25. [Anonimo] a Orlando,Vittorio Emanuele

[s.l.], ante 15 febbraio 1918

Signor Ministro
[1] Mi ascolti ben bene poiché è a voce del popolo; e le domandia
mo cosa conta di fare, e fin dove condurci; comn questa maledetta
guerra: vuol condurre il popolo alla perdizione; o vederla beati mo
rir di fame; oppure godersi il tristo spettacolo di vedere in giro
tutta gente rovinata, e i miliaia di morti; dovrebbero giorno e notte
averne sempre gli spettri davanti; [2] finché venga il giorno che sen
tano tutto il peso di responsabilità e provino che punto si
è ridotta la civiltà, in quanto a noi donne imprechiamo e
siano maledetti in eterno, tutti i ministri (però di tutte le nazioni)
che vogliono ancora condurre avanti questa guerra.[3] Ora loro sono
alle loro case tranquilli, che importa sapere le sofferenze altrui!?
I soldati al fronte lamentano, e tutti indistintamente; (poiché li
trattano peggio degli asini e bisogna che sappiano, che ce ne son
molti che gabbano lor cento volte per l'iugno); degli imboscamenti
al fronte cose che fanno schifo; [4] camorra nel mangiare poi non
se ne parli; che la parte più piccola è sempre per il povero
soldato che più si sacrifica; alla fine sente tutti i soldati
lamentarsi per la fame; bell'onore!!!??? Il meno che
possano fare è ancora tapparle la bocca per non che lo
dicano vero? Crede il governo di un popolo cundurci tutti dove
lui vuole anche quando non se ne può più![5] Ebbene sbaglia tattica
oramai si è troppo sopportato e si è arrivato al colmo dei sacri
fizi, e loro vigliacchi maiali se ne infischiano allegramente, ma non
bisogna penserla cosi; e tutte noi donne indistintamente stanche
a veder i nostri cari; soggetti a tutti i martiri sacrifizi privazioni
e soffrir la fame (mi dica un po a che scopo?
cosa ne godiamo della guerra, a questa finita!!
miseria e seguita via, poiché lo stato non ha soldi e
caria imposte e chi pagha è sempre il povero cristo che lasciò
le più sane energie a servire la patria; e noi donne compren
diamo sa![6] queste cose; come pure non si vedono in nessun
negozio le persone di servizio delle care signore loro non man
cano di nulla, e se ne ridono vedere il povero diavolo immattirsi da
vanti alle botteghe per avere un mezzo etto di olio, o un pezzet
tino di burro, o un bricciolo di burro zucchero (che nei caffé però non manca sempre bene a chi ai soldi)
e bisogna girare tutto il giorno per cercare questo o quello, cose da
augurare un buon fuoco, ad ogni palazzo che esista i
dirigenti di ogni nazione.[7] Ah! vigliacchi poltroni che sapete
solo banchettare verrà anche il vostro turno, e in quanto
a noi donne salutiamo allegramente con tutta l'espansione
dell'anima una buona rivoluzione, evviva la Russia
che non avendo aspirazioni, e sete di sangue sparso inutil
mente. ha avuto volonta di pace: Oramai la nostra pa
zienza è bene provata; loro pei primi non lo possono ne
gare; ed è anche bene lo sappiano, il più, è il primo passo
e poi nessuna donna sta indietro contente di morire
per il bene e una causa che sarà la fortuna dell'avvenire
e non per una guerra vigliacca piena di tradimenti poiché
sono tutti stufi. [8] Ma non è ancora giunto alle loro orecchie
che tutti i soldati che tornano e saranno concgedati non
vogliono più lavorare, ma fare i briganti e gli assassini ladri
poiché sotto il governo anno cosi imparato?
Prendano provvedimenti mentre sono in tempo, altrimenti un
giorno o l'altro passeranno un brutto quarto d'ora!!!!!!…
Le giuro sull'anima mia e davanti a Dio che non sono mai stata socialista
Ed è la pura tortura dell'anima, altrui e mia; che mi fa cosi
parlare, poiché le garentisco come si vive ora è atroce
(Rivoli) e Torino) Elvira M… ||

Al Ministero della guerra
Per l'onorevole Orlando
Presidente del consiglio
(S.P.M.) Roma
(Preme)


Missiva autografa.

(Torino 14.2.18 - Roma 15.2.18) allegati: Min. Int. 22 febbraio 1918; Pref. di Torino 18 marzo 1918