848. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 27 dicembre 1521

Ill.mo et Ex.mo S.r e patron mio. [1] Oltre li infiniti fastidij e stenti ch'io ho patiti questi dì passati in fare instantia di questi benedetti denari, che è stata una morte, e mille altre prattiche per servitio del R.mo et Ill.mo S.r Car.le nostro, me si è agionto quest'altro d'havere inteso per le lettere de V. Ex.tia de XVIJ, quali ho haute questa sera, che la non ha mai hauto mie lettere dopo quelle di VJ. [2] Dil che io mi trovo malissimo contento, e sonomi risoluto ognimodo mandare un cavallaro a posta per uscire di questo affanno per una volta, et avisargli summariamente la continentia delle mie, benché difficil cosa sia il farlo. Pur il summario serà qui incluso.
[3] Io ho scritto de VIIJ XJ XIJ XIIJ XVJ XVIIJ XIX XXIJ, e due de XXIIIJ et holle mandate sempre con una sopracoperta al Governator di Rezzo. Parmi pur troppo strano che così siano ite in sinistro tutte tutte. Ma non ne posso più: io non sono già mancato de scrivere. Da mo' inanti mandaròlle al Governator di Bologna che le mandi al Governator de Piasenza.
[4] Hora dico che V. Ex.tia mandi alla hauta di questa, in Bologna un homo suo con sue lettere al Governatore di Bologna, che lui li sborsarà tre milia e settecento ducati; perché son certo che a quest'hora Sua S. li habbia dal banco de' Gadi, perché già le lettere se sono mandate duplicate. Del condurgli in campo quella pigli el verso che gli par meglio. [5] Dovriano esser quattro milia, ma a questi dì ritrovandomi io haver frusti tutti li mei amici qui, e speso alcuni che mi erano venuti da Mantua, me ricorsi a monsig.r Armellino, il quale me ne diede trecento de li soi, et hora se gli ha voluti ritenere. Io ne ho restituito una parte: gli altri ho tenuti per spendere per fin che V. Ex.tia me ne possi fare havere de gli altri.
[6] Dimani che è venerdì alli XXVIJ s'entra in Conclavi: Nostro S.r Dio mandi el Spirito S.to che ve ne è grand.mo bisogno. Oltre la guardia de svizeri, che sono 500 al pallazzo, il quale è benissimo fortificato de gran sbarre, porte, murate, artigliarie, se sono ancor fatti mille cinquecento altri fanti, e datasene la cura al S.r Renzo, et al S.re Prospero de Cavi, per guardar pur il pallazzo. [7] Roma è pienissima de genti: non se fanno però desordini de importanza. Il Car.le de Ivrea intendo che questa sera è gionto.
[8] Un gentilhomo qual se dimanda Grangies l'altro giorno parlò alli deputati che sono l'Armellino, Monte, Santi 4 e Cesis, e Siena, da parte de monseg.r de Lautrech pregandoli a voler revocare le sue genti d'arme. Li fu risposto modestamente che bisognava aspettare il novo pontifice. [9] Lui replicò con arrogantia, e quasi minacciando di modo che quelli S.ri entrarono in collera, e dissero che volevano esser sicuri de Parma e Piasenza. E Grangies rispose che erano del re, e che ciò che havea la chiesa in Romagna ch'el re ge lo havea dato.
[10] Questi S.ri Car.li sono varij de oppinioni quanto forsi fossero in tal caso mai Car.li da ducento anni in qua, e monsig.r de' Medici ha alcuni inimicissimi quanto dir si possa, di modo che la magior parte estima che lui non possa esser PP. Sua S. R.ma ha promisso non potendo essere, aiuttare Mantua: presto vederemo. [11] Io non entrarò in Conclavi, perché Monsig.r R.mo non mi ha richiesto; ma qui fori non sono manchato di far tutte quelle opere che erano in poter mio. Nostro S.r Dio li metta le mani.
[12] Secondo che a questi S.ri dispiacque assai intendere che Parma, stesse in periculo di perdersi, così gli è piaciuto intendere che gli inimici siano stati ributtati con qualche danno: ma la nova è venuta molto confusa, e qui se dice che gli frati e le monache l'hanno diffesa. [13] Io credo pur che m. Ludovico da Fermo gli era dentro: supp.co V. Ex.tia che me avisi se le genti sue, o alcuni de' soi l'hanno soccorsa, ch'io ne harei gran piacere. [14] Questa sera è venuto nova qui che lo Ill.mo D.ca d'Urbino è intrato in Pesaro, et ha recuperato tutto il stato subito, excetto S. Leo, e che la roccha di Pesaro e quella de Senegaglia, stavano per darsegli. Nostro S.r Dio metta in core al futuro pontifice, di lassarlo quietamente in quello stato.
[15] Il S.r Car.le Ill.mo nostro sta con quelle sue doglie nelle gambe: pur non li faranno altro, se non tenerlo vigilante in Conclavi. Lo Ill.tre S.re Hercule sta benissimo, et il S.r Alex.o. Sono venuti qui molti mantuani, tra gli altri, il S.r Constantio de' Pij, per vedere questo novo PP.
[16] Io ho haute tutte le lettere che V. Ex.tia mi avisa havermi mandate, e dolmi pur troppo che niuna delle mie non sia venuta. Io scriverò a V. Ex.tia più spesso che mi serà possibile, pur in una parola gli dico ch'el desiderio de questi S.ri è che la guardi bene le terre della chiesa il che io son certo che la farà, tanto più essendo passato questo periculo di Parma. [17] E se disgratia intervenisse in qualche una di queste terre, ognimodo serebbe con qualche carico di V. S. Ill.ma; però so certo che la starà vigilantissima. Io ho dato ordine che V. Ex.tia haverà la nova del PP. prestissimo.
A quella baso le mani, et in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XXVJ de X.bre MDXXJ.
Il car.le Colonna è il magior e più rabiato nemico che habia Deus.
Scrissi questa lettera heri et holla tenuta insino ad hoggi, che è XXVIJ. E questi S.ri sono entrati in Conclavi, il che Nostro S.r conceda che sia in bon punto.
El capitulo che v. e. fece secreto a Salve, è in mano de m. P. Ardingelo e però spero che non ci possa mancare.
Dapoi ch'io ho tardato tanto, e che questo cavallaro viene in posta, ho voluto vedere questi S.ri serati. Per q.to medesimo ho rescritto al Governator di Bologna circa li denari di V. Ex.tia: sì che quella mandi pur subito a.llui.
Di V. S. Ill.ma
Humil Servitor
Bal. Castiglion

[18] Io ho operato che Deus ha dato la fede a Mantua che non potendo essere lui aiuterà Mantua: parmi non haver fatto poco. Io stavo aspettando che questo s.re me ricercasse per menarme in conclavi, ma per ancor non me n'è stato fatto motto da Sua S. Vero che Medici, e Cornaro me hanno acennato desiderare ch'io andasse con loro forsi havendo magior opinione di me ch'io non merito, ma io ho rifiutato per non mostrare che Mons.r de Mantua non cognosca di me quello che mostrano cognoscer loro. E questo per honor mio, e suo.
[19] Di novo baso le mani di V. Ex.tia.
[20] Per le mie de VIIJ scrissi ch'el Collegio era satisfatto de V. Ex.tia al possibile, e la laudavono assai; e de la fatica et stenti ch'io usavo per haver denarj per lei, e de la impossibilità che era cavar denarj, e del debito che haveva lassato el papa, che passavono ottocento milia ducatj, e come il dì sequente se dovevano incominciare le exequie, e che moltj havevano oppinione che Medicj dovesse esser PP. e che io aspettavo con desiderio che Mons.re de Mantua venisse qui, e de le scomesse che se facevano qui in Roma, e che Mons.re de' Medicj era più inanti de alcuno altro.
[21] Per la mia de XJ scrissi a V. Ex.tia come il S.r Alexandro era gionto alli X, e che a me non era parso che se appresentasse al Collegio fin che Mons.re R.mo de' Medicj non era venuto: il qual venne quel medesimo dì ciò è alli XJ; e pur replicavo de la gran fatica de haver denarj.
[22] Per la mia de XIJ scrivevo alcunj mei pareri che per parte di quella me haveva così comandato il S.r Alexandro nelli qualj la confortavo a servire in questi tempi, e mostrare haver a core el stato de la Chiesa, e de tenere unito quello exercito quanto più poteva. Li scrivevo ancor de la coglienza fattami da Mons.re de' Medicj alla gionta sua, e de le amorevoli parole ditte de V. Ex.tia. [23] Li scrivevo poi come il S.r Alex.o haveva parlato in congregatione, e dolutose in nome de V. Ex.tia de la morte del PP., et offerto al Collegio etc.; et haveva racomandata la compagnia che era stata senza denarj tanto tempo, e la resposta che era stata gratiosa, con promessa del denaro. [24] Scrivo ancor come io havevo visitato molti Car.li particularmente in nome de V. Ex.tia li quali tutti trovavo dispostissimi a far ogni piacere; e pur replicavo de la difficultà de cavare li denarj.
[25] Con la mia de XIIJ poche altre cose scrissi excetto che mandavo con quella una lettera del Collegio responsiva a quella che portò il S.r Alexandro.
[26] Per la mia de XVJ, me dolevo che con tanti stentj ch'io pativa non potesse cavare questi denarj, e dicevo de li impegnamenti fatti de le gioie, panni, et argenti, e come le exequie erano state poveris.me. [27] E con questa ancor mandai un'altra lettera del Collegio, et avisavo che Mons.re R.mo de Mantua era gionto il dì prima a XXIJ hore sano e gagliardo, e che il S.r Hercule veniva in letiga tutto carico de varole e che Don Giohannj Emanuel era venuto a visitare la mattina el Car.le de Mantua. [28] E li scrivevo ancor de la unione fatta tra Mons.re R.mo nostro, e Mons.re de' Medicj, e de la dilatione del Conclavi, per essere venuto nova de la captura del Car.le de Ivrea, la qual era dispiaciuta extremamente a tutti li Car.li. [29] Scrivevo ancor de quelli dui allevi di Raphaello che fatta questa sala del PP., verrieno di gratia a servire V. Ex.tia. Scrivevo ancor che molti inimici si erano scoperti a Mons.re de' Medicj.
[30] Per la mia de XVIIJ scrivevo che questi S.ri non havevano fatto resoluta deliberatione de ciò che lei havesse da fare, se non de conservare bene lo Stato de la Chiesa, e max.e lo aquistato novamente; e con questa ancor mandai un'altra lettera del Collegio. [31] Scrivevo ancor dolendomi di novo di non poter cavare questi denarj. Dicevo poi che le pratiche del papato andavono strettis.me e dubiosissime, e come lo Ill. S.r Hercule stava con fastidio de le sue varole, ma ch'el male non era periculoso.
[32] Per la mia de XIX, scrissi come per vera desperatione haveva accettato un partito de pigliar in Bologna li 4.000 ducati, li quali fussero pagati a X dì de Genaro, ancor ch'io sperasse haverli prima.
[33] Scrissi poi per la mia de XXIJ che questi S.ri pregavono V. Ex.tia haver pur bona cura dil stato de la chiesa, e che li piaceva che quella havesse inviato lo exercito alla via che la haveva e che subito ch'io sapesse il dì che li denarj fussero in Bologna, ge lo avisarei acciò che la potesse mandare per essi, e che ancor non se sapeva il dì de entrare in Conclavi. [34] Avisavo ancor che Mons.re R.mo nostro, haveva alcune doglie ne le gambe, e ch'el S.r Hercule stava bene.
[35] Per la mia de XXIIIJ avisavo che alla hauta de la mia la mandasse al Gover.re di Bologna un homo suo, perché io credevo che a quel'hora il Gover.re havesse nelle mani li denarj; li qualj non erano 4.000, ma 3.000 et 700, perché non havendo io un quattrino, et havendo spesi tutti quelli ch'io mi havevo potuto far venire da Mantua, et havendomene ancor fatto prestare qui in Roma d'alcunj mei amicj ultimamente mi era racomandato a Mons.re Armelino, il quale mi diede 300 ducatj de li soi, ma ha voluto ritenerseli in questi 4.000. [36] Di modo che restano 3.000, e 700. E dicevo ch'el s'era resoluto de entrare in Conclavi il dì dopo Natale.
[37] Per un'altra mia pur de XXIIIJ scrivevo che questi S.ri Car.li havevono hauto nova ch'el S.r Federico da Bozolo era intorno a Parma, e che l'haveva come presa. Onde se dolevano un poco de V. Ex.tia e ch'io l'havevo scusata assai bene.

||

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 412-417.