24. [Anonimo] a Vittorio Emanuele III di Savoia, re d'Italia

[s.l.], ante 25 marzo 1916

Maestà.
[1] Non per denunziare, perché non so
no un delatore, ma perché la co
scienza ripugna alla vista di un'
ingiustizia vergognosa della mise
ria di tanti padri di numerosi fi
gli, di tanti ammalati che, per di
fendere la patria, combattendo al
fronte, muoiono forse con una
parola di bestemmia per la pa
tria istessa che li ha trattati
ingiustamente.
[2] Muoiono pensando a tanti falsa
mente dichiarati ammalati e fal
samente riformati, sol perché di
spongono di qualche migliaio di
lire che essi non possono per
la miseria, il caro vivere che
sfrutta i poveri.
[3] Condanna si grave!
è vergognoso vedere Raffaele
Cozzolino di ignazio e di
Teresa d'acunzo di resina,
lavorare nella propria cam
pagna presso s. Sebastiano
al vesuvio, sano, forte, robusto
e rosso come un gambero, vaga
bondare cacciando, cavalcando,
guidando il carrozzino, scalan
do muri, arrampicandosi sugli
alberi come un gatto ecc… mentre
a tanti innoccenti bambini è
stato tolto col padre il tozzo di
pane che guadagnava.
[4] si vede e si tace!?…
ma tacerà sempre il cuore
sanguinante per le perdite recen
ti e lacerato dal grido angoscio
so degli orfani miseri e desolati,
dannati per sempre alla miseria.
Maestà, si tolga la laurea
al medico civile che falsamente
ha giudicato ed al medico milita
re che ha confermato una malattia
non mai esistita.
si renda di pubblica ragione
questa condanna, si sospen
da questa frode continuata, che,
di questo passo, trascina alla rivoluzione. ||

A sua Maestà Vittorio Em.le III Re d'Italia
Roma


Missiva autografa.

(Resina (Napoli) 25.3.16 - Roma 26.3.16) allegati:(?)