gli unici in grado di lumeggiare, almeno a tratti, situazioni altrimenti del tutto oscure.

È evidente, in questo contesto, l'importanza particolare rivestita dalle lettere, genere "minore" e privato più di altri, legato alla contingenza, e spesso all'urgenza, della vita concreta, e quindi più di altri sottratto a tentazioni di "bella scrittura", che, quanto più viene realizzata in seguito a riflessione, tanto più si allontana dalla verità dell'uso.

Il Carteggio Zubani, di ambiente piccolo borghese, relativamente benestante, non entra nell'universo popolare in senso proprio: ma ciò non toglie nulla al suo interesse.

Da queste lettere, dovute a vari corrispondenti e addensate soprattutto nell'arco di anni compreso tra il 1890 e gli anni Quaranta del secolo scorso, emerge uno spaccato significativo della vita e delle aspirazioni della classe media della provincia bresciana: attiva e tenace nella costante ricerca di migliorare la propria condizione, laboriosa, ottimista, e profondamente legata ai valori della famiglia, della fede e delle proprie tradizioni.

Le voci principali che qui si susseguono, oltre a quelle di Santo e della moglie Teresa Mazzoldi, sono quelle di tre dei loro quattro figli: don Franco, con lettere degli anni giovanili di studente a Brescia, e poi del servizio militare sui fronti della Prima guerra mondiale, fino alla prigionia in Kenya, durante la Seconda, testimoniata in sintetiche ed efficaci note di diario; Vincenzo (Cenzo), che lavorò per molti anni come chimico presso le miniere di Ingortosu, in Sardegna; Giuseppe (Peppino), volontario durante la Grande Guerra e morto giovane, di tubercolosi.

Spiccano tra tutte le lunghe, bellissime lettere dalla Sardegna di Cenzo, che si alterna, nello scrivere, con la moglie Teresa. Si leggono come un romanzo, che racconta dell'impegno, delle difficoltà, dei sacrifici e dei frequenti momenti di sconforto in un ambiente sentito così lontano ed estraneo, qualche volta ostile, dai due giovanissimi emigranti; ma che dice anche delle speranze e del calore affettuoso, che viene dal colloquio quasi quotidiano con i parenti lontani, e che alimenta la voglia e la capacità di andare avanti.

Si apprezza anche la scrittura, ricca, pastosa nelle lunghe e particolareggiate descrizioni dei luoghi, e spontaneamente efficace nel resoconto, spesso minuzioso, di una vita e di una mentalità così diverse da quelle del "Continente". E proprio da questo gruppo di lettere è iniziata la marcatura del Carteggio Zubani.

In questa prima sezione, infatti, sono riportate le lettere di Vincenzo Zubani, intervellate dagli scritti della moglie e delle figlie, che in alcuni casi sono allegati alle lettere di Vincenzo, in altri sono la continuazione stessa di testi iniziati da Cenzo.

La trascrizione del carteggio è stata effettuata seguendo criteri che consentissero la massima fedeltà al testo originale in tutte le sue caratteristiche ed anomalie, numerose quelle ortografiche e quelle riguardanti i segni di interpunzione e i diacritici, la divisione delle parole, le maiuscole, le abbreviazioni, ecc. In presenza di parole abbreviate si è scelto di uniformare la scrizione delle parti in apice mantenendole in rigo e facendole precedere, in ogni caso, da un punto fermo. Pur nella consapevolezza che l'impersonalità dell'informatizzazione non riuscirà mai a restituire completamente i tratti tipici dei manoscritti, segnali talvolta di tensioni emotive (si vedano, ad esempio, la grandezza delle lettere, lo spessore delle stesse, l'andamento della scrittura, le macchie o le cancellature), si è cercato di conservare tutti gli elementi di tipo grafico significavi, inclusi quelli relativi all'impaginazione. Per le cartoline sono utilizzate le seguenti sigle: TPP, cioè timbro postale di partenza, e TPA, ossia timbro postale d'arrivo. Si segnalano, infine, le sigle APM, per Archivio parrocchiale di Marmentino (BS), e AVZ per Archivio Vincenzo Zubani di Tione di Trento (TN).

Edizione a cura di: Elena Pala (trascrizione, codifica AITER)

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