41. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 7 novembre 1917

Maestà
[1] Per il volere Vostro, e di alcuni Vostri
ministri il Popolo Italiano è immer
so nel sangue e nel dolore.
L'Italia è sempre Italia quando
anche le mancasse Trieste, ciò non
dimeno sotto la V. influenza e sen
za che nessun sacrificio gli fosse sta
to risparmiato il Popolo Italiano
fu ciecamente avviato al precipizio.
[2] Milioni di soldati giovine vite
perirono al fronte, e migliaia di
famiglie muoiono d'inedia, ma
l'enormità smisurata di detti
sacrifici non ci ha apportato che
amare delusioni.
In considerazione di tutto ciò si
è quindi sperato alla V. clemenza
che quale Ré magnanimo per
tradizione e dinastia, si fosse
adoperato a desistere nell'inu
tile impresa mettendo fine al
terribile fragello.
[3] Ahime! Le speranze sono speranze:
Evidenti, e scaccianti pruove sta
nno a dimostrare che mentre il
Popolo Italiano sanguinante, e
agonizante implora pietà e
misericordia, il Re ed i suoi se
guaci stanno mettendo il popolo
istesso alla mercé dell'Inghilterra
Oh, che orrore!…
Oh cosa criminosa!…
Si domanda allora:
In questo stato di cose quando
finirà la guerra?
[4] I padri, le madri, le spose
quando termineranno di piangere
per la perdita dei loro cari?
Mai!…
Una mano audace e sicura
dunque, impugnando un'acuminato
pugnale fra poco farà strage.
Lo farà suo malgrado
ma purtroppo deve farlo.
Quando Vittorio Emanuele III
avrà perduto gli esseri, gli affetti
cari, i veri e propii figli, al
lora: allora si che avrà ri
mira per i figli d'Italia.
La mano d'Alba fallì
ma non fallirà e non deve
fallire la mano di chi
scrive, perché, e benché è
mano misteriosa… ||

A Sua Maestà il Re d'Italia
Roma


Missiva autografa.

(Napoli 11.7.17 - Roma 12.7.17) allegati: Presid. del Consiglio dei Ministri 24 luglio 1917 e 7 agosto 1917; Min. Int. 9 agosto 1917 e 22 agosto 1917; Pref. di Napoli 12 agosto 1917