797. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 1 dicembre 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Ho scritto a V. Ex.tia de XXVIJ e de XXIX, e del ult.o del passato. Scrissi poi questa mattina una in zifra, breve. Le ult.e che ho di V. Ex.tia sono de XXIIIJ. Dubito bene che molte mie siano andate in sinistro, perché da Mantua me si scrive questo esser così.
[2] Non ho che scrivere di novo. Da Mantua ho inteso, li francesi esser intrati in Cremona per forza, il che dal canto di q.a, è riputato non bona nova. Non se ne è già però parlata a Nostro S.re per la indispositione sua della quale, ancor che la continui pur doppia terzana, si spera bene da li medici. [3] A me dispiace che francesi habbiano quel nido per ogni cunto, max.e per esser vicino a Mantua: pur spero che, secondo che V. Ex.tia gli ha tolto Milano, gli torrà ancor Cremona.
[4] Con Nostro S.re non si pò negociare di cosa alcuna, perché Sua S.tà è tanto sensibile, che ogni piccolo male gli pare assai. Altro, non dirò, se non che penso che V. Ex.tia non manchi di quella sollicitudine e prudentia che la ha usata insino a qui circa la impresa perché è così necessaria come mai, poi che questi francesi hanno trovato aperta quella strada di Cremona.
A V. Ex.tia basando le mani in bona gratia mi raco.do.
In Roma, il p.o de X.bre MDXXJ. A VJ hore di notte.
A VJ hore di nette V. Ex.tia
Di V. S. Ill.ma Devoto
[…] ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r e Patron ‹mio il S.r› Marchese de ‹Mantua de› la S. R. E. ‹Cap.no gener›ale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 365.