763. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 19 novembre 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Heri sera che fu alli XVIIJ del presente, hebbi lettere de V. Ex.tia de VIIJ, e XIJ, e XIIJ, pur di questo: e per essere quella de VIIJ vecchia assai, non l'ho mostrata a Nostro S.re. [2] Le altre, benché Sua S.tà pur p.a havesse hauto li medesimi avisi da Monsig.r R.mo lo Legato, questa mattina ho mostrate in la Magliana, dove Sua B.ne se ritrova.
[3] Le lettere de V. Ex.tia sono grate, al possibile, e Nostro S.re sempre mi comette ch'io la ringracij de quanto la scrive, e sop.a questo, poco altro mi occorre che dire, se non della speranza che ha Nostro S.re de la vittoria, la quale hormai tiene per certa. [4] Con la occasione delle lettere di V. Ex.tia, dissi a Sua S.tà ch'io m'havevo deliberato de non importunarla più sop.a il quartiero, perché sapevo bene che lei cognosceva il bisogno; pur volevo ridirgline ancor una parola. [5] È questo: ch'io dubitavo che andando la cosa tanto in lungo, Vostra Ex.tia entrasse in diffidentia che Sua S.tà non l'amasse, e non l'havesse in quello loco che meritava la servitù sua, e le opere che la havea fatte, e tutta via facea per quella, con esponere il stato e la vita, e ciò che l'haveva. [6] E che temevo che questo despiacere non fosse una cosa che troncasse le gambe a V. Ex.tia e gli levasse l'animo per l'avenire; e che non era for di ragione, e che ognuno che havesse sentimento, lo crederia, e ch'io ne sentivo estremo despiacere. E qui mi allargai con molte altre parole in questa sententia.
[7] Nostro S.re mi fece una lunga et amorevole scusa, e mi disse che era vero che mi havea promesso che li primi denari che se sborsariano, seriano quelli di V. Ex.tia ma che quelli che si sono mandati in campo, sono per la paga de' svizeri. [8] La qual cosa quanto importi, sa che V. Ex.tia lo cognosce, e che pensa che lei gli haveria dati de li soi quando la ne havesse, perché la impresa havesse bon exito; e che cognosce optimamente el servitio che quella gli fa, et è per farnegli tal remuneratione, che ancor tutto el mondo lo cognoscerà. [9] E che sa le spese grandi che quella fa, e che la ha raggione a dimandar, e li poveri soldati che sono su la faccione mertano assai, ma che non si è potuto prima. [10] E con molte amorevolissime parole mi disse che pur gli erano venute fallite alcune poste de denari, il che era stato causa che non mi havea dato questi denari in tempo, ma che cert.mo non v'andrebbeno quattro dì ch'io harei la magior parte di questo quartiero in mano. [11] E così mi affirmò più volte, dicendomi ch'io lo scrivessi a V. Ex.tia e ch'io gli scrivessi ancor, che la fosse cert.ma che s'el havesse un figliolo, non lo ameria niente più di quello che fa Vostra Ex.tia, e che di questo la ne vedrebbe presto qualche testimonio.
[12] Questo ragionamento fu lunghissimo, e racontò Sua S.tà quanto honorevolmente gli habbia scritto di V. Ex.tia Monsig.r R.mo lo Legato più volte, e quanto se gli tenga obligato. E qui disse in laude sua molto più che non saprei dir io, e de la liberalità, e del animo, e de la cortesia, e del sapere, e prudentia che la mostrava. [13] E questo medesimo ha detto più volte Sua S.tà in presentia de ognuno; e non è qui Car.le né gentilhomo che non lo confirmi. E per contento di V. Ex.tia gli dico, che credo che da cinquecento anni in qua, non sia stato in Italia S.re alcuno che in questa età, habbia portato quel nome che la porta lei. [14] Dicolo, acciò che la se ne alegri, e che la cognosca che la virtù è sempre acompagnata da la laude, e da la bona fama, e che lei in questa guerra in sin qui, ha acquistato più che non vale il stato di Mantua. [15] Io nel animo mio ne sento quella contentezza magiore che si possa imaginare. E questo non dico per adulatione, che non è mia usanza, ma per il vero, e per superabundante piacere del honore di V. Ex.tia, il quale io desidero più che la mia vita.
[16] Io delle cose di qua non ho che scrivergli di novo, perché non voglio dire bugie. Quella tregua di che V. Ex.tia è avisata da Venetia, non è vera, e non si farà fin ch'el PP. non ne sia autore lui; ma chi volesse scrivere le baie che se dicono in Roma, harebbe troppo che fare. [17] Io estimo ch'el vescovo de Nizza, se sia posto a tener scola in qualche loco, e continuamente ‹mandi› qui li soi discipuli, quelli che li pare che siano li più dotti.
[18] Havendo scritto in sin qui ho ricevuto due di V. Ex.tia una pur di XIIJ la sera, l'altra di XIIIJ. Non mi occorre dirli altro in risposta, se non che dimani tornerò alla Magliana, e faròlle vedere a Nostro S.re.
A V. Ex.tia baso le mani, et in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XIX de IX.bre MDXXJ.
Di V. S. Ill.ma
Devoto Servitor
Baldesar Castiglione

[19] Nel ragionamento hauto con Salve, per mostrare a S. S.tà ch'io andava liberamente con quella mi parve dirli una cosa la quale estimai che potesse servire a far instantia per il quartiero, et ancor tentare l'animo di s. s. circa il cardinalato dil s. Hercule, con dire una pura verità. [20] E questo fu che dicendo io che dubitavo che V. Ex.tia non si dolesse di questa tardità dissi ancor che volevo senza rispetto notificare a s. s. una cosa per la quale la potesse comprendere quanto V. Ex.tia havea rispetto a dimandargli cosa alcuna: e però tanto più mi dubitavo che, havendo adimandato tante volte questo quartiero del quale è già passato il tempo, et essendo su le facioni con tanti incommodi e spese, la se attristasse non havendolo hauto.
[21] E la cosa era questa: che havendo inteso io che S. S.tà era per publicare cardinali a questa festa de Natale, scrissi a V. Ex.tia ch'io se a lei pareva suplicarei in nome di quella a sua beatitudine che se dignasse promovere il signor Hercule a questa dignità, e che vostra excelentia me haveva risposto che la non voleva per cosa alcuna ch'io in nome suo facesse tal dimanda, perché la era deliberata non dimandare a S. S.tà mai cosa alcuna con altro che con servirla e con exponere la vita per servitio di quella. E che bene era certa che, quando a S. S.tà pareria che la havesse meritato questa gratia, ge la concederia senza che la dimandasse. E qui dissi a Salve che sua santità non credessi ch'io gli dicessi questa cosa per tentarla, né ad altro fine se non perché la sapesse quanto è il rispetto che vostra excelentia ha de richiederli una cosa che tanto li serebbe grata.
[22] Salve mi rispose che niuna cosa li havea vetato il deliberare di fare cardinale il signor Hercule excetto che lo havere il cio cardinale, il che invero parea pur un poco strano e quasi ingiuria a sua signoria reverendissima; ma che se monsignor reverendissimo fosse mancato che Dio gli ne guardi, in quello punto havrebbe fatto cardinale il signor Hercule. [23] Niente di meno, ancor che la cosa fosse così, ch'io dovevo scriverne a vostra excellentia, e se quella me rispondeva haver pur gran desiderio di questo, e che gli premesse forte, ch'io ge lo facesse intendere che farebbe cosa che li piacerebbe.
[24] Signor mio illustrissimo, questo a me par quasi un invito, di modo ch'io estimo ch'el sia per dover succedere facilissimamente, con molto augmento de la casa et honor de vostra excellentia: sì che parendo a quella, stimarei ch'el fosse bene che la scrivesse una lettera breve a Salve di mano propria, ringratiando sua santità delle amorevoli et honorevoli parole che la usa de lei e del bon animo che la dimostra; oltra di questo supplicarli che la mi desse fede di quanto io li direi, exponendoli un desiderio di vostra excellentia il quale gli è a core quanto altra cosa che l'habbia hauta in animo, sì per exaltatione sua e di la casa come per havere un testimonio appresso tutto il mondo che la servitù che vostra excelentia porta a sua santità gli è grata e cognosciuta per tal qual ella è.
[25] Io poi spero di fare il resto, et vostra excelentia mi faccia rispondere presto, e pensi che questo habbia da essere un legame che astringa Salve a farvi de li altri beneficii: che quando un gran principe comincia a beneficare, sèguita poi per non perdere quello che ha fatto.
[26] A quella di novo baso le mani.

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Allo Ill.mo et Ex.mo S.r e Patron mio il S.r Marchese di Mantua de la S. R. E. Cap.no Gen.ale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 291-292, 345-346 .