31. Cecchi, Emilio a Mattioli, Raffaele

Roma (RM), 25 aprile 1961

11 Corso d'Italia, Roma
25 aprile 1961
Egregio e caro dott. Mattioli,
[1] e così, all'amico Gallo, è toccato il malinconico incarico di dirle che non ce l'ho fatta. Spero che egli le avrà anche detto del mio vivo rincrescimento.
[2] Il guaio fu di non essermi contentato d'una semplice introduzione "informativa", ch'era poi quella che serviva. E di essermi messo a rileggere troppi testi e troppa letteratura recente sull'argomento. Con il resultato che lo scritto ha preso una piega del tutto inadatta alla collana "Storia e Testi". Il lavoro per me non va perduto, perché mi servirà per l'articolo da scrivere quando esce il libro. M'è spiaciuto per la figura che ho fatto con lei. [3] Ma l'avevo sentito, subito, e glie lo dissi, quando Schiaffini arrivò con quei denari. Mi hanno portato male; come fanno sempre tutti gli "anticipi".
Mi affretto a restituirglieli, con tanti ringraziamenti di aver voluto darmi il compenso per la mia fatica, prima che questa fosse compiuta. E mi creda, con i migliori saluti, Suo dev/mo e affez/mo
Emilio Cecchi

(Con un assegno bancario
"Comit" N° 224943/1710/0
di Lire duecentomila -)


Missiva dattiloscritta con interventi autografi. Milano, Centro Apice, Corrispondenza, 27.
Lettera di 1 c., solo recto.