748. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 10 novembre 1521

Mag.co etc. [1] Responderò mo' alla vostra de quattro del presente, e con questa mia màndovj ancor quella ch'io scrivo al Mag.co Thesauriero, secondo il racordo vostro e perché vediate quanto io gli scrivo, ve ne mando la copia qui inclusa. [2] Vedendo la nota del debito ch'io ho alla Thesaureria, e del credito, mi sono alquanto maravegliato, e dubito ch'el non vi sia qualche grande errore. E però ve rimando la medesima nota, acciò che voi la consideriate bene: honne però tenuta la copia. [3] Questo dico perché l'altra volta ch'io fui a Roma, mi partì' da Mantua credo a 14 de Maggio del 1519, e stetti tra Roma et in viaggio sei mesi, vel circa, di modo che tornai al novembre pur del 1519.
[4] Tornato che fui se fecero li mei cunti, e fumi fatta una tassa per le spese, da M. Donato de' Pretj et dal suo compagno, secondo la consuetudine di quello che si dà per boccha e cavallo al dì. E secondo questa tassa io restai creditore penso de 200 ducatj poco più, o meno, li quali ancor che stentassi un pezzo ad haverlj, pur gli hebbi poi. [5] Et credo ch'el Mag.co Thesauriero nostro se ne racordi, perché parendomi che Iacomo da Cofo non me contentasse, ne dissi a Mad.a, e gli operai M. Mario nostro. [6] In ult.o gli adoperaj Carlo da Bologna, il quale me diede esso stesso questo mio avanzo de commissione del Ill.mo S.r nostro, de certi denari de Sua Ex.tia, che lui haveva in mano non so perché. E se bene mi racorda el Thesauriero che hora è, se gli adoperò esso ancora.
[7] Hora vedendo ch'el credito mio, et il debito non sono equali, secondo la p.a posta de Iacomo da Cofo raportata a m. Hieronymo, ancj ch'io resto debitore de g. 929, 17 soldi, mi sono maravigliato, come ho detto. [8] Appresso io vi ho scritto come questa altra volta che io venni a Roma che fu de luglio 1520 smarrì' quello libretto ove facevo tenere cunto de li denarj che me veniano da Mantua, ma li ult.i denarj ch'io hebbi sono però notati. [9] E questi mi forno dati, parte per un Franc.o Ciacio homo del S.r Aluyso da Gonzaga, e forno 68 ducatj d'oro di camera e baiochi 39. E voi me scrivevatj che seriano 75, a soldi 93 per ducato, e ch'io di questi ne dessi al S.r Gio. Thomasso Tucca 25 nel ritorno suo da Napolj. [10] Et io tolsi da Franc.o Ciacio quelli ch'el mi diede, e di quelli gli fecj quetanza; e questo fu a 5 dì di maggio del 1521. Ne diedi poi al S.r Gio. Thomasso, credo, 24 larghi.
[11] L'altra parte mi fu data dal Conte Hanibal Rangone, e questi forno 50 roverinj d'oro remissi a.llui pur dal S.r Aluyso da Gonzaga, et io gli hebbi a 28 de maggio. P.a havevo havutj quelli 12 ducatj d'oro larghi che forno restituiti a m. Marino Carazolo. [12] Dopoi non ho hauto denarj da Mantua se non li 200 d'oro larghi li quali io havevo in mano qui del quartiero. Et ancor che voi me lo scrivesti p.a, li tolsj a X de giugno. Li 200 che mi sono poi stati rimessi dopo la partita del Ill.mo S.r nostro, vanno a cunto de la provisione, e di questo non parlo. [13] Quello ch'io voglio dire si è che su in questa notula sono signatj a 4 di vij.bre: pur questo credo che non importa se non questa variatione de tempi et ancor che le poste del mese di maggio non se acordano.
[14] Tutto questo vi scrivo acciò che lo sapiate, e se vi pare che intendiate per amor mio, come passa quello errore del debito, che appare ch'io habbia al tempo de Iacomo da Cofo, essendo io stato creditore, et essendo stato pagato.
[15] Hor circa questo non mi occorre dire altro: io scrivo al Thesau., tutto il cunto de li 550 ducatj d'oro larghi destintamente. Al Conte Nicola scrivo solamente nota de quelli ch'io ho spesi in soldati, perché non vorrei già che lui per l'officio suo volesse computame questj denarj a cunto de la mia provisione già cominciata come a quello a cuj sta di pagarme per la provisione de lo esser capitanio.
[16] Voi me scrivesti molti dì sono, che vi piaceva ch'io havesse hauto licentia di tenermi tutta la mia provisione e da imbasciatore e da Cap.no sop.a il quartiero dello Ill.mo S.r nostro; et io non mi racordo che Sua Ex.tia nelle lettere sue mi habbia fatto mentione di questo. Se voi ne havete o memoria o notitia alcuna prègovi me lo avisiate, perch'io vorrei farlo ogni modo, ma non senza farne motto a Sua Ex.tia. [17] Credo che potrete mo' sollicitare che se rasettino quelli mei cuntj, et così vi prego a far di quello modo che già più volte si è detto, e scritto. La somma è: ch'io resti creditore di quelle spese straordinarie ch'io ho fatte, et mandate in mie pollice.
[18] Circa a quelli cunti ch'io ho detto di sopra, del tempo de Iacomo da Cofo scrivo al mio fattore che ve ne parlj, perché credo che luj ne habbia qualche scrittura, o al men memoria.
Altro non mi occore se non etc. E voi state sano. Per vostra fede il pp. è la Magliana e starà tutto dimani, che è il dì de S. Martin.
In Roma, alli X de IX.bre. ||

A M. Gio. Iacomo Calandra


Copialettere, non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, Serie II, busta 23, ms. E, cc. 24-29.