28. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 26 maggio 1916

Sire.
[1] É già da un anno che la guerra
arde incesantemente, e non vi è
nessun principio di pace.
O tre fatelli sotto alle
armi ed è da undici mesi che
si trovano al fronte. Le prime
sue lettere che mandavano
erano tutte di conforto per noi,
veceversa ora quando si legge le
sue lettere non si fa altro
che piangiere. Uno dice che
è stanchissimo, l'altro non ne
può più e l'altro dice che è
meglio la morte piuttosto che
essere al fronte in questi giorni.
[2] Maestà, Ella che e Padre di
famiglia conoscerà l'amore di
un genitore verso un suo figlio,
e ne intenderà anche il dolore
che può provare un genitore senten
do un suo figlio che si augura
la morte, perché stanco della
vita. Se cuesto non basta, per
commuovere il cuor Vostro bisognerebbe
che sentisse tante volte le voci
di banbini della più tenera età
che chiamano suo padre e tante
volte piangono per la fame.
[3] Si per la fame!
Come può fare una donna
mantener se e 3 o 4 figliuoli con
quel misero sussidio che gli danno
al modo che ora è aumentata la
roba? Come fare addunque,
se questa guerra esistesse ancora una
buona quantità di tempo?
Si Commuova addunque il cuore
Vostro su queste mie misere
parole, ed interceda a noi la
pace tanto sopirata.
Avrei tante cose da descriverle
ma non so spiegarmi perché
troppo poco tenuto ebbi di cuola
e tenera è la mia età.
[4] Agradisca intanto i miei osequi
e su anticipo i miei più
sensibili ringraziamenti se esaudirà
le mie preci, Se non per me,
almino per tanti banbini
inocenti ed anche per compasione
di quei giovani che nel fior della
gioventù sacrificano la sua
vita sul campo di Battaglia.
[5] Non oso a sottoscrivermi ma
le assicuro di avere solo 14
anni e sapendo che i mei
poveri fratelli si trovano negli
ultimi estremi di sua vita
io mi rivolgo a Lei speranziosa
di essere esaudita.
Compatisca la calligrafia, gli
errori la poca gentilezza che
oso, ma non posso fare di
più essendo pochissima istruita.
Ho se almeno queste mie
misere parole vallerebero di comuovere
il Vostro cuore chissà qual contento
ne proverei.
Spero di sì. ||

A Sua Sacra Maestà Vittorio Emanuele III Re d'Italia
Roma
(Preme tanto)


Missiva autografa.

(Villa-(?) (Pavia) 25.. - Roma 26.5.16) allegati: Min. Real Casa 8 giugno 1916