26. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 8 aprile 1918

Sire
[1] sembra che la dura, ma
ben meritata lezione di Caporetto
non Vi basti; ne a Voi ne ai Vos
tri uomini di governo, o me
glio ai vostri e nostri padro
ni, e cercate di riceverne
un altra ancora più dura
e disastrosa; sì, i signori
di Montecitorio sono stati
e sono i responsabili di tutto
quanto è accaduto e starà
per accadere; essi col getta
re l'Italia in guerra, per
solo per far piacere alla
schifa Inghilterra, essi han
no ucciso l'Italia, essi
che dovevano guidarla nelle
viè del bene, l'hanno resa
schiava, e serva indegna,
ma il popolo si vendicherà,
egli sfogherà tutta la sua
giusta ira contro gli uomi
ni di Governo e contro Voi,
sì neppure Voi sarete rispar
miato;[2] Voi che non volevate
la guerra, ma che poi l'ave
te fatta e la fate perché a
vete avuto paura dei vostri
dominatori, e vi siete pre
stato a essere il loro burat
tino; si, che non è stato
il popolo italiano che ha
voluto la guerra, ma il
Governo, colla complicità
di poche centinaia di
migliaia d'imbecilli;
(cifra troppo irrisoria di
fronte a 36 milioni d'ita
liani) e hanno avuto la
sfacciataggine di dire che
il popolo italiano ha voluto
la guerra;[3] no, no, non
è assolutamente vero, so
no tutte falsità e menzo
gne ch'essi hanno lancia
to e lanciano ogni giorno
per togliersi da dosso il
putridume ch'essi hanno,
ma il popolo ormai sa
tutto, conosce i responsabili,
e sa che sono essi e su
di essi farà giustizia som
maria cominciando da
Sonnino vero e principale
assassino d'Italia; sap
piate che il nostro popolo
soffre la fame, e tanti
dolori morali l'oppri
mano, e tutti questi ma
li e questa fame la soffre
per causa della guerra e
vorreste ch'egli non si ven
dicasse?[4] Voi eri amato
dal vostro popolo fino
al 21 Maggio 1915 da quel
giorno né appresso il po
polo cominciò a odiarvi.
O non avete senno da
comprendere che la vostra
forza quantunque unita
a altri non è sufficente
a vincere i nemici? non
vi bastano ancora le prove
della vostra inferiorità? non
avete ancora compreso che
i vostri ministri sono tutti
teste di rapa? Non vi
basta ancora il numero di
giovani vite che avete sa
crificato a un vostro ca
priccio, a un ideale folle
e irrealizzabile? Il sangue
dei nostri cari figli e fra
telli grida vendetta con
tro di Voi e contro i ma
nigoldi di Montecitorio;
[5] ci vorrebbe sì che areo
plani ci volassero sopra
e gettassero tante bom
be da ridurlo un cumulo
di macerie (quando però
ci sono tutti riuniti) che
non uno si salvasse.
Nell'opinione generale
e che un altra Caporetto
sia per rinnovarsi per
ché i soldati non vogli
ono saperne più di guerra,
e Tu cosa pensi, re, tra
vicello? se si rinno
va davvero un altro di
sastro, allora poi sarai
costretto a andare a spas
so davvero! e quà do
mineranno i tedeschi,
almeno essi hanno da
to prove luminose, di
essere persone assai più
intelligenti di Voi e
dei vostri e nostri padr
oni.[6] Essi stupidamente
insistono nella guerra per
aggravare sempre più la
situazione, predicano al
popolo affamato e dolorante
la resistenza; perché? perché
lo schifoso Sonnino ci ha
venduto all'Inghilterra,
mani e piedi legati, sì
egli ha voluto la guerra
per fare il giuoco della
superba e testarda Albio
ne; ma la guerra non
fu e non è voluta dal
popolo ne dai soldati se Voi aveste
l'abilità di trasformarvi
in un atomo invisibile
e volteggiare in aria
e girare tanto è lunga
la fronte e fuori della
fronte e sentire ciò che
dicono i vostri soldati di
voi e della guerra, e con
che sentimenti s'accingono
a quali mezzi fidano arri
vare, o Voi inorridiresti,
e diresti:[7] come vincere con
tali sentimenti? o cessia
mo di far trucidare tan
te creature; e invece a Voi
si fa credere che i soldati
sono entusiasti della guerra
e che vogliono vincere, oh! ipo
crite menzogne! E poi caro Re avete a
fare i conti colle madri
e colle spose di tanti
infelici, cosa vi serberà
l'avvenire? cose orrende! ||

Omaggio.
A Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d'Italia
Zona di Guerra


Missiva autografa.

(Firenze 8.4.18 - Posta militare 9.4.18) allegati: Pref. di Firenze 20 giugno 1918