5. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

Milano (MI), 4 febbraio 1915

Milano 4 febbraio
[1] Permettete, Sire, che interpreti
con queste righe l'unanime
pensiero del partito dell'ordine
della metropoli Lombarda e che
a nome di cotesto partito vi dica
schiettamente: "Noi non vogliamo
la guerra
!" I nostri Padri hanno
combattuto un giorno contro l'Austria
ma hanno trovato opportuno di
stringer con essa un'alleanza che
procacciasse al nostro paese tran
quillità e sicurezza. [2] I nostri Padri
hanno fatto l'Italia ma i Figli loro
non devono disfarla! Solo ieri ci risolle
vavamo dai disagi passati ed oggi
ci vorrebbero slanciare in un caos
di incertezze impedendo all'Italia
di progredire nella vittoriosa via
della neutralità che sarà la
sua grandezza, ci vorrebbero spingere
in uno strascico, infinito di lotte
ed inimicizie…
[3] Se il vostro Governo sarà tanto
abile di procacciarci dei compensi
senza spargimento di sangue
tanto meglio ma non sdruc
ciolate troppo nel pericoloso gioco
della minaccia, non smettete nelle
vostre pagine di politica equilibrata
e serena il terribile mea-culpa
d'aver dato la guerra all'Italia e
la guerra colle alleate.
Non sacrificate un'ecatombe di vite
fiorenti per una piccola terra
irredenta![4] Per salvare quei fratelli
noi non dobbiamo esporci a perderne
il doppio, il triplo! Poiché voi lo sapete
meglio di noi che cosa significhi
una guerra nel Trentino, com'esso
sia imprendibile colle sue giogaie
fortificate e contro le quali non
serviranno truppe numerose e
fresche (non è questione di
numero di soldati) eppoi come se
non bastasse non s'impaurisce
il fantasma che s'erge là
dietro lo sfondo delle montagne
il fantasma della Germania
[5] Eppoi siete voi sicuro
che la maggioranza dei Trentini aspiri
realmente a diventar italiana?
oggi le piccole contesse S…
di Trento facevano in una scuola
di Torino delle palline tricolore
e le calpestavano, ieri un esercen
te vi diceva chiaramente che
preferisce l'Austria perché le
imposte vi sono meno alte…
Ah, no, mille volte no![6] Il sacro
egoismo per l'Italia rifulga nel
pensare ai suoi interessi e a
non trascinarla nell'immane
flagello indegno d'un popolo civile.
Roma insegni alle genti! Non
spargete il latin sangue gentile
per accontentare il misero numero
dei guerrafondai: essi vogliono la
guerra per la guerra, per soddisfare
le loro losche imprese![7] Oh, troverete
degli aspiranti alla guerra nello stato
maggiore, fra generali di cui non
oso dire il nome ma essi hanno
speso la loro vita a concretar
progetti di guerra e non vedono
l'ora di attuarli. Ieri (potrei sempre
far nomi) un generale predicava
la guerra eppoi s'informava del
l'indennità che gli spettava per
l'entrata in campagna.[8] Ma parlate
Agl'ufficiali, ai soldati e sentirete
quanto riesce loro ostica questa
guerra agl'ufficiali poi che hanno
a che fare con richiamati della
peggior specie con tenenti pro
mossi ieri. Sfatate una buona
volta quel pregiudizio sparso a
bella posta che se il Trentino
non sarà annesso all'Italia avremo la
rivoluzione…
[9] La faremo noi la rivoluzione se ci
trascinate alla guerra, noi, conserva
tori sudditi fedeli della monarchia
noi che siamo numerosi, numerosissi
mi ma che abbiamo il torto di
non scendere in pubblico a far
valere i nostri interessi…
Due guerrafondai che strillano sem
brano legione…
Noi conosciamo le aspirazioni del no
stro popolo lombardo: non vuole la
guerra la migliore colta società di
Milano, non la vuole il popolo e
notate il pregio altissimo di questo gri
do che parte da una città dove
un giorno più si esplicò la tirannia
austriaca ![10] non trascinateci in que
sta pericolosa avventura, non giocate
il patrimonio dei vostri figli, credendo
di migliorarlo…
Eppoi vi prego imponete una buona
volta silenzio al nostro foglio milane
se al Corriere. Tutti tutti qui
lo disapprovano ma nessuno ha voce
in capitolo: la nomina a Senatore
è stata davvero opportuna![11] Non è
più astuzia è una vergognosa
stucchevole litania contro l'Austria
e la Germania in tutte le salse
che ormai sappiamo a memoria.
Se è vero che è una burla intesa
per impaurir l'Austria guardate
di non esser burlati.
Un conservatore ||

A S.M. il Re Vittorio Emanuele III
Villa Ada
Roma


Missiva autografa.

(Milano 5.2.15 - Roma 6.2.15) allegati: Ispettore Generale presso la Real Casa 8 febbraio 1915; Min. Int. 10 febbraio 1915; Pref. di Milano 14 aprile 1915