744. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 9 novembre 1521

Mag.co etc. [1] Ho recevuta la vostra de duj del presente, l'altra de IIJ, l'altra de IIIJ. Et respondendo alla p.a circa la cosa de li cuntj mei, dico che me pare ch'el Mag.co Thesauriere nostro habbia ragione in stare sospeso sop.a li 154 ducatj in una posta, e 70 in l'altra de farne la quietanza, non havendone comissione alcuna. [2] Ma come scrivete voi, non credo che debba esser difficile il farlo, per via de Mad.a Ill.ma o del S.re, e questa cura ha da esser vostra in mio servitio, con pigliarlj quello espediente che a voi parerà: è certo ch'io gli ho spesi. [3] De la quetanza generale che dice il Mag.co Thesauriero che serebbe bene fare da l'un canto e da l'altro, io non vorrei altro che questo, ma vorrei che quelli denarj ch'io ho spesi, extraordinariamente, il cunto de' qualj, vi ho mandato, mi fossero restituitj. [4] E medesimamente quellj 70 ducatj, li quali io havevo tolti in prestito, p.a che mi fosse costituita la provisione, et ancor ne sono debbitore a chi me li prestò.
[5] Io come per un'altra mia ve scrissi, ho speso più de ducento ducatj, mandatime da m.a mia matre, e di questo lei ne pò essere bon testimonio; questo dico perché non si creda ch'io ne voglia fare avanzo. [6] Li 154 ducatj et otto carlinj ch'io in verità ho spesi, de li quali non appare comissione del S.re, parmi bene che sia ragione che la se pigli da Sua Ex.tia, o da Mad.a Ill.ma, et in quel modo se faccia la quetanza generale, lassando vivo il mio credito de quelle spese extraordinarie, e di quelli 70 ducatj prestatj. [7] Perché chi me li volesse mettere a cunto de la provisione, mi tratteria male, perch'io vi prometto che non ge ne vole un quattrino manco, di quello ch'io ho; et in sin a questa hora ho parechi ducatj in prestito, ma renderogli subito ch'io habbia il quartiero.
[8] Io circa questo non dirò altro, parendomj quasi che le cose mie, siano tanto di vostro interesse quanto de mio proprio: e tutto quello che farete in mio beneficio serà ben collocato; e s'io havesse denarj ve prometto che non ne dimandarej. Fate voi, e rassettatela come meglio potete.
[9] Circa li mei versi de Cleopatra gran favore hanno hauto essendo piaciutj a M.a Ill.ma. Io non posso se non dire che ve ringratio del havere preso occasione de farme questo honore e basare le manj de Sua Ex.tia de quella bona opinione, che non potria esser così picola che non fusse magiore de li meritj mej.
[10] Voi me scriveti che aspettate risposta da me delle vostre de XIIIJ del passato: io pur ve risposi. Pur ho di novo cercate le vostre di quello djo`, e trovo che non ne ho altro che una non molto lunga, e la continentia è circa quello officio ch'io vorrei per il mio Gio. Martino, e di quello cavallaro che se smarì alla Pioppa, e non altro. [11] Honne ben una di quel dì di vostra mano, ma in nome de M.a Ill.ma circa la securtà del Co. Io. Fermo, e responsiva a me, di quello ch'io havevo scritto del avisare in q.a de le cose del campo. [12] Honne poi de XV un'altra non di vostra mano, nella quale è di poco altro mentione che di quelli mei cuntj, siché io non so a che me rispondere, havendo ancor largamente scritto sop.a le cose di M. Pietro Ardingh. Se me avisarete più chiaramente responderòvi.
[13] Nella vostra di IIJ del presente me scrivete l'alteratione del Conte Io. Fermo; io non mi ellego de dirne al Car.le di Como, perché forsi la cosa pigliarà verso p.a ch'el scriva in q.a, e scrivendo, forsi le lettere capitaranno in man mia, et alhor dirò qualche cosa. [14] Alla vostra di IIIJ che è breve non mi occorre dire altro, se non che alle alligate ho fatto dare bon ricapito: e prego voi fare il medesimo di queste, max.e di quella che va a Ferara, perché è importantia d'un beneficio.
Et a voi di core sempre etc.
In Roma, alli IX de IX.bre. ||

A m. Gio. Iac.o Calandra


Copialettere, non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, Serie II, busta 23, ms. E, cc. 17-19.