755. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 14 novembre 1521

Mag.co etc. [1] Non resposi heri alle vostre, una de VJ, l'altra de VIJ, perché hebbi una doglia di testa bestialis.ma causata credo da un sole caldis.mo ch'io havevo patito alla Magliana. [2] Questa mattina Dio gratia mi sento bene, e dico circa la tardità de le lettere nostre, che credo ch'el diffetto sia stato in parte di quello cavallaro che voi me scrivete e sono io ben sicuro che le lettere che capitano in mano a m. Gio. Matt.o subito me si dànno. [3] Ma me ne sono state date alcune da la posta dello Imperatore che erano state per camino chi X e chi XIIIJ giorni, e lo errore so io che non era processo di q.a. Ma se m. Statio non le havea date lui alle poste dello Imperatore, quelli a chi m. Statio le havea date, ge le haveano date loro. [4] Ma circa questo non credo che bisogni pigliar altro partito, excepto che dare sempre le lettere che vengono in q.a a m. Hieronimo da Vicenza, che lui le manderà fidatamente, in man a m. Gio. Matt.o, e così haveranno bon recapito.
[5] Il prefato m. Gio. Matt.o, mi ha mostrato un capitolo pur de m. Hieronymo dove li avisa de questi disordinj de le nostre lettere, e lo prega a volermele fare dare subito; ma come io dico, lo errore non è mai processo di q.a. Di questo non occorre dire altro.
[6] Ho ricevuto la pollizza de quelle mie spese. Io ve ringratio de la fatica che pigliate per me; pur ve racordo che per l'amor ch'io vi porto, sete forse obligato a far questo, e tutto quello ch'io farei per voi, che è molto più di questo. [7] Harete hauto la mia e quella del Thesauriere e Conte Nicola; e benché io scrivessi esser debitore de 154 ducati, et otto carlinj, facendo meglio il cunto, pare che non sieno tanti, se colui che ha fatto il cunto, non ha errato. Procurarete mo' di fare quello di che havemo scritto più volte, e governatela voi come vi pare bene. E di questo totum onus ad te reijcio.
[8] Prègovj me racomandiate molto a m. Paulo Iovio, il quale mi piace molto che sia vostro; e se per altra ragione non dovesse essere vostro, dovrebbe perché e' gli è mio, et ogni mia cosa è vostra: ergo… [9] A m. Hieronimo ancor molto me racomandate, e chiaritelo ch'io non pensarei mai ch'el usasse negligentia, non che ne le cose dove è lo interesse de' patronj, ma pur in quelle che a me apertenessero, ancor che questo sii così debile rispetto, come è. [10] De li officij per il mio Gio. Martino, vi prego a non mancare. De m. Mario dispiacemi la sua percossa nella gamba. Pur ogni cosa (se dice) che è per il meglio. Ho visto lo epigramma suo che mi è piacciuto assai: prègovi me racomandiate a.lluj.
Aspetto la risposta della parte di m. P.o Ardinghello, et a voi etc.
In Roma, allj XIIIJ de IX.bre. ||

A M. Gio. Iacomo Calandra


Copialettere, non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, Serie II, busta 23, ms. E, cc. 31-33.