1. Cecchi, Emilio a Mattioli, Raffaele

Roma (RM), 28 dicembre 1938

11 Corso d'Italia, Roma
28 Dicembre 1938, XVII

Personale.
Dott. Comm. Raffaele Mattioli,
Direzione Generale della "Banca Comm. Italiana",
Milano.


[1] Volevo sempre ringraziarla dell'attenzione che Ella dette all'esposizione di pitture di mia moglie, l'inverno scorso, e dell'acquisto di un dipinto. Ma ero in America, dove mi trattenni più del previsto; e mi ripromettevo di ringraziarla a voce, quando avrei fatta una corsa a Milano. Ma, dal mio ritorno, non mi sono più potuto muovere di qui; e Le mando per lettera questo ringraziamento, insieme ai migliori auguri per il prossimo 1939.
[2] Con l'occasione, vorrei pregarla di un favore che forse Le costerebbe poco, e che per me conterebbe molto. M'incoraggia a domandarlo, l'interesse che qualche volta Ella volle mostrarmi; come ai famosi tempi della Cines, che (dopo tutto) ha finito anche col non farci troppo cattiva figura, in confronto alla successiva produzione cinematografica nostrana.
Se il servizio che ho fatto al Corriere della Sera gli ultimi anni, e specialmente dall'America, Le sembra un completo insuccesso: la mia richiesta viene a mancare d'ogni base. Se invece Le sembra che non sia stato troppo cattivo, vorrei pregarla di un piccolo aiuto "morale". Glie lo chieggo in maniera assolutamente confidenziale.
[3] Borelli è un bravo uomo, mi fa lavorare, sembra contento di me; ma temo gli manchi il tempo di una valutazione obiettiva, tecnica, dei suoi corrispondenti e collaboratori. È assediato da tutte le parti. Ed uno che, come me, lavora al giornale, come scrittore libero, senza protezioni, altro che quella piccola autorità che gli || proviene dal suo lavoro, si trova in condizioni di non libera concorrenza. È un cavallo (o un asino) che corre su una pista, ma quando agli altri fa comodo, e alle condizioni e con i pesi che agli altri salta in testa di imporgli. [4] Borelli, per questo ultimo servizio specialmente, mi è stato largo di elogi; mi ha ringraziato anche a nome dei proprietari ed amministratori. Al pubblico il servizio è piaciuto. E Borelli mi ha scritto che ha in mente altre cose per me. Tutto bene. Ma veggo intanto, e con me il pubblico, che il giornale è sempre più stipato di roba che, francamente, fa rimpiangere il buon Fraccaroli. Per dirle tutto: io ho fatto oltre otto mesi di Stati Uniti e Messico (New York, Maryland, Virginia, South Carolina, Messico fino a Acapulco) per 100,000 lire, tutte le spese a mio carico (fuorché lire 4500 complessive di traversata, andata e ritorno), e compreso nelle suddette Lire centomila, il mantenimento della mia famiglia qui. Ho dato 52 articoli, lunghi, lavoratissimi; non le solite due mezze colonne poco più. Sono un corrispondente che lavora sul serio (per quello che può dare il suo ingegno) e costa poco.
[5] Se Ella potesse, basta una sua parola, comunque indiretta, al Sen. Crespi, perché egli si accorga di me; e incoraggi le buone disposizioni di Borelli a mio riguardo, gli dia animo ad adoprarmi. Io chiedo soltanto di lavorare. A 54 anni, e con la coscienza di essermi battuto meglio che potevo, non ho vergogna a chiedere questo piccolo appoggio; a chiedere, insomma, di essere pesato al mio peso. Se Lei conosce il Sen. Crespi, non Le mancherebbe certamente l'occasione di mettere una parola per me. Io Le chieggo scusa del disturbo; La prego di accogliere i miei saluti ed auguri, e Le dico soltanto che, di qualunque cosa Ella potrà fare, Le sarò eternamente riconoscente.
Suo dev/mo e obb/mo
Emilio Cecchi

Missiva dattiloscritta con interventi autografi. Milano, Centro Apice, Corrispondenza, 3.
Lettera di 2 cc., solo recto.

La moglie di Emilio Cecchi, menzionata al comma 1, è Leonetta Pieraccini (1882-1977), pittrice allieva di Giovanni Fattori, sposata a Cecchi dal 1911.