8. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

La Spezia(SV), 15 dicembre 1915

Spezia li 15 dicembre 1915
Maestà amatissima
[1] Voi siete il Re più buo
no, più intelligente dei Re
d'Europa, e che noi italiani
abbiamo la sorte d'avervi
a capo della nostra Nazio
ne. Non avete piacere che
il Vostro popolo abbia mo
tivo a lamentarsi del pro
prio governo, e che gli uo
mini che ne sono alla testa
sapiano a somministrare quel
la giustizia che ai poveri
ed a oneste famiglie occorre,
senza lusinghe di sorta-
I trasgressori, a cui dipende
il bene e il male, vorreste fos
sero severamente puniti, senza
ritardo, come il popolo di ciò
avrebbe bisogno.
[2] Ma a volte, anche a Voi o
nostro venerato capo, è impe
dito di fare tutto il bene di
giustizia che la divina coscienza
vi detta e siete forzato a mor
dervi la lingua solamente, co
me per vendicare il Vostro
amato popolo.
Tutto ciò, la gente che ragio
na della Vostra bella Italia,
sa, e il suo cuore è un cam
po in cui nasce continuamen
te amore e benevolenza per
il proprio Sovrano.
Questo bel popolo è degno an
che di Voi o Sire: Vuole che il
suo Re le sia un vero e sin
cero amico e difensore; che quan
do persone ingannano la buo
na fede del medesimo, rinuncian
do a quelle opere di civil cari
tà che il povero chiede: [3] ricorre
re al suo amatissimo Sovrano, il quale
protegge e difende.
Di questa brava gente se ne
trova anche qui in Spezia,
e in abbondanza, ove l'oro vol
gente rende tanti, padri e madri
poveri nell'impossibilità di dare
pane e minestra ai proprii
bimbini per vivere e crescere da
buon cittadini per la sua patria
La paga di un onesto ope
raio giornagliere più non basta
a sfamare quattro o più bin
bi in una misera famiglia
che deve pagare ottanta centesi
mi ogni giorno di affitto di
casa senza laltro appresso. Ogni
genere alimentare di prima nec
cessità ha un prezzo talmen
te alto che il povero è impos
sibilitato di comprare. [4] Cosichè,
ogni giorno la miseria spin
ge molte oneste madri di fa
miglia operaia a ricorrere e
chiedere, come opera di carità,
alle R. caserme di Marina, Ar
tiglieria, e Fanteria, gli avanzi
dei militari.
Queste poverete si dicono for
tunate quando trovano qual
che ufficiale umano e le fa
vorisce di entrare in caserma e
le fa dare un poco di minestra,
e qualche tozzo di pane degli
avanzi dei militari. Viceversa quan
trovano degli ufficiali che igno
rano totalmente la miseria e
l'umanità, e queste sono le più
volte o le succede spesso, se ne ri
tornano alle loro case sconsola
te e afflite, prive di quella ca
rità che esse desiderano, senten
si invocare dai loro teneri pic
cini il pane e la minestre che in
vano hanno atteso: [5] Cosa strana:
ci sono certi ufficiali che piu
tosto dare ai poveri gli avanzi,
gli fanno dai soldati buttare
nell'immondizio. Per sino i po
veri militari restano meravi
gliati di tale rozzo e incivile con
tegno dei loro superiori.
Quando poi non vengono
fatte tali impertinenze, detti
avanzi vengono venduti a degli
ingordi speculatori, per ingrassare
mandrie di maiali; alla presenza
di tutte queste madri che li desi
derano pei loro bimbi- Se queste
protestano vengono minacciate di
arresto e buttate fuori bruttalmente
se sono dentro in sala d'attesa
[6] Se ricevo altre lettere, sia da voi
altre che da altri, proibisco to
talmente vi sia più nulla da
to e permesso qui d'entrare, dis
se giorni sono a queste donne il
colonnello comandante attuale
Perfino della caserma Duca
degli Abruzzi R. Marina.
Il secondo aiutante Mag
giore poi sempre della stessa caser
ma, Libertini, come pure sarà
dello stesso legno il primo, è to
talmente contrario a questa
benevole quanto civile opera di
carità. Quando si trova in
caserma la presenza di questo
ufficiale, con una presenza
stessa e modi d'austriaco, nulla
viene dato ai poveri di detti
avanzi, e se qualcuno gli accen
na, i poveri in attesa, dice che
gli avanzi bisogno lasciarli ai
maiali. [7] Proprio come se fosse
pagato col denaro austriaco
per aggire in quel modo! e
può darsi anche! perché luo
no viene giudicato dalle pro
prie azioni- E mentre, o
buon Ré, proprio Voi inmper
sona combattete l'austria
co nemico a cotesti confini,
qui nella nostra bella patria,
qualche ufficialino di vecchia
data e con antiche manovre,
semina quel terribile disamo
ralizzamento fra la povera
ed onesta gente a interesse dell'
Austria, la nostra prima nemi
ca. Mentre il popolo fa mani
e piedi per aiutare il nostro
esercito: concorre a fiere e feste
di beneficienza a pro dell nostro
soldato, organizza commissio
ni per il pugno di lana onde
difendere dal freddo i nostri sol
dati; [8] Nei, .... nei depositi militari
interni, viene negato ai poveri
affamati i miseri avanzi alimentari dei no
stri soldati per venderli inve
ce a dell'ingordi speculatori che
hanno da ingrassare delle man
drie di porci.
Maestà:
Conciossiachè tutti nella nostra
bella Italia abbiano il sacro di
ritto di mangiare per vivere e
vincere sempre, la divina co
scienza Vostra sia quella di
dettare un decretto col quale
in Italia per tutto il tempo
della guerra, non siano più ven
duti gli avanzi dei nostri soldati
nei depositi e ne venga fatta
quell'opera di carità che i po
veri aspettano e reclamano
Il denaro ricavato da quella
vil vendita non può mai avere
il valore d'un opera si tanto
fatta bene. [9] Non si potrà
mai paragonare alla ricono
scenza che dovranno i soffragati
o beneficati al nostro Sovrano
e alla patria.
E mentre che il buon Monar
ca potrà disporre ad appagare
i suddetti desiderata; con tutto
amor patrio sia fatta la
Vittoria che attendiamo e vo
gliamo ad ogni costo; sia man
tenuta e conservata salute al
nostro Ré con la grandezza del
nostro paese. Sia pure benedetta
la sua sacra e venerata famiglia
con quel patrio amore e spontaneo
volere di tutti i buoni cittadini
Italiani.
E con la più alta vene
razione si professiamo.
Della venerata ed amata
Maestà di Vittorio Emanuele
III di Savoia e Ré d'Italia
Umilissimi ed ubbidientissimi Servitori
I padri e madri, che ogni giorno si
recano alla caserma della R. Marina e altre, per aver
i detti avanzi. ||

A Sua Maestà il Re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia
Zona di guerra
Fronte di battaglia Italia


Missiva autografa.

(Marinasco 15.12.15 - Spezia 15.12.15) allegati: Pref. di Genova 27 febbraio 1916