1. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], 29 gennaio 1914

Sire!
[1] Non avrei voluto indirizzarle
la presente nel timore di rendermi seccan
te, ma l'amore e la devozione che nutro
per la Casa Sabauda e per la Nazione
mi obbligano scrivere per l'ultima volta,
e ciò perché anche obbligato moralmente
giusta quello che si vede svolgere nella
Nazione.
L'ultima elezione di Milano, mi
permetta dirle francamente, che essa è
un principio alla rivoluzione.
La Sicilia è fortemente fomenta
ta, e creda che ideale di queste Asso
ciazioni è anche la rivoluzione.
[2] Pensi, Maestà, che l'uomo del
braccio di ferro "Francesco Crispi" non
è più, e circa 20 anni addietro fu
lui che salvò l'Italia, altrimenti la
rivoluzione era quasi scoppiata.
Non creda che i contadini sono
gente pacifica per come fa capire
la stampa; tutt'altro! e ritenga che
essi, spinti da chi cerca pescare nel
torbido, covano, ed attendono il momento.
Col mio esposto del 27 Dicembre ulti
mo dissi molto e credevo che S. Maestà
mi avesse chiamato con l'avviso economico
nel Giornale di Sicilia di Palermo, per come
era trascritto nell'esposto sudetto "Deside
rasi persona esposto 27 Dicembre Scri
vere Ardò Rossi posta Roma".
[3] Non contento Le scrissi un'altra lettera
l'11 volgente e né anco ebbe effetto.
Pensi, Maestà, dare un'assetto radicale
sù tutto quanto io dissi col mio del 27 Di
cembre, perché creda che le cose vanno male,
molto male. Ho letto i miglioramenti
che vorrà apportare S.E. Nitti, ma ne sia
sicuro che essi a nulla approderanno.
Mi dispiace che non ho voce in capi
tolo, né si vuole ascoltare quanto io penso
per effettuare, proprio, tutto quanto ho
detto colla mia dell'11 volg. e coll'esposto del 27
Dicembre u:s: [4] Se mi vuole sono pronto
e se leggo negli avvisi economici del Giornale di Sicilia di
Palermo il ripetuto avviso, verrò subito, regolandomi
come dissi coll'esposto, per la mia identificazione, cioè: por
tando in tasca copia del medesimo, per segnale.
Bisogna svegliarci, Maestà; apportare tutto quel bene, sì,
togliere i lagni tutti, mettere un'argine alla politica della
Nazione, e poi essere vigili sù quegli individui che spingono
le masse, perché loro ideale è: diciamolo chiaro: la rivoluzione;
quantunque son sicuro che dietro i beni apportati, ed i lagni tolti, i
contadini, gli agricoltori ed i piccoli possidenti si distaccheranno dalla
gente perversa, facendo lega invece coll'uomo d'ordine e così molti
reazionari oltre al non sedere più al Banco della Camera, nonavranno
seguito.- [5] Io son qui pronto al mio dovere, ma se S. Maestà non mi
chiama, nulla posso fare; e non mi resterà altro che guardare tutto
quel male che si avverrà senza poter arrecare aiuto; solo mi resterà la
coscenza tranquilla perché più di una volta ho messo il quadro terribile
avanti gli occhi di S. Maestà.- Non oppongo la mia firma pel motivo che
dissi coll'esposto del 27 Dicembre, cioè: siccome la teppa verrebbe ad essere
distrutta, se si svelasse il mio nome certamente mi ucciderebbe.
Pronto agli ordini di S. Maestà
29 del 1914
Il solito devotissimo servitore
di S. Maestà il Re ||

A Sua Maestà Vittorio Emanuele Terzo
Re d'Italia
Roma


Missiva autografa.

(Empedocle-Caltanissetta 29.1.14 - Roma 31.1.14) allegati: Min. Real Casa 20 febbraio 1914