2. [Anonimo] a Regina Elena di Savoia

[s.l.], ante 22 aprile 1916

Sovrana!
[1] Mi rivolgo alla mia Augusta Sovrana
affinché voglia in questa solenne circostanza,
allietare tante e tante giovani che le condizioni attuali
della Patria rendono oltremodo infelici.
In quest'ora tutti gli italiani, specialmente gli uomini,
hanno un grande dovere da compiere. Tutti devono prestare
il contributo delle loro forze per raggiungere l'Ideale della
Patria. Taluni sono già partiti, altri partono, altri
partiranno al fronte. Fra questi tali ci saranno
carabinieri, ci saranno agenti di custodia. Anche questi
partiranno per compiere il loro dovere, ma non partiranno
con le stesse condizioni d'animo con cui partono i
giovanetti, i borghesi in genere, [2] Loro, i borghesi nella
certezza di partire al fronte hanno potuto sistemare tante
e tante questioni, non trascurando quelle d'indole
finanziaria e amorosa.
E in seguito al matrimonio conseguito tanti bimbi sono
stati legittimati dinanzi alla legge e al mondo; in seguito
a questi matrimoni tante giovanette pur mantenendosi
oneste hanno potuto partecipare del patrimonio del fidanzato
per ogni possibile evento.
Non cosi capita alle findanzate dei già militari prima
della guerra. Tanti sono i bimbi, i ragazzetti nati dall'amore
di due che da un regolamento sono proibiti di consacrare
col matrimonio la loro unione. [3] Tante sono le fidanzate
oneste alle quali un regolamento proibisce di unirsi col
matrimonio, all'essere amato.
Quante conseguenze, da questo stato di cose! Quanti casi dolorosi!
Quante giovani, sole, orfane, povere, ma che pur si mantengono
forti e vogliono mantenere illibato il loro decoro fino al
giorno che Dio permetterà il congedo dei loro fidanzati.
Ma mentre prima le cose camminavan per un
verso, ora camminan per un altro; e mentre prima
c'era la rassegnazione attendendo il giorno beato del
congedo, or tutto è cambiato. Arriva il giorno del
congedo, per molti, ma le circostanze attuali non lo
permetteno, e cosi passa il tempo e con esso chissà
quante occasioni si presenteranno! Arriverà il
giorno tanto atteso? [4] Ma!… Dio lo saprà… Quante
occasioni si presenteranno e forse il giorno tanto
atteso non arriverà mai e un colpo fatale sarà
lo sfacelo delle speranze, dei sogni intessuti!
Maestà! Non voglio con questo scritto contristare
il Suo Cuore tanto nobile e provato dal dolore.
Il dovere di cittadino ha spinto anche il nostro Sovrano
ad allontanarsi dai suoi bimbi e dalla Sua Adorata
Consorte. Lo strazio è grande, quantunque ci sia
molta rassegnazione! Ma se è grande per le donne
sposate, in questo momento è ugualmente grande
per le findanzate che hanno perduti i loro migliori
anni un un amore sincero attendendo ansiose il
giorno del congedo dei loro cari, ma che le circostanze
attuali ostacolano.
Io sono una delle tante fidanzate che hanno provato una
disillusione. [5] É giunto il giorno del congedo del mio fidanzato
già carabiniere con undici anni di servizio, ma
perché è giunto? A che valse l'aver comprato e mobiliato
la casa e preparato tutto per le nozze? Il pensiero
del certissimo richiamo ha fatto metter la nuova firma
al mio fidanzato, per tre anni. Qual disillusione! Quante cose
da sistemare!
Disillusa, sconfortata sento maggiormente il mio dolore
in quest'ora che le campane annunciano: Gloria.
E mi rivolgo alla Bontà, alla carità della nostra Regina
affinché voglia consacrare questa Pasqua con un atto
nobile. Io chiedo che venga concesso a tutti i militari cara
binieri, agenti ecc. magari non graduati il permesso di sposare.
[6] Suonano le campane e mentre annunciano gloria, per me
sola, orfana di padre, con tutti i fratelli lontani da casa,
col mio fidanzato anch'egli lontano suonano tristezza,
sfortuna.
Io mi rivolgo alla nostra Regina e imploro questa grazia
e spero che venga concessa.
Non chiedo nessuna concessione, non alloggio gratis nelle
caserme, non sussidi di sorta, niente per parte mia
io chiedo. Chiedo solo il permesso di sposare e venga fatta
questa concessione a patto di non pretenderer sussidi, niente
proprio niente. Deh! [7] Maestà Si muova a compassione del
mio stato e di quello di tante altre fidanzate italiane che non hanno
ancora i loro cari al fronte, Chiedo solo che sia concesso
semplicemente il permesso di sposare. Le mie preghiere
siano ascoltate. Molti saranno i militari che non profiteranno
di questa concessione ma ce ne saranno altri che imploreranno
mille benedizioni, ogni bene sulla nostra stimata
Regina.
Io spero che mi sia concessa questa grazia che imploro.
Riconosco che ho un po' di ardire nel rivolgermi alla
Nostra Sovrana e questo appunto mi fa provare
vergogna e non oso firmarmi: Ma se Detta concessione
mi vien fatta spedirò alla nostra Regina la mia
la mia fotografia e quella del mio fidanzato
in segno di eterna riconoscenza. ||

A Sua Altezza Reale La Regina Elena
Roma


Missiva autografa.

(Cagliari 22.4.16 - Roma 24.4.16) allegati: Min. Real Casa 28 aprile 1916