39. Mattioli, Raffaele a Cecchi, Emilio

Milano (MI), 30 agosto 1965

Milano, 30 agosto 1965
Caro Cecchi,
[1] non ho sott'occhio le bozze del Suo volumetto: appena giuntemi da Verona le passai a Citati. Ma ho letto e riletto sul dattiloscritto le lettere di Croce e la mia impressione è stata, e rimane, molto diversa da quella che Le crea adesso titubanze e timori: lungi dal trovarci elementi che possano far sorgere sospetti di "esibizionismo", ho ammirato l'equilibrio, il garbo, la misura, l'aperta intelligenza, in una parola la "civiltà" di quell'incontro teso a sceverare e giudicare nel modo più schietto e incisivo.
[2] Sugli articoli, che son già di pubblico dominio, non mi pare possa nascere alcun dubbio. Lasci perdere, dunque, gli scrupoli che solo valgono a confermare quello che risulta chiaro dal libro, ossia la delicatezza del Suo animo e del Suo gusto. Andiamo avanti senza indugi con la pubblicazione, nella quale io ho piena fiducia: non diventerà un best-seller - le nostre edizioni non sono mai state esposte a ingiuriosi sospetti di questo genere -, ma certo darà piacere ai superstiti amanti degli educati conversari e delle litterae humaniores.
Mi creda cordialmente
Suo aff.mo
M.

Ill-mo Signor
Prof. Emilio CECCHI
corso d'Italia 11,
Roma


Copia carbone di dattiloscritto con interventi autografi. Milano, Centro Apice, Corrispondenza, 35.
Lettera di 1 c., solo recto.

La formula di chiusura «Suo aff.mo» e la sigla («M.») della firma sono aggiunte a matita sulla copia carbone.