55. Cecchi, Emilio a Arcari, Antonio

Roma (RM), 13 gennaio 1966

13 gennaio 1966, Roma
11 Corso d'Italia
Egregio dott. Arcari,
[1] grazie per la sua d'ieri, e grazie al dottor Mattioli per le 15 copie del volumetto, speditemi senza fattura.
Io dissi al dottor Mattioli quello che mi avevano detto da molte parti, qui a Roma: che il libretto non si trovava. Se a voi risulta che nel complesso si è venduto e si vende, nessuno più contento di me. Per vecchia abitudine, io non mi sono mai interessato direttamente di queste cose: ho visto che i libri più o meno presto si sono venduti, molto spesso si sono ristampati: per me è anche troppo: ed anzi mi stupisco che sia così.
[2] Mi pare che possiamo prendere la nostra decisione, circa la progettata edizione Garzanti del volumetto RICORDI CROCIANI. Garzanti mi scrive, in data 11 Gennaio:
"Ho ricevuto in questi giorni la "plaquette" RICORDI CROCIANI. Mi pare che sia un documento prezioso; il contenuto però è troppo scarso e troppo privato per giustificare un'edizione nostra. Se lei ha altro materiale da farmi vedere, le sarò grato; comunque della cosa credo si potrà ben parlare più tardi".
A me pare che Garzanti abbia perfettamente ragione. Quel libretto è nato a quel modo, è piaciuto a quel modo, e non può stare che così. È una illusione che si possa "aumentare" con altro materiale: diventerebbe tutto un'altra cosa, e forse una cosa meno autentica, e meno felice nella sua modestia. Io ho moltissime lettere crociane, ma esse diventerebbero "una coda".
[3] Io credo che il miglior partito sarebbe que ||lo che qui espongo, e che la prego di sottoporre al dottor Mattioli.
Propongo dunque che si tenga in piedi la composizione del volumetto, e si prodsegua a curare le vendite della prima edizione. Se col passare del tempo vedrete che le vendite continuano, e promettono di continuare, si potrebbe fare una seconda tiratura d'un alttro po' di copie. Questo mi pare il progetto più ragionevole: mi sappia dire qualcosa, quando avrà informato il dottor Mattioli. Sono sicurissimo che anche il Garzanti è contento se decidiamo così.
Mi perdoni la lunga lettera; mi saluti il dott. Mattioli; e in attesa d'un suo riscontro, a suo comodo, mi creda Suo dev/mo e obblig/mo
Emilio Cecchi

Missiva dattiloscritta con interventi autografi. Milano, Centro Apice, Corr. amministrativa, 20.
Lettera di 2 cc., solo recto.

Nel margine inferiore del foglio, un appunto manoscritto di Raffaele Mattioli: «Dott. Mattioli: è lietissimo» (le parole qui in corsivo nell'originale sono sottolineate).

Il margine superiore del secondo foglio presenta il numero di pagina: «-2-».