1. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], marzo 1916

Dalla Sardegna- Marzo 1916
[1] La Guerra- Dannose propalazioni-
Gravi timori e modo di prevenire le
conseguenze- Avvilimento della popolazione.
Modo di sollevare il morale-
All'Augusta Maestà il Re Vittorio E. III
Salute e Prosperità.
Sire,
La guerra, questa Dea infernale
provocata da un'eccessiva fiumana di
barbari invasori con ogni sorta di degra
dazione, terrorizza certamente il mondo
intiero, che quasi non sa darsi ragione
di se stesso e non crede ad una pace
prossima o ad un avvenire equilibrato.
Ci affrettiamo esporre parecchie
circostanze, che forse sono la causa mag
giore dei nostri modesti accenni:
[2] Il male gravissimo, lo sgomen
to e la perdita quasi di fiducia dell'oggi, si
devono riscontrare nelle continue orrende
propalazioni, che hanno luogo per
l'imprudenza di militari, d'ogni grado,
che vengono in licenza: Dessi ci raccontano:
che mentre il Governo ha potuto, con encomia
bile saviezza, ottimamente equipaggiare le
truppe combattenti, provvedendole, fino al lusso,
d'ogni cosa, si deplora il massimo disordi
ne nell'azione delle medesime, massime
negli assalti, perché molti uffi.li Maggiori,
Capitani, tenenti e sott.ten., vinti dalla paura,
o fuggono o si tengono dietro le quinte…!
[3] Lanciano cosi i poveri soldati in balia a
se stessi, alla disperazione ed al macello, sen
za alcun profitto…! Il vettovagliamento non
viene curato e d'ordinario abbandonato e
lasciato perdere, e non già per le sole sor
prese del nemico, ma per l'incuria asso
luta di chi ne ha la consegna, e per la
gran paura che assale e che sbigottisce.
Uno spreco poi di tutto, su tutto, senza utile
alcuno, senza che finora siasi posto ripa
ro- Nelle ore di calma, parimenti, si fa ra
ro un superiore e la disciplina è in
possesso alla discrezione di qualche Ser
gente, che deve pur'esso piegare le ali
al volere della truppa, oramai viziata…!
[4] Si racconta che i forti di Gorizia siano
imprendibili e che l'Italia ha ben poco progre
dito dal punto, ove incontrò le resistenze del
nemico, il quale essendo più forte e più
organizzato di noi, non ci lascia più avan
zare di un passo. Per queste gravi circostan
ze, essi dicono: "noi non potremo mai ripor
tare alcuna vittoria, almeno ché la Divina
Provvidenza non vi pensi"- D'alcuni mi
litari giunti dalla Libia si aumentano le
tristi notizie e si accresce la desolazione: Si dice che noi vi abbiamo, negli ultimi tem
pi, abbandonato importantissimi posizioni
e quantità straordinaria di armi e muni
zioni e ci hanno fugato fino quasi al
mare prendendone un numero impressio
nante di prigionieri. [5] Che colà si soffre
ogni male e si mena una vita raminga,
non solo dai militari ma ache dai cittadini
Tutto questo cumulo di propalazioni, mas
sime dalle fonti che provengono, hanno cre
dito indiscutibile e producono penosa im
pressione…
Occorre pertanto porre imme
diato rimedio: Anzitutto una Superiore
inchiesta sul campo di combattimento e
far tenere una rigorosa e provvida Ammine
sui viveri, sul vestiario come sulle armi
e munizioni- Tenere a bada gli uff.li
subalterni che comandano le truppe all'assal
to affinché diano esempio, mantenendo
il coraggio e il decoro delle armi Ita
liane. Scartare assolutamente gli inetti,
sia quegli che non abbiano sufficiente pra
tica militare, come i decrepiti che non
abbiano forze morali e materiali-
[6] Invece di mandare al fronte un numero
straordinario di ufficialetti tolti dalle Uni
versità, i quali, non avendo pratica si
lasciano vincere dalla paura, richiamare
tutti gli Ufficiali fino ai cinquant'anni,
che si trovano in disturbati nelle proprie
case senza far nulla, i quali avrebbe
ro maggiori cognizioni e si fa
rebbero ubbidire e rispettare di più-
I militari poi d'ogni grado dovreb
bero subire severe ammonizioni circa
il contegno riservato, che devono avere
intorno alle notizie della guerra e alle
proprie manifestazioni, giudizi,
apprezzamenti ecc…
E a sua volta la pubblica Sicurezza preve
nuta, di vigilare e di avvertire i soldati in
licenza affinché non propalino o facciano com
menti inopportuni che possano germinare
falsi allarmi- [7] Punire poi gli ostinati…
Ma intanto occorre pure sollevare
il morale delle popolazioni oramai de
presse, e che abbisognano soprattutto di pa
ne e di braccia. Né sarebbe fuori di
proposito, anzi si ritiene indispensabile,
una ben regolata e larga amnistia od
equivalente indulto, anche fino a dieci
anni, per tutti quei reati commessi
e che non portino una pena maggiore,
escludendo da questo benefizio tutte quelle
persone che ebbero a subire precedenti
infamanti condanne, che furono di
cattiva condotta o siano pericolose
al consorzio umano- Così, mentre
si farebbe una lezione morale ai
veri delinquenti, si metterebbe tanta
gente in libertà e si avrebbe, nei
giovani un buon contingente di
militari alla patria e per la terra
un buon contingente di lavoratori.
[8] Con queste nuovi atti magnanimi o
Sire, della V. M. e con altri provvedimenti
che meglio di noi saranno reputati dal
caso, tutta la popolazione italiana
sarà sollevata ben presto, moralmente
e materialmente, togliendo così quella
funesta impressione nelle quale è
penosamente avvolta-
Noi devoti sinceri della Casa Sabauda,
ci permettiamo di comunicare direttamente
al nostro Augusto Re queste righe coi
nostri modesti avvisi, che se attendibili, sa
ranno un bene indiscusso e provvedenzia
le, del quale tutta l'Italia ne porterà
gran bene-
Domandiamo dalla Clemenza
di V.M. compatimento se noi fossimo
intempestivi od imprudenti.
Colla massima devozione
e largo omaggio
Di V.M. Augusta
La Sardegna ||

A Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III
Roma


Missiva autografa.

(Fordongianus (Cagliari) 19.3.16) allegati:(?)