Carteggio Raffaele Viviani - Maria De Maio
(1940-1942)

Il carteggio Raffaele Viviani - Maria di Maio, dal quale si pubblicano 43 lettere autografe relative agli anni 1940, 1941 e 1942, finora inedito (salvo pochi brani riportati in alcuni contributi critici sull'autore) è conservato presso il Fondo privato Viviani custodito dal nipote di Raffaele, Giuliano Longone (figlio di Luciana Viviani) nella sua casa di Napoli, un tempo abitazione dell'autore. L'epistolario privato di Raffaele Viviani alla moglie Maria comprende circa 1700 lettere vergate nel corso degli anni 1926-1947 dall'autore e attore teatrale in tourné in Italia e all'estero (un folto gruppo di circa 220 lettere si riferisce alla tourné in America Latina del 1929).

Quelle qui pubblicate sono indirizzate da varie città italiane e nel 1942 anche dalla casa familiare di Napoli, perché la moglie si era trasferita con alcuni dei figli a Montebelluna a causa dei bombardamenti, dei quali alcune lettere ci restituiscono una cronaca toccante, spesso in presa diretta quando la scrittura si interrompe per gli allarmi aerei.

Gli argomenti privati (l'amore coniugale, gli affetti familiari, la gestione dei figli e del loro avvenire), si alternano con temi riguardanti l'arte di Viviani, le sue commedie, i suoi progetti, ma anche i problemi di natura amministrativa, l'organizzazione della compagnia, i rapporti con impresari, attori, con i funzionari del governo (per la distribuzione delle "piazze" e dei sovvenzionamenti che nel periodo fascista emargina, di fatto, il teatro dialettale); la moglie è l'attenta confidente di tutto ciò che riguarda l'uomo e l'artista Viviani, in virtù del legame profondo che li unisce ma anche del ruolo manageriale che Maria di Maio svolse nei primi anni del matrimonio, prima che il ruolo di madre le impedisse di seguire il marito nel suo girovagare.

In un solo caso si ha una lettera dattiloscritta, la n. 22 del 1942 (la formula di chiusura e la firma sono manoscritte). In alcune delle lettere è presente qualche poscritto indirizzato direttamente ai figli e in qualche lettera il poscritto o la prima parte sono di mano del figlio Vittorio (n. 4 del 1941, nn. 13, 14, 15, 26, 20 del 1942).

La trascrizione, condotta secondo criteri conservativi, mantiene tutti gli aspetti grafici degli originali; solo per la punteggiatura si è intervenuti interpretando (a seconda dei contesti) la distinzione tra punto fermo e virgola che lo scrivente indica con uno stesso segno grafico (il punto). Sottolineature o cassature particolari (doppia o tripla riga) non sono segnalate e i casi relativi sono stati tutti uniformati alle due tipologie.

Edizione a cura di: Paola Cantoni (trascrizione, codifica AITER)

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