9. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], 1 dicembre 1915

Maesta
[1] Gli onesti cittadini si lagnano
fortemente impressionati che tutti i capi
mafiosi di Sicilia, che sono sotto le
armi, specie delle Provincie Mes
sina, Palermo, Girgenti, Calta
nisetta e la bella Catania sede
della tassa che i proprietarii di
bestiame pagano agli abigigatarii
per non essere rubati loro il mede
simo, o tutto o imparte, sono tutti
a casa con licenza chi di sei mesi
chi di più e chi di un anno, men
tre la maggior parte degli onesti mi
litari si trovano al fronte senza po
terne ottonere neppure un solo giorno
anche in casi gravissimi. Che Le
ne pare a Sua Maestà?
[2] Che ciò sia segno di grave querenda,
non occorrono conventi, ma solo prove
dimenti energici per togliere i maliu
mori che si aumentono negli onesti citta
dini. La protezione che trovano ancora
i detti mafiosi, è evidente nelle attua
li circostanze, in cui ci è tanto biso
gno di uomini, onde difendere la Patria.
[3] Protezione che è oggetto di continue
conversazioni e nelle piazze e nelle
vie e nelle officine; insomma è la fa
vola del volgo; e così il male umore
negli onesti cittadini va aumentando
si ed accentuandosi.
Occorrono quindi onesti ed energici fun
zionarii a rilevare i sopra esposti fat
ti compiuti e a curare il marcio che
sta ammorbando tutta quanta quest'Iso
la di Sicilia
1º dicembre 1915
N.N. |

A Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d'Italia
Roma


Missiva autografa.

(Catania 5.12.15 - Roma 8.12.15) allegati: Pref. di Catania 30 gennaio 1916