Carteggio Isabella d'Este - Lorenzo da Pavia
(1496-1515)

Il carteggio Isabella d'Este - Lorenzo da Pavia comprende 182 lettere, riconducibili al periodo storico compreso tra il 1496 e il 1515 (86 dei Copialettere di Isabella e 96 autografe di Lorenzo).

Le lettere sono tutte conservate all'Archivio di Stato di Mantova.

Dal punto di vista materiale le lettere sono ben conservate e leggibili. Soltanto la lettera n. 123, datata 29 novembre 1506 (al Libro 20, c. 2 della Busta 2994) è stata restaurata di recente poichè ha il margine destro interamente strappato ed alcune lettere presentano un piccolo strappo in corrispondenza dei margini inferiore o superiore, come le lettere n. 110 del 20 giugno 1506 (alla c. 312 della busta 1891), n. 120 del 29 novembre 1506 (alla c. 325 della busta 1891) e n. 122 del 05 dicembre 1506 (alla c. 326 della busta 1891); oppure in corrispondenza del sigillo a ceralacca sotto il quale è rimasta una porzione modesta della lettera e in particolare dell'indirizzo.

A partire dall'edizione delle lettere procurata da Clifford Brown e Anna Maria Lorenzoni "Isabella d'Este and Lorenzo da Pavia. Documents for the History of Art and Culture in Renaissance Mantua", Genève, Droz, 1982 è stato possibile reperire i documenti dell'intero corpus epistolare e verificare la trascrizione di tutte le lettere sugli originali.

Riguardo alla tipologia dei documenti: le 86 lettere che hanno come mittente Isabella d'Este sono minute cancelleresche, infatti sono state riconosciute sugli originali più mani di cancellieri che si susseguirono al servizio di Isabella nella funzione di copisti delle lettere in uscita; le 96 lettere di Lorenzo da Pavia sono originali autografe, ad eccezione delle lettere n. 6 del 1-3 gennaio-febbraio 1497, n. 7 del 3 febbraio 1497, n. 9 dell'8 maggio 1497, n. 10 del 3 giugno 1497, n. 14 del 23 luglio 1497, n. 15 del 3 agosto del 1497 e n. 18 del 14 ottobre 1497, che sono copie tarde manoscritte di Stefano Davari.

Queste lettere sono conservate rispettivamente alle cc. 385, 379, 380, 381, 382, 383 e 384 delle Schede Davari, 3. Le «Schede» dello studioso e archivista Stefano Davari (Mantova 1836 - 1909) consistono in molti fogli, bigliettini, listerelle di carta, conservati in ventitre buste e raggruppati per soggetto o per argomento sui quali il Davari raccolse notizie, memorie, segnature archivistiche e trascrizioni parziali di documenti. Merito di quest'opera è legato al fatto che vengono forniti contenuti dei documenti ormai deterioratisi irreparabilmente.

Per le informazioni sul Davari si sono consultati i seguenti volumi: A. Bellù, "Il Davari e le sue ricerche nell'archivio gonzaga" in "Mantova e i Gonzaga nella civiltà del Rinascimento." (Atti convegno MN, 6-8 ottobre 1974), Segrate (MI), Edigraf., 1978, pp. 481-486; P. Torelli, "L'Archivio Gonzaga", vol. I, Mondadori, 1920, pp. XIV, XV; A. Luzio, "L'Archivio Gonzaga", vol. II, Mondadori, 1922, pp. 30-33; L. Mazzoldi, "Le guide all' Archivio Gonzaga: Le schede Davari, in "Bollettino storico mantovano", n. 8, ott.-dic. 1957. Curiosa è la nota di A. Luzio a p. 33 "La sola censura plausibile da muovere al Davari consiste nella smisurata larghezza delle copie di documenti ch'egli forniva ad ogni richiesta più indiscreta di studiosi (1). (1) P. e. nel 1882 una signorina inglese, Carlotta Forster pretendeva la copia di tutte le lettere d'Isabella d'Este: il Davari accetò l'incarico, solo osservando che sarebbe occorso almeno un anno per la trascrizione. La Forster finì per contentarsi d'una dozzina di lettere.".

Nella trascrizione delle lettere si è cercato di rispettare il più possibile fedelmente il testo. Si sono mantenute separate le forme: a la, de la, tuta volta, bene valete, nè anche, etc.; tranne per la forma A preso che è stata trascritta sempre Apreso... Si sono rispettate le oscillazioni tra maiuscole e minuscole nel caso dei mesi, dei nomi dei luoghi geografici, dei nomi propri di persone e dei titoli onorari. Le abbreviazioni come m per messer, .M. per Magnifico sono state sciolte, mentre le parole contratte per esempio Ill.ma, ex.ma sono state conservate. Nel caso di parole unite come ..., soprattutto nelle lettere di Lorenzo da Pavia si è preferito separarle per una chiara e scorrevole lettura. Nei casi in cui che e se sono seguiti dal pronome di terza persona maschile el si è trascritto ch'el e s'el; nei casi in cui el ha valore di articolo che'l e se'l. Si sono invece date un'accentazione e una punteggiatura moderne. Nell'accentazione alcune forme incomplete sono state integrate con apostrofo, come è sta', do', dapo'. Nel caso della punteggiatura si sono sostituiti i due punti nelle minute dei Copialettere con virgola o punto per una maggiore leggibilità del testo.

Edizione a cura di: Francesca Zuccoli (trascrizione, codifica AITER)

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