11. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 15 febbraio 1916

Al nostro Sovrano Re [1] vengo apregarlo una miserabile
persona quindi di domandarci grazia gettandomi ai suoi
piedi e vogliamo grazia concessa per tutto il popolo di fare
una pace in più breve che sia che non possiamo più
sopportare queste amarezze ai nostri cuore tutti gli puove
re, uomini partiti in facci alle palle ed al nemico e
quando sangue si trova spraggito di tanti poveri Giovi
notti, crede il cuore dei poveri famigli non vedendoli più
ne morti ne vivi [2] grazia domandiamo So maestà per
l'amore, tanto che porta ai figli suoi così deve considerari
i loro mammi che anno i cari figli al fronte in facci
al nemico così i loro figlioli che restiamo senza padre per
andare a difendere la nostra cara patria ora ma sta per fare
un'anno di combattimente e potrebbe cessare e fare una
pace di tramezzare persone e fare una accordazione in
breve, [3] e pregandolo di invitare tutto il popolo a qualunque
sia, interesso abastasi che si fa una pace che per lamore di
riescere, una pace faremo qualunque sacrificio che darà
ordine il nostro Sovrano infine resto apregarlo con tutto il
cuore e prego di congedere questa preghiera al più presto che sia
possibbile penzando quando e quanti poveri ragazzi son
caduti in campo di battaglia per lamore della patria
resto con'essere come una figlia sua che lo
prega fervorosamente di fare una pace e mandare
via tutti i richiamati specialmente i padri di famiglia ||

Al Nostro Sovran Re non so come si chiama di nome caminando questa lettera per palazzo, Reale di Roma non so come si chiama il nostro Re che sono un bambino che mando questa letterina per lamore del mio babbo


Missiva autografa.

(Castelvetrano (Trapani) 15.2.16 - Roma 17.2.16) allegati: Min. Real Casa 3 marzo 1916

la frase: non so come si chiama il nostro Re che sono un bambino che mando questa letterina per lamore del mio babbo è scritta sul davanti