114. Lorenzo da Pavia a Isabella d'Este, marchesa di Mantova

Venezia (VE), 28 settembre 1506

Ill.ma madona, [1] per una vostra vedo con quanta aficione scrive la vostra ecelencia de un vostro servitore Lorenco al quale m' un grandisimo cavedale avere la gracia de quela. [2] E perch io mancato in far la viola d'ebano o de sandelo, zuro a dio che maie non trovato ebano n sandelo che sia belo: pare che da un tenpo in qua non s'atrova cosa bona, tuto pieno de gropi o qualque altro mancamento che senpre sono sta' su l'aviso de tal cosa. [3] De sandelo se trovaria, ma c' uno che uno magacin pieno e stivado per cos fata via che non vole cavareli per lasare cernire un peco, ma m' promiso p volte, como li cava, che me far moto et io ne cernir uno peco che sia bono; ma prima vole aspetare che voiano un precio bono. Non poso avere da le persone se non tanto quanto loro voiano e per fare tale lavorerio vole esere el legno in tuta ecelencia.
[4] Cercha a quela altra violeta che io fato, la causa fo questa: esendo giovane andelo testagrosa a venecia, cercava una viola picola per la signoria de madona lionora, esendo el dio a casa nostra de condan vianelo, ne vide una picola bona e se el prega che la volese dare pagandela e cos io l' prega' tanto p che l'aveva fata io, e non volse et io molto me sdegnai e subito ne conmencai una e non l'abandonai fina tanto non fo finita, con el manego sotile, e questa si la viola. A me me basta avere mena' ad efeto l'apetito mio, cos potese fare in qualque altra cosa. [5] Apreso, mando a mostrare ala s.ria vostra un spego de crestale con uno fornimento d'ebano, la p bela cosa che abia fato maie, che l'astimo molto ancora che non sia finito ch li mancha el covergo, e per non avere trova' ebano, non l' poduto finire. Quela me lo remanda subito per fareli el suo covergo e finirelo del resto. volsuto che quela el vedi prima che el vada in altre mane e oferirelo, e quelo e ogne altra cosa che abia al mondo senpre ali comandi de quela et io insemo como fidelisimo servitore. [6] Apreso, p gornj fa mandai, per la via de li albanj, un pocho d'avolio e ebano e sandelo che montano da Xj marceli. Non maie auto aviso se quela li receuti. Non altro per
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questa. Cercha al spego d'acale, messer vicenco scrive a conpimento avemo fato la diligencia. Vale, ad XXViij setenbre 1506.
vostro servitorere lorenco da pavia.

[7] prego la ecelencia vostra che si degna de recomandareme asai al mio monsignore R.mo cardinale como fidelisimo servitore, vivendo io senpre in speranca che l'onbra de la signoria vostra causa che io abii qualque bene ancora che a me sia prosuncione a scrivere tal cosa, per non avere io maie opera' nesuna cosa de sorte perch abii io a fare tal ricesta: ma, per esere quela di natura benigna, so m'aver per escuso.
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[8] Questo si la groceca de l'ebano
el quale neto, ma l' pieno de sfenda
dure picole saria fadicha a cavare liste
grose dova dida. Questo si el p
groso che s'atrova e per lavorare atorno non
vale niente. Questo si del melio che s'a
trova al presente. E perch la s.ria
vostra scrive che vole esere longo un
pede e per ogne quadro un pede, questo non
saria posibile a trovarelo, se non de questa
groceca, pocho p o pocho mancho,
ancora che questo non me piace
niente, e vole soldi XX dela
livera.


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Alla Ill.ma et ex.ma
si.ra mia la sig.ra
Marchisana de mantova.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Busta 1891, cc. 318-319.
Cart., 1 foglio e 1 cartiglio di forma circolare; il cartiglio num. 319 applicato alla c. 318 e contiene la seconda parte del poscritto (comma 8).

Nel margine superiore della lettera una mano successiva ha indicato Venezia come luogo di scrittura della lettera.