32. [Anonimo] a Orlando, Vittorio Emanuele

[s.l.], 6 luglio 1917

Eccellenza- il Ministro dell'Interno
Roma
[1] Avendo io avuto occassione di parlare con alcuni compo
nenti un numeroso Sodalizio agricolo, mi risulta quanto segue:
Essi si lamentavano gravamente contro l'attuale Governo
Italiano non per la guerra in corso, ma sibbene per quella
interna che è peggiore a quella del fronte, perché que
sta è per difesa della patria e quindi pel futuro bene
dei posteri, mentre quella interna è per abbattere il
Governo e gli uomini da bene che vivono di onesto la
voro- e dicevano bene, perché i poveri vecchi padri
e tutti gli storpii rimasti soli senza dei propri figli,
devono forzosamente abbracciare tutti i lavori agricoli.
[2] E quì soggiungevano dicendo: Lasciamo che il Gover
no vuole percepire sui prodotti dei nostri lavori e sul
le nostre industrie, sia tutto benedetto perché lo fa per so
stenere lesercito militare, composto dei nostri figli, ma
perché non provvedere, e quanto prima, all'insopportabi
le condotta dell'alta mafia siciliana la quale come
se fosse autorizzata dal Governo non lascia in pace nessuna
famiglia da bene molestando tutti coi loro furti cogli
assassinii colle rapine, coi danneggiamenti O altre delin
guenze nelle aperte campagne- [3] A questo punto uno di
quei componenti agricoli rispose: Dite bene compare, e guai
se parlate e non li contentate su tutto ciò che vogliano- Guai
a chi si ricusa su ciò che domandono e guai a chi li denun
zia alla Giustizia: se vedete loro commettere qualsiasi delitto,
anche in pubblica piazza, nessuno parla, nessun la fa da testimo
ne altrimenti ci va di mezzo la vita.
Si si caro compare, soggiune un altro, dite benissimo
perché la Giustizia non li condanna senza di prove chiare, anzi
li assolve chi per non provata reità, e chi per insussistenza
di reato, anzi punisce gli oppressi da furti da assassinii
da danneggiamento ed altro qualsiasi delitto, perché son
creduti solamente i malviventi; [4] essi trovano testimoni a loro
talento, a chi vogliono e quanti ne vogliono, sia fuor del pro
prio partito e sia fuor del medesimo: Non così per l'onesto
cittadino, a costui anche quando gli levano dalle mani la pro
pia mula, o altro oggetto in mezzo alla piazzia egli non
è creduto né trova testimoni in sua difesa, perché di lui
non teme nessuno. Veramente è così ripigliò un altro, è la
legge mala ammistrata che protegge i malfattori; pare sia
no tutti una cosa con essa; [5] ma il Governo fa malissimo
a non provvedervi, esso dorme e quelli vegliano a danno
di lui e a danno dei poveri campagnuoli e degli onesti proprieta
ri, e non solo fa male pe non provvedere agli anzidetti
misfatti, ma massime che se non provvede succederà la rivolu
zione perché stanno lavorando onde mettere in libertà tutti i
disaertori ed ilatitanti per mezzo della stessa rivoluzione.
É proprio così risponde un altro: tutti i brutti ceffi s'insinua
no a tutti sia nei paei che nelle campagne dicendo che la
rivoluzione è neccessaria per finire la guerra altrimenti po
veri figli vostri non torneranno più in patria!
Oh quanto è sciocca e maligna questa brutta gente, rispose
l'altro: [6] Ci dobbiamo contentare di mille guerre e non di una
sola ora di rivoluzione, La quale sarebbe molto dannosa e
sfregiante, e protrebbe dar luogo ad entrare in Italia la
disonesta Germania, o l'Autria.
Questo solo dite voi compare? questi malfattori ci riusciranno se il
Governo non ci penserà a tempo. Ma che potrebbe fare il
povero Governo? Oh il Governo à le braccia lunghe. Egli
potrebbe mandare tutti i sospetti a farli lavorare in qualche
lontano esilio: del resto il loro allontanamento sarebbe utile alla
agricoltura alla pastorizia ed a qualsiasi ceto di uomini onesti.
Ma compare risponde un altro: [7] Non so se sia il diavolo o altri
che proteggi guesti malfattori: difatti non vedete che né essi
né i loro figli fanno i soldati né sono al fronte: É possibi
le che abbiano tutti l'ernia? Qui la mancanza sarà daei medi
ci che prima di visitare le persone di tali genti, invece si
restano alla sola visita dei portafogli- Difatti a chi fanno
abili? se non i più fessa e tutti gli uomini da bene, cioè
i nostri poveri figli- E qui parla un altro socio agricolo
e dice: [8] Compare il Governo fa male agevolare questa razza
di lupi rapaci che si preparono a divorare le pecorelle e
il loro pastore. Chi prima non pensa in ultimo sospira
Chi accarezza la vipera in seno, o presto, o tardi ne gusta il
veleno.
Io esponente facendo riflessione al naturale parlare di
quei poveri campagnuoli, mi sono fortemente improssionata,
ed è perciò che in omaggio del Governo e della gente onesta,
mi permetto di comunicarle quando sopra, tacendo il mio
nome per tema che si potessi smarrire la presente e
ne venissero a conoscenza i malfattori, di cui si parla. ||

Missiva autografa.

allegati: Pref. di Messina 6 luglio 1917