759. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 17 novembre 1521

Mag.co etc. [1] Io veggo molto voluntierj le vostre lettere, ma sempre con un poco de timore ch'el troppo scrivere e negociare non vi faccia dispiacere nella sanità: sì che per l'amor de Dio libera me hoc metu, state qualche dì in riposo, e fative ben gagliardo; poi farete ciò che vi parrà. [2] Ho recevute le vostre de X e de XIJ del presente, insieme con quelle di M.a Ill.ma, alle quali respondo per questo spaccio.
[3] Circa la cosa di M. P. Ardinghello, io vorrei pur che la fosse facile: e certo io misurando la liberalità del S.re, e le opere di m. P. passate, e quelle che possono venire, laudarei ognimodo ch'el se gli facesse qualche provisione. [4] Io ne scriverò ognimodo allo Ill.mo S.r nostro, di quel modo che voi me racordate; ma vorrei pur che p.a voi me avisaste la resolutione vostra circa questo. [5] E quando me scrivete circa questo particulare de M. P. fatelo in un post., perché il Papa ha gran piacere di vedere le lettere, et io non vorrei che Sua S.tà vedesse questa parte.
[6] Quello homo che ve disse M. Hieronimo venne per le poste, ma non havea lettere del Car.le: parlava solamente a bocca et affirmava ch'el Car.le gli havea detto che passarrebbeno ogni modo Adda alli XI, et altro non si ha. Nostro S.re sta in estrema espettatione, e se strugge. [7] Delli avisi de Venetia, parmi che habbiate preso bono expediente; io non dirò, o scriverò altramente a m. Statio d'havergli da voi: fatene voi quello che vi parrà bene.
[8] Mi despiace del povero Grossino spogliato e de le nostre lettere andate in sinistro: io mando in questa una notula inclusa de la data de le lettere ch'io ho scritte di questo mese, et il medemo scriverò a m. Statio. [9] Io me dispero per non haver potuto ancor ritrarre il quartiero dallo Ill.mo S.r nostro, ma in ogni modo spero haverlo presto. El desiderio de satisfare a Sua Ex.tia et alla compagnia me preme molto et anco il bisogno mio, ch'io vi prometto ch'io non ho un soldo, excetto che di debito, che a quello cunto, ho parechi ducatj.
[10] Penso che habbiate haute le mie dove sono li mei cunti, e quelle ch'io scrivo al Conte Nicola, e al Thes. siché aspetto mo' de intendere che gli habiate preso qualche forma. Ho ricevuta la vostra, ma non di vostra mano, delle cose fatte dallo Ill.mo S.r nostro, a beneficio de l'impresa, e pigliarò tempo di farla legere al papa.
[11] Piacemi che quel Cap.no turcho habbia fatto questo piacere al Thesaurieri de non condurre la compagnia e piacemi ancor se questa posta tornerà in qualche mia utilità, ciò è ch'el Thes., se metta in animo de satisfare al mio credito. Io non so che scrivervi più in là: qui se sta con bona speranza, et espettatione estrema, et io per hora altro non ve dirò, se non che senza fine me vi raco.do.
[12] A questi dì m. Statio me scrisse che lo Ill.mo S.r nostro haveva ordinato di mandare a donare a m. Gio. Matt. un turchetto de la razza: non so se forsi questo del Leale lo conducessi. [13] Prègovi me avisate se ne sapete cosa alcuna; e s'el viene non vorrei che m. Hieronimo, o alcun di quelli del R.mo legato lo sapessero, perché non lo avisassero a m. Gio. Matt.o, perché io vorrei che li venisse a l'improviso.
[14] Màndovi un breve allo Ill.mo S.re nostro ch'el possi mandare quelle armature al Gran Turcho senza incorrere in censure; non lo indrizzo a Sua Ex.tia, perch'el non capiti male: quando potreti sicurmente mandategelo.
Hebbi il retratto da M.ro Lorenzo che mi fu car.mo, et a voi mi etc.
In Roma, alli XVIJ IX.bris. ||

A M. Gio. Iac.o Calandra


Copialettere, non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, Serie II, busta 23, ms. E, cc. 34-37.