26. [Anonimo] a Regina Elena di Savoia

[s.l.], ante 8 ottobre 1916

Castell-re
Gentilissima Sigra Regina
[1] Primo che il nostro Re si
metteva inguerra doveva
andare a impararsi meglio
nei tempi più antichi vi
era un uso che se le madri
avevano 4 figli il Re se ni prende
va due se ni aveva due se ni pren
deva uno e le sventurati madri
che ne avevano uno ce lo lascia
vano, oggi non ci fu questo una
povera madre ne a quattro si
li piglia tutti due tre morti
laltro ferito e se lo tengono e
la povera madre immezzo li quattro
mura che piange li poveri sven
turati figli che vanno a la morte
innoccente, [2] il nostro Re
non vedi li tradimenti che
ci fanno li stessi nostri ita
liani si mettono in allegan
za con laustriaci per lano
re di soldi tradiscono il
proprio sangue, ci fu un
soldato di sferracavallo che
ci mandò a la moglie 14
mila lire perché feci unin
ganno allitalia e laustria
ci le danno soldi il nostro
Re la saputo e diceva di
darle la fucilazione, e per
pietà non li feci fucilare
[3] e se il Re nostro facessi un esem
pio non si avanzassero
nessuno in fare inganni il
nostro Re chiudi lochi emen
tre lo tradiscono li stessi Ita
liani, ci sono donne sicilia
ni sposati con austriachi
e questi fanno pure inganni
ce Sindaco Fontano del Monte che
abita al Monte vicino Tra
pani che ci manda la ben
zina a gli austriachi, e
fanno morire le figlie di
madri che muorino ingue
ra chi sfissiati con la puzza
del veleno che buttano di
qua e di là, e che si può
sopportare, [4] ci vuole una
rivoluzione di ammazzare
a tutti li testi grossi e ve
diamo si finisse la guerra
primo ci volessi un colpo di
cannone a la camera
perché li fu il consiglio di
la guerra, non se ne può più
stammo restando le vittimi
per strada, se sua Reale
maestà avessi uccisi le
figlie quale dolore aveai al
cuore considera le povere
matri di famiglia avere la
casa piena di figli, oggi nem
meno ci ne resta uno, averli
uccisi innoccenti, dice si
deve morire, ma quando mo
rino a casa Iddio le vuole
la madri avi meno dispia
cero meno pena, ma questa
guerra fu traggeria per lin
noccenti e non ce conforto
una madre resta addolorata
triste per sempre non si può
sopportare tale pena
[5] Faremo preghiere a Dio ora
bisogna pregare al nostro
Re di fare una pace, il
nostro Re deve essere tiranno
pure come laustriaci, non
appena vedi linganno che
ci fanno, ci dassi la fucil
zione, e vediamo se lo vi faces
sero più inganni il nostro
Re e buono il cuore la
deboli ma li sagrifici
che li fanno finta che non
li vedi, mi devi perdo
nare se le mandai questa
lettera lamori dei figli
fa fare altro che questo
non se ne può più di pregare
a Dio, ora si prega al nostro
Re
che siamo stanchi di questa
guerra, non ce acqua per
levare la fiamma che è nel
cuore dei poveri madre
desidero di essere perdonata
e mi credi una madre
adoloratissima per la
perdita di tanti figlie. ||

Missiva autografa.

allegati: Pref. di Trapani 8 ottobre 1916.