24. Cecchi, Emilio a Mattioli, Raffaele

Roma (RM), 17 ottobre 1957

11 Corso d'Italia, Roma
17 ottobre 1957
Egregio e Caro dott. Mattioli,
[1] mi scusi se mi permetto di scriverle; ma lo faccio per una circostanza grave, e dopo essermi consigliato con comuni amici.
Lunedì scorso fu deciso il premio "Marzotto". Credevo si riuscisse a darlo a Gadda, nonostante la assoluta opposizione di Pagliaro e del segretario Soprano. Credevo che Panfilo Gentile si decidesse a votare con me e con Bo; invece ha tradito.
[2] Il premio (di tre milioni) l'avrebbero voluto dare al libro "Ricordi-Racconti" che Saba aveva presentato, e che è una raccolta di vecchi scritti autobiografici. Riuscii a fare trasformare il premio suddetto in un ex-aequo: cioè 1 e mezzo a Saba e 1 e mezzo a Luzi, per il bel libro "Onore del vero". Più di questo non riuscimmo a spuntarla.
[3] Io dissi che uscivo dalla giurìa, e che se la sbrigassero loro. Mi fu obbliettato (del resto giustamente) che questa restava una mia soluzione personale "a dispetto", e non cambiava nulla: una volta entrati in una commissione, bisogna seguire e accettare la sorte delle votazioni. Cosicché, tutto ciò che io e Bo possiamo fare è di far risultare il nostro dissenso con una di quelle, cosidette, "relazioni di minoranza", che poi non concludono niente.
[4] Con alcuni amici, ci è venuto in mente, e per questo mi rivolgo a lei, che so vecchio estimatore di Gadda: non è possibile, prima della fine dell'anno, trovare denari per costituire un premio, e darlo a Gadda? Bisognerebbe fosse un premio almeno del valore del "Marzotto" andato in fumo. E con l'occasione del premio, si potrebbe rinnovare il richiamo di attenzione su questo libro, che ora riceve gli attacchi di Milano, di Falqui, di Bocelli, ecc. ecc. [5] Del libro io scrissi sul "Corriere" e a lungo sull'ultima "Illustrazione Italiana", e non ho da dirle qui la mia opinione. Bisognerebbe che lei fosse gentile di farmi conoscere come lei vede la cosa, con una certa premura, perché il tempo stringe, e bisogna || non rispondere troppo tardivamente a un affronto come questo, ch'è stato fatto alla giustizia a al buon gusto.
[6] Le ripeto le mie scuse, per essermi permesso di scriverle; ma gli amici mi hanno animato a/farlo, e da piazza Santi Apostoli mi hanno detto di non sapere quando lei veniva qui: avrei preferito parlarle a scriverle. Grazie di quanto farà, e mi creda intanto suo dev/mo
Emilio Cecchi

Missiva dattiloscritta con interventi autografi. Milano, Centro Apice, Corrispondenza, 20.
Lettera di 2 cc., solo recto.

Le correzioni sono a matita.