17. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 16 maggio 1916

Eccellenza
[1] Mi perdonerÓ se mi prendo
la libertÓ di questa mia narrazione, ma
sento propio che il mio cuore Italiano
non sa tener celato fra se anzi mi sembra
commettere un delitto a non manifestarlo
a Sua MaestÓ
Ricorder˛ sempre era la sera del cinque
maggio; la luna si disegnava appena
nel cielo mandando i suoi deboli raggi
nella grande vallata, rendendo la natura
affascinante cosi fra la semioscuritÓ
accompagnata dal cinquettare incessante
degli uccellini.
[2] Ed io ormai stanco del lungo viaggio fatto
in bicicletta avendo il mio sacco pieno di
capelli ed essendo molto lontano dal paese
scelsi colÓ un vecchio abituro di canna
per ricoverarmi per ripartire nelle prime ore
del mattino per rivendere la mia mercanzia.
Ebbene trovando molto soddisfacente il mio
ricovero m'addormentai placidamente contento
della buona conquista fatta del giorno;
[3] quando a tarda notte fui sveliato di
soprassalto da certe voci proprio vicino alla
mia capanna e dicevano andiamo qui dentro
un'altro rispose oh no li non vedi sembra
voglia cadere dagli anni che gli pesano, e
poi non ci stiamo Ŕ troppo meschino andiamo
in quello lÓ Ŕ pi¨ ampio e ci staremo
comodamente, e intanto andavano per quella
volta.
[4] Immagini Eccellenza da che sgomento
e curiositÓ fui preso, usci tremante dal
mio nascondilio, e visto che erano giÓ
entrati io pure mi diressi a quella volta
dietro ad una folta siepe per timore
d'essere scoperto, col cuore che pareva mi
scoppiasse in petto finalmente vi giunsi.
Suonava la una; mentre s'intese queste
parole: dunque siamo intesi? [5] se con la fine
di giugno non porranno termine a questo
orribile misfatto, a questo maccello di carne
umana la sua sentenza di morte Ŕ giÓ
firmata, prima al Re, poi suo figlio e
in seguito i suoi tutti i suoi Ministri
e s'intese ad una sola voce: lo giuro.
Ormai non abbiamo da temere, pi¨ di
mille li abbiamo dalla nostra, se un
colpo sarÓ fallito altri mille faran
vendetta, la nostra morte sarÓ certa e
sicura ma almeno vendicheremo i nostri
figli e fratelli l'innocente sangue Italiano
che dalle alte e rocciose montagne grida
vendetta.
[6] E se passasse un sol giorno oltre a quest'epoca
la nostra missione dev'essere eseguita
e quando i nostri signori Regnanti
ritorneranno dal fronte e presto o tardi
dalle nostre mani non scapperanno e di
nuovo s'intese: lo giuro.
E poi dopo tanti altri particolari si decisero
ad uscire sparpagliandosi per tutte le
parti, ed ebbi tempo di contarli erano dieci.
Ed io tutto in sudor pallido e tremante a
quell'uditorio mi recai al mio posto ma non
mi fu caso prender sonno, e da quel momento
non ebbi pi¨ pace non sapendo cosa fare,
e oggi poi mi sento il bisogno di far questo,
[7] trassi la mia penna stillografica per
sollevarmi da questo segreto che aggrava
il cuore.
Scusi del mal scritto si pu˛ immagi
nare un povero diavolo che erra per il mondo
tonne capelli, e poi la posizione in cui mi
trovo cosi in terra in una bella campagna
di questo paese che in lontananza
distinguo
la cupola del campanile. ||

Sua MaestÓ il Re Vittorio Emanuele III
Casa Savoia
(Preme)


Missiva autografa.

(Ceneselli (Rovigo) 16.5.16 - Roma 17.5.16) allegati: Pref. di Rovigo 18 giugno 1916