17. Zubani, Vincenzo a Mazzoldi, Teresa / Zubani, Santo

Ingurtosu (CA), 8 giugno 1905

Ingurtosu - 7 8 - 6 - 05
Genitori carissimi,
[1] Spero avrete ricevuto il mio tele-|gramma spedito lunedì appena giunti, e | le cartoline illustrate. [2] Attesi fino ad | oggi per scrivervi lungamente, onde potervi | dare, oltre alla relazione del viaggio, anche | un'idea della vita in miniera.
[3] Come già vi telegrafai, il viaggio fu | felicissimo. A Milano vedemmo lo | zio Romano col quale passammo la | giornata di giovedi. Non ci fu possibile | vedere il Franceschino, e non ci recammo | dal Prof Daniele, così avendoci consigliati | la mamma. Ci fermammo a Milano | la notte e partimmo per Spezia | il venerdi mattina. A Spezia ci | fermammo la giornata e la notte.
[4] La mattina del sabato arrivammo a Pisa e a Livorno ed alla sera verso | le 4 pom. ci imbarcammo sul vapore | Sumatra. Il mare era più che | tranquillo e la traversata quindi fu | scevra da ogni mal di mare, anzi io | ebbi il mal d'appetito, al quale però | soddisfaceva con dei pranzi luculliani | addirittura: a colazione consommè, 4 | antipasti, tre piatti di cucina, 4 qualità | di formaggio, 4 qualità di frutta, caffè
Alla sera minestra, 4 antipasti, 4 piatti, | 4 formaggi, frutta c. s. dolce, caffè!!! ||
[5] Sul battello avevamo buona compagnia: | milanesi, sardi, tedeschi, ecc, i più viaggiatori | diretti a Tunisi. Oltre a questi avevamo poi | (in 3° classe) circa 25 galeotti legati in | catene destinati al bagno di S. Bartolomeo | vicino a Cagliari. [6] Alle 6 del lunedì | arrivammo in porto e ormeggiato il | battello, operazione che richiede almeno 20 minuti, | giunse a bordo l'agente Sig. Corni, berga|masco. Non ti so dire di quanto utile | ci sia stato poiché ci schivò le visite | alla dogana e al dazio, permettendoci | cosi di poter prendere il treno per S. Gavino | alle 7. [7] Montati in treno percorremmo | lo stagno di Cagliari, e lo sterminato | e incolto campidano, tra altissime | siepi di fichi d'india e mandre di | buoi. Giunti a Montevecchio col | trenino della società di Montevecchio | arrivammo a Scivia alle 11 circa | Ivi ci attendeva la carrozza, che ci | portò ad Ingurtosu. Se vedeste che salita! [8] La strada è buonissima | tutta privata di proprietà della nostra | miniera ma ripida. I due caballi | trottatori eccellenti sembrava volassero. | [9] Vicino ad Ingurtosu venne ad | incontrarci il contabile della Società || Sig. Vicino, un uomo abbastanza in | età e allegro. Questi ci accompagnò | in una stanza anzi uno stanzone | ove tutto era preparato (letto, acqua ecc) | [10] Questo è il nostro alloggio provvi|sorio dove rimarremo per 15 giorni | almeno sino a che sia ultimato | il nostro definitivo alloggio, composto | di due e forse tre stanze, con acqua | in casa e luce elettrica fino alle | 10 di sera. [11] Ci recammo quindi alla | cantina dove facemmo colazione | col Sig Ing Lambert figlio del | Direttore generale, persona gentilissima | colla quale traggo non indifferente | profitto. | Mi furono poi | presentati tutti gli impiegati: | Capi servizi, imp.to postale, imp. telefonico | e telegrafico, maestro, maestro di musica (poiché qui esiste una banda) farmacista, medico | contabili, ecc. tutta gente che vive a | spalle della miniera e tutti alle | sue dipendenze! Da tutti ebbimo | un mondo di gentilezze. [12] Il farmacista | ci condusse all'ospedale. Vi assicuro | che quello di Gardone non regge al | confronto. Poi si videro le scuole | splendide, spaziosissime. [13] Ieri mattina mi | presentai al Direttore, giacché lunedi | era assente. È un uomo che deve || essere più che buono. [14] Unitamente | all'Ing. Lambert mi condusse a | Nara Cauli ove trovasi la laveria | Brassey e diversi altri cantieri, poi a | S. Giorgio ecc. A Nara Cauli vi sarebbe | il laboratorio, ora il direttore vuole | trasportarlo quassù ad Ingurtosu | ed io devo far lo schizzo dei locali | armadi, banchi ecc.) [15] Continuo io perché | Cenzo in questo momento è chiamato | dal Direttore. [16] Non possono immagi|nare i grandi impianti che vi sono | come già sapranno sono circa 2000 | operai, una ventina d'impiegati | i quali alla sera si riuniscono, a giuoca|re al biliardo, o pur a suonare in | una sala dell'amministrazione dispo|nibile per Loro, anzi per dir meglio | sono tre, una da biliardo, una pel | suono e l'altra da ballo che sarebbe | quella ove siamo alloggiati, ma | dobbiamo però mangiare alla canti|na fino a che non avremo il nostro | vero alloggio. [17] Riguardo al mobilio si | è incaricato il S. Direttore, e lo farà veni|re da Cagliari, ma costerà molto, perché | lo fanno venire dal Conti|nente, però intanto lo paga il Di|rettore, così noi restituiremo il denaro un po' alla volta: era poi cosa | impossibile trovarlo in affitto. ||
[18] Nel mese venturo avremo qui in minie|ra la stazione dei carabinieri, quan|do si tratta di portare quassù i soldi | per la paga quindicinale ammon|tanti a circa 75000 £ arriva la | carrozza con 4 carabinieri e con una | quindicina di guardie della stessa | miniera senza notare le altre guar|die messe in perlustrazione | sulla via che viene da Arbus.
[19] Il Direttore raccontò a Cenzo | come fù che d'improvviso si decise | ad accettarlo: nel consiglio d'am|ministrazione il direttore lo avea | proposto, ma il S. Lambert ne | presentava un'altro, che era far|macista alla fonderia pertusola | ma riservandosi però di esaminarlo | ancora per poterlo giudicare | abile, non avendolo trovato tale | scrisse al S. Sanna dicendogli che | si rivolgesse ancora a Cenzo, inse|guito a Ciò il S Direttore telegrafò | al S. Preside. [20] Abbiamo ricevute le | cartoline il giornale, e il poliglotta | dei quali vi ringraziamo tanto. | Scriveteci presto e aggradite i più | affettuosi baci dai vostri aff. Figli ||

[21] Quassù siamo in piena montagna | dalla quale vediamo il mare distan|te circa ½ un'ora e ½ di carrozza. | Non abbiamo quindi nessuna possi|bilità da poter fare delle spedizioni | di frutta poiché fino ad'ora non | abbiamo visto che delle brutte ciliegie | provenienti anche quelle dai paesi | di Arbus, Guspini ecc, lontani più | di due ora di carrozza, vedremo col | tempo di spedire qualche cosa | recandoci ad Arbus. [22] Cenzo dovrà | fare delle buone camminate per re|carsi nei vari cantieri, onde prelevare i campioni, però non mancano | carrozze e birrocini sempre a dispo|sizione degli impiegati. Anche | qui c'è pericolo di prendere le febbri | non per l'aria cattiva, ma per le | punture di certe zanzare. Qui ab|biamo medico e medicine gratis | ma riguardo ai viveri non si potrà | risparmiare come si credeva perché | quassu non si danno a prezzi molto | bassi, il vino presempio lo si paga | 50 Cent.mi al litro.) [23] Baci alle | S. Zie)
Baci a tutti e doveri a Reverendi Parroci […]


Luogo di destinazione: Marmentino (BS)
Missiva autografa. Marmentino (BS), Archivio parrocchiale, Carteggio Zubani, b. 2, fasc. 72.
Lettera di fogli di carta bianca. In filigrana vi è nella prima pagina uno stemma, composto da un cono con la punta rivolta verso il basso, sormontato da una sezione di cilindro, mentre nella seconda pagina vi è la scritta «CHARTA REGIA AUSONIA». Inchiostro nero. Dal comma n. 15 scrive la moglie Teresa Pesenti. Dimensioni 18x11 cm.

Al comma n. 11, si parla della «cantina» della miniera, ossia dello spaccio aziendale: gli spacci aziendali o cantine «furono il dolore di molti. Essi erano distribuiti nei vari cantieri di levante e ponente e tutto il personale dipendeva dalla società. […] Le cantine vennero istituite ai primi del secolo. In questi empori si trovava di tutto: dai beni di prima necessità a quelli superflui, […] abiti, cappelli, pizzi, maglioni, scarpe per i più esigenti; merce arrivata dal continente per soddisfare le esigenze di chi poteva spendere. […] Il minatore però trovava in queste cantine le cause delle sue disgrazie economiche; non c'era concorrenza e i prezzi erano quelli. La società gli anticipava i soldi per l'acquisto dei beni di prima necessità per mezzo di buoni o con segnatura in un libretto e l'ammontare delle merci anticipate veniva dedotto alla fine del mese dal salario al momento della paga. L'operaio, che vedeva volatizzato gran parte del salario, odiava e provava rancore e rabbia per questa istituzione ma non poteva farne a meno: i paesi erano lontani, non rimaneva che acquistare in loco» (IRIDE PEIS CONCAS, Montevecchio, Editrice S'Alvure, Oristano 1991, p. 184).

Per quanto riguarda l'ospedale, menzionato al comma n. 12, è opportuno ricordare che in tutti i centri minerari funzionava un ospedale di proprietà della società mineraria. «Il servizio medico e le somministrazioni dei medicinali erano a carico della Società, che aveva anche un ospedale dotato di 17 letti, camera operatoria e gabinetto elettroterapico. Ad Ingurtosu furono fatti importanti studi per la prevenzione della silicosi» (EMANUELE CONCAS, SERGIO CAROLI, Le miniere di Gennamari ed Ingurtosu, Pezzini Editore, Viareggio 1994, p. 118, cfr. anche p. 22, dove si specifica che l'ospedale delle miniere di Ingurtosu è il primo nosocomio costruito in Sardegna).

Il servizio sanitario aziendale fu impegnato particolarmente contro malaria e malattie professionali. «Moltissimi sono i lavoratori affetti da bronco-pneumopatie professionali, da angianeurosi delle mani, da sordità dei rumori in conseguenza dell'alto grado di meccanizzazione dei lavori minerari. Nella storia dei ricoveri ospedalieri, per il suo aspetto tragico, va citata la triste parentesi della prima guerra mondiale, durante la quale si ammalarono di malaria, tifo addominale e broncopolmonite influenzale, epidemia denominata spagnola, moltissimi minatori e loro familiari, nonché un nutrito numero di prigionieri di guerra austriaci, boemi e croati. Tra questi molti perirono, mentre i più fortunati venivano dimessi ed avviati ai campi-prigionieri e da qui - non appena possibile - ai lavori di miniera» (I. PEIS CONCAS, Montevecchio, cit., p. 113).

La laveria di Nara Cauli - citata al comma n. 14 - fu istituita con un decreto prefettizio del 5 dicembre 1872, su questo primo nucleo «a partire dal 1899, anno in cui le miniere di Gennamari ed Ingurtosu furono acquistate dalla famiglia Brassey di Londra, fu incominciata la costruzione di una laveria meccanica con un investimento di 400.000 lire per trattare le blende del nuovo giacimento scoperto» in continuazione rettilinea del filone Montevecchio, che fu denominato filone Brassey in onore del Presidente della società Thomas Alnutt Visconte di Brassey. Si dice che seduto su un cumulo di minerale abbattuto pianse - commosso - alla visione della generosità del filone. Qui «si potevano trattare da 250 a 500 tonnellate di minerale per giornata di otto ore con un impegno di 450 HP e 160 operai, di cui buona parte donne e ragazzi. La laveria produceva quindi 35-40 t. di blenda al 50% in zinco e 15-20 t. di galena al 60-65% in piombo per giornata di lavoro. Annesso alla laveria si trovava un impianto per il trattamento magnetico dei mescolati blenda-siderite. […] Le avanzate tecniche di lavorazione del minerale furono conseguenza dei cospicui investimenti della famiglia Brassey. Il direttore Ing. Paul Audibert brevettò la tecnica di flottazione delle blende con oli vegetali risparmiando sull'uso di minerali» (E. CONCAS, S. CAROLI, Le miniere di Gennamari ed Ingurtosu, cit., pp. 82 e 84-86).