5. [Anonimo] a Salandra, Antonio

[s.l.], ante 30 giugno 1914

S.E. On. Salandra.
[1] Chi scrive la presente è una povera infe
lice che come tante altre soffre per le in
giuste leggi che ci governano. E chi più
si accanisce a renderci maggiormente
terribile la vita, siete Voi, proprio
Voi che oggi con ogni forza lottate
contro quella legge onesta è morale
che è il divorzio. La deplorate perché
è immorale, ma, non è forse più
immorale nel volerci trascinare
nel fango, perché non potendo riu
nirci legalmente ad uomo, siamo
costrette a vivere in un connubio che
la società e forse anche i nostri
figli ci potrebbero sempre rinfaccia
re? [2] A noi, povere donne colpite dalla
sventura di sposarci ad uomini inde
gni di noi, della nostra onestà,
ci negate per sempre il diritto di
amare, senza diventare prima diso
neste, ci negate il diritto di presen
tarci in società, ci segregate
per sempre dal mondo, ci seppelli
te vive… Ciò è un' infamia,
è una tortura inaudita che
non potrà assolutamente esiste
re ancora in un paese civi
le come l'Italia. [3] Al caso
mio che conto appena 20 anni,
e sono separata da mio mari
to da otto mesi dopo le nostre
nozze, perché mi maltratta
va, voleva sfruttarmi, vi pare
che la mia vita debba essere
un inferno continuo, forse
senza mai un po' di felicità?
E ciò per le tirraniche leggi
che ci governano, ciò perché non
voglio sentirmi chiamare disonesta,
ciò perché non ho mezzi sufficen
ti per portarmi all'estero e chie
dere li che venga pronunziata
la sentenza di divorzio. Vedete che
alle volte ci costringete a rinun
ziare la nostra cittadanza,
la nostra patria per la
vostra tirrania. [4] É onesto
ciò che Voi fate? Onorevole, è
inutile che io continui a farvi
comprendere come sia immo
rale la vostra lotta contro
il divorzio, lo sapete meglio degli
altri, e fingete di ignorarne
la necessità per conservare le
promesse fatte ai vostri elet
tori pretini, e finti cattolici,
altro non voglio dirvi che è giunta
l'ora in cui questa legge deve esse
re approvata se non volete delle
tristi conseguenze, e che pagherete
colla vostra vita. [5] Voi, per la
vostra ostinatezza condannate
me ed un'infinità di creature
ad una vita di continue agita
zioni, ebbene io, vi condanno
ad una pena più orribile; la
mia vendetta sarà un buon
colpo di revolver, cosi i vostri
successori vedranno quella necessità
di rendere meno triste la vita a
tante infelice. Tanto, vivere nelle
condizioni terribili in cui verso,
o restare chiusa in un carcere è la
stessa cosa per me, almeno potran
no essere felici gli altri. Aspetterò un
altro mese, e se non vi darete per inteso
della presente ricordatevi che ‹la› ‹v›ost‹ra› vita finirà ||

S. E. Onle Salandra Presidente dei ministri
(Personale)
Roma


Missiva autografa.

(Napoli 30.6.14) allegati: Min. Int. 9 luglio 1914; Pref. di Napoli 3 agosto 1914