10. [Anonimo] a Regina Elena di Savoia

[s.l.], ante 15 gennaio 1916

Maestà Regina Elena D'Italia
[1] Il vostro augusto consorte che si trova in tanti
patimenti e trepidazione per la grandezza della
Patria, e mentre consuma la sua gioventù,
vi sono pure dei traditori che lo vendono alla
Germania e all' Ustria per mezzo dei biglietti
di mille franchi. Sono Capitani, Tenenti, Mara
scialli, dell'Esercito Italiano, che si vendono la
Patria facendo riformare giovani abile per la
difesa della Patria, facendo aquistare delle sciami
intieri di licenza, e riempire ospedali di gioven
tù florida, facendo pervenire alla Nazione
uniche vitto e materiale per fabricare munizio
ne, facendo insomma tutte i tradimenti possi
boli… [2] Sul fronte migliona e migliona
di figli scannati come agnelli condotti
al macello fanno sprigionare dei petti dei geni
tori pianti urli senza fine. I cuori trapassa
ti dei più crudi dolori levano alto il grido
alla vostra Maestà, di mettere ben presto
riparo per questi traditori Mentre la mol
titudine, e inmersa in un oceano di ang
oscie e tragerie, una porzione di popolo Ita
liano gode ammasando denaro e divertendo
si. [3] Non e giustizia che regna nella
vostra Nazione, ma invece è una tirannia.
Mentre, il vostro consorte si sforza per ripor
tare Vittoria, vi sono quelli che stanno intorno
a Lui che gli preparono la sconfitta. Lui cerca
di vincere e loro gli preparono la perdita.
Pensate Maestà che come il cuor vostro brucia
per l'amore del vostro unico figlio, cosi brucia il
cuor nostro pei nostri figli scannati sul fronte
e pei quelli che ancora sofrono combattono e
muoio aghiacciati e in mezzo atanti pati
menti e spaventi. [4] Cercati di ristituire
quei figli che ancora rimangono, di ritornare
la consolazione alle famiglie derelitte,
se no si penza altrimenti. Fate fare una buo
na ricerca per tutta l'Italia e specialmente
per la Sicilia e trovate a quelli che spediscono
zolfo e ogni genere per munizione per la Germa
nia. Levate i stipendi a tutti gratuati che sono
fuori della zona di guerra, e date soccorso dei loro
figli penando nella più squallita miseria. ||

A Sua Maestà Regina Elena D'Italia
Mani proprie
Roma


Missiva autografa.

(Palermo 1516.1.1916 - Roma 20.1.16) allegati: Pref. di Palermo 22 febbraio 1916