13. [Anonimo] a Elena di Savoia

[s.l.], ante 25 maggio 1916

Elena
[1] Devi dire al sanginario di Vitto
rio in vece di bandiere dello schifosissimo
tricolore che è stato messo per commemorare
il funereo compleanno che la sua orrenda
mano (senza tremare) firmò il flagello
di tanta bella e cara gioventù, doveva
lui stesso mettere ad ogni finestra ghir
lande di grisantemi. Ed annaffiarli ci
pensavano le sventurate madri e le dis
graziate sposoe con le sue addolorate
lacrime. Traditori dell'Austria!
Per l'ambizione del fangoso trono
avete mosso la sanginosa guerra alla
vostra alleata avete fatto strage
di tanti cari figli squarciato il cuore a
tante povere madri e facendole mori
re di dolore…
[2] E tu con qual diritto
ti prendi il nome santo di mamma?
Se il minimo sentimento di madre
albercava nelle tue vene avresti retto la
nefanda mano del carnefice Vittorio
io di essere italiano mi sento
rabbia e vergogna. E fino che una
bomba vostra nemica non avrà
sgretolato la pudrida reggia ester
pato a il caro principino non sarò
contento. Povere madri appena
dato alla luce con tante pene un
caro bambino temano che l'aria lo
guasti ancora puerpera. Per mangiare
un tozzo di pane è obbliga a prendere
il lavoro.[3] É felice ed orgogliosa lavora
presso la cara culla della sua unica spera
nza. Lo guarda col vero amore di madre
e dice: Caro figliomio… quando avrai
venti anni io sarò felice! Hai avuto la
sventura di perdere i babbo prima di ve
der la luce, ma io lavorerò faticherò
dovessi cadere anche ammalata mi
sacrificherò pe il tuo bene. Ormai ho
posto in te ogni speranza: e lavo
ra lavora soffre la fame lo stento
ma pure quasi ceca dal troppo lavo
rare dimentica tutte le sofferen
ze trascorse per ringraziare Dio
che dopo venti anni di patimenti
vede al suo fianco cesciuto col suo
sudore un figlio bello e buono che sa
ricompensarla di tutto ciò che
ha fatto per lui.[4] La madre superba
di possedere quel tesoro più volte
prega e dice: mio Dio sono felice
co mio… figlio salvatelo
da ogni male e da ogni pericolo
povara mamma! Prega Dio che
lo sarvi no sa che c'è un carni
voro di Re Merdoso per la sua tre
menda ambizione le strappa il
caro figlio dal cuore sensa pietà
di quella angosciata mamma e
lo manda al macello come bestia
velenosa. Prende i figli dell al
tri pe fare trionfare il suo
Bastardo!…
Poi la la spuderatezza
di farsi chiamare primo solda
to d'Italia! Quando si permet
te di passeggiare in un ricco auto
mobile. Molto lontano dal peri
colo pranzi sontuosi e dormire
sulle piume ecc. ecc.[5] Vigliacco carne
fice ambizioso vuol farsi dare un
nome che per nulla merita. I veri
primi soldati d Italia so quelli che
combattendo fra la neve pieni di
fastidio e la fame che l'indebolisce
e dopo tutto muoiano squarciati
per difendere la schifa corona.
É vero che i serpi velenosi dei
Re le dispiace di morire al fronte
e la carneficina guerra attuale
si permettano di vederla per
mezzo di cinematografo nelle sue
vastissime e lussuose sale facendo
divertire i suoi degni figli della
più raccappricciant carneficina…
Bella Elena! A Mestre aste
aveste un brutto saluto?
Mi dispiace che la bomba
nemica non fece giustizia non
che piombasse su te ma sui figli
tuoi per comprendere il dolore di una
madre.[6] Mi consolo che il vostro nemi
co sarà vittorioso e verra a sco
varvi. E il tuo principino che appena
veniste da Mestre lo stringeste
al seno con affetto. ti sarà strappa
to e trucidato in vostra presenza
allora con gioia griderò Viva l'Austria
che a saputo vendicare i martiri
distruzione a Casa Savoia, e digli
a quel finocchio pecoro del Re Pipino
che sappia soccorrere tante madri
che sono rimaste senza figli e
senza mariti. Non obbligarle a
stendere la mano, se avrà piace
re di godere la gioia della sua male
detta famigliaccia, e che il sangue
di tutti i poveri innocenti che per
causa sua è stato sparso che la ma
ledizione si propaghi fino alla 7ª
generazione, Scusa se la presente è
Sporca, è a paragone di casa
Savoia( [Savoia è sottolineata con una linea a forma di spada] ) ||

Sua Maestà Regina Elena
Roma


Missiva autografa.

(Pisa 25.5.16 - Roma 25.5.16) allegati: Pref. di Pisa 21 giugno 1916

testo scritto in stampatello