3. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 16 agosto 1917

Maestà
[1] Dopo tanti dolori, e
sofferenze, ecco oggi, un altra
chiamata di 25 classi.
Questa è la pace, verso
l'autunno. Ma non coman
diamo più nulla sui
nostri figli? Chi li
ha messo al mondo, chi ha speso per educarli.
ecc… Ora una persona
qualunque dopo che ne
ha fatto uccidere uno
al fronte, un'altro ne
ha voluto in zona di
guerra, ora un terzo
dopo averlo riformato
due volte, lo vogliono an
che quello. L'unico confor
to rimasto in casa me
lo portano via.
[2] Ecco, la vittoria dell'In
tesa, che ha bisogno di
quelli con poca vista,
con l'ernia ecc…
Dopo chiameranno anche
a nonno. Maestà la
pace interna così fini
rà andremo a finire
in galera, ma ci faremo
sentire, chi sono le madri
d'Italia. Senza Trieste
viviamo lostesso. E non
finirà la guerra,
che qualche disertore, potrà
incontrarsi con il suo consorte
per vibrargli un colpo. per
ché ora e l'ora di farsela
finita si vergognino.
[3] Uccidere tanta gioventù,
per nulla solo per avansar
si, i migliardi di debiti
per mettere la nazione,
sotto controllo straniero.
Ecco il profitto.
Maestà le armi sono
in mano ai nostri figli,
e non ai gendarmi, come
la settimana rossa.
Andiamo avanti, e per
tenere la pace interna
si poteva fare a meno
chiamare costoro, perché
di qui si vede il bisogno
Le chiacchiere e le lusin
ghe dei giornalisti non
valgono. [4] Potevano almeno
lasciare a casa, quel rifor
mato che ha perduto
un fratello al fronte
ed un'altra in sona
di guerra, per non avvili
re le famiglie. almeno
si vedeva, da parte di un
sovrano, un cuore più ge
neroso, e gentile verso il
suo popolo, il quale, sostereb
be più il doloro, vedendo
il sovrano, con un po di
decaro.
Un gruppo di donne colpite
dal dolore. Vi salutiamo, e conceda ciò che si domanda almeno ||

A Sua Maestà Regina Elena
Ottima Consorte del nostro Re D'Italia
Roma


Missiva autografa.

(Fano 16.8.17 - S. di Valdieri 17.8.17) allegati: Min. Int. 17 settembre 1917; Pref. di Pesaro 2 ottobre 1917