25. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 17 maggio 1916

Maestà
[1] É proprio l'ingiustizia che mi spince a scrivere queste
parole di lagnanza, ed ho ragione
di lamentarmi.
Si dice che i nostri figli soldati (per forzacomandati)
vanno adifendere la Patria, ma parmi che la Patria è so
lamente per i cani grossi. Per i poveri veri soldati ammogliati
non hanno da guadagnare che la perdita irriparabile dei loro
cari.
E ciò lo dico perché è una vera ingiustizia ripeto, quella di
vedere tutti quei soprasoldi ed indennità di entrata in cam
pagna per gli ufficiali ed ai poveri soldati una misera ricompenza.
[2] Anche ai sottoufficiali si corrispondono anche lire due giornaliera
per indennità di residenza, sottufficiali ammogliati, ma ai solda
ti ammogliati (i quali hanno più bisogno e sono carichi di figli?)
cosa corrisponda la Patria?
Lo dico schiettamente… la vita e la perdita e l'abbandono nella mi
seria dei propri figli e la propria moglie.
[3] Sarebbe cosa più decorosa corrispondere qualche cosa anche a tutti
i militari ammogliati richiamati di qualunque arma, così anche le moglie
dei richiamati potrebbero somministrare un pezzo di pane ai poveri fi
glioli e non lasciare riempire solamente le tasche degli ufficiali
e sottufficiali.
Spero che la Magnanimità di Vostra Maestà vorrà essere tanto carita
tevole nell'aiutare le moglie dei richiamati.
Con tutta umiltà una moglie d'un richiamato ||

Missiva dattiloscritta.

allegati: Pref. di Milano 17 maggio 1916