815. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 9 dicembre 1521

Mag.co etc. [1] Due vostre ho haute una di IIJ l'altra di IIIJ del presente: io ho gran piacere che lo Ill.mo S.r nostro habbia haute le mie; io non ho lettere de Sua Ex.tia se non de l'ult.o di questo. Credo ben che le altre mie vi sieno pervenute, le quali io ho mandate per la via del vice Governatore di Rezzo. [2] La notte ch'el papa stette male scrissi dui volte in zifra a mad.a Ill.ma, ma molto brevemente; ma per la confusione, e travaglio non hebbi tempo se non di scrivere in quel modo che se scrive in quelli tempi. [3] Scrissi poi innanti il giorno pur de la morte, ma una posta mi fu rimandata da Viterbo, perché era stà ritenuta; l'altra credo che venisse pur perch'io scrissi per vie duplicate.
[4] Ringràtiovi de le copie de li avisi, di che mi fate parte. Io manderò ancor questa mia per via del Governatore di Rezzo, e se questa via non sucedesse bene, io estimarei che non fusse male mandar le lettere da Mantua al Governatore di Bologna pregando Sua S.ria che le mandasse in mano di M. Gio. Matt.o ch'io le harei subito. [5] Et io, scrivendo di q.a, le mandarei pur al Governatore di Bologna, pregando Sua S.ria che le facesse dare subito a Bugatto, e scriverei al Bugato che le mandasse subito. Se questo vi par bene avisatimelo.
[6] De li cunti mei non dico altro se non che ve ringratio, e prego che gli facciate diligentia col Mag.co Thesau., s'el bisogna acciò che sieno terminati. Io sono molto obligato a lui, e a voi, e se potrò havere denari di questi benedetti quartierj ne tenerò li mei. [7] E quando se seranno stabilitj li cunti mei, harò caro ch'el Thesau.ro medesimamente me scriva un'altra lettera dove mi mostri contentarsi ch'io tenga ancor quelli sopra questi quartierj di che io serò creditore alla Thesaureria. Io ho in prestito più di 200 ducati, e se questi S.ri non mi dànno denarj, io non so ciò che mi fare, e bisognami spendere grossamente.
[8] Io son certo che ancor ch'el pp. sia morto el S.r Marchese Ill.mo non vorrà mancare de fare quanto havea designato a beneficio di M. P. Ardinghellj: il che io desidero extremamente per infinitj rispetti e prègovi de non manchare de l'opera vostra, che in vero io reputarò che sia beneficio collocato nella persona mia propria.
[9] Quel turchetto ancor se venisse, seria molto a proposito. Circa li avisi di Roma, io credo che pochi vi ni sieno dati de importantia da chi voi me scrivete e forsi pochi veri.
[10] Quel pozzo di minera è un pozzo dove se sono trovate alcune cose di metallo come fragmenti, li quali pare che sieno di qualche utilità a chi li funde; ma non è minera: cose antiche e rotte e nascose lì. Tali novelle non è mai che in Roma non se trovino, e chi le cercasse o chi volesse scriverle harebbe troppo che fare: che pietre marmi statue siste gambe ogni dì se trovano.
[11] Di quello amiraglio io per me non ne ho udito parlare punto né so ciò che se sia. La causa perché la nova de la morte del papa è andata p.a a Venetia che altrove è stata perché il sabbato di notte il papa steva molto male, la domenica stette benis.mo. [12] L'ambasciatore di Venetia, che non haveva adito di sapere la verità della domenica, seppe del male del sabato e non crese del bene de la domenica, e spazzò a Venetia ch'el pp. era morto, et indovinò contra la oppinione de ognuno.
Io non voglio scrivere più a lungo se non che a voi me rac.do, e prego me raco.te al mag.co thes.ro.
In Roma, allj IX de X.bre. ||

A M. Gio. Iac.o Calandra


Copialettere, non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, Serie II, busta 23, ms. E, cc. 70-73, 74.