718. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 27 ottobre 1521

‹Il›l.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Questa mattina ho ricevute le lettere di V. Ex.tia de XXIIJ del presente, et hone anco in quel medesimo punto recevute altre de XIIIJ alle quali per essere tanto vecchie non mi occorre dire altro, se non che queste di XIIIJ mi sono venute per la via de le poste de lo Imperatore, che mai non stanno per camino meno de diece o dodeci dì. [2] A quelle de XXIIJ, che sono fresche, dico che con mio despiacere e fastidio grand.mo ho inteso la instantia che fanno li homini d'arme de V. Ex.tia de volere il quartiero, et il volersi partire se non lo hanno subito: che in vero a me non pare ch'el tempo sia passato di tanto che non potessero aspettarlo un poco e max.e che non si manca dal canto di q.a de farne ogni diligentia, e da Nostro S.re perch'el sia presto insieme, e da me con S. S.tà acciò ch'el mi sia dato presto.
[3] Ma a questo è sopragionto questa disgratia che né heri né hoggi io non ho potuto sollicitare questo negocio, perché come scrissi heri a V. Ex.tia, la indispositione di Nostro S.re ancor che non sia di periculo alcuno, è tanto fastidiosa che non si pò dire più, per la passion che li dà, che è, perché le hemoroide se gli sono indignate, e fin che non si sfogano, li dànno gran fastidio di modo che S. S.tà queste due notte passate, non è stato senza un poco d'alteratione di febre; ma il male è il non trovare loco né da sedere né da stare colcato che bono sia.
[4] Questa sera (Dio gratia) Sua S.tà è alquanto alleviata e li medici pensano che alla più lunga in dui dì debba esser senza questo fastidio, il quale sempre che quelli humori callano in quel loco, fa questo medesimo effetto, e tiene questo […] e. Se in campo fosse detto altramente, V. Ex.tia sappia che questa è la pura verità. [5] E perché io so certo che non ha da esser altro, il maggior despiacere ch'io ne s‹ento è› il non potere sollicitare questo negocio de li denari, poi ch'el periculo vi è tanto […] e del danno e vergogna de N. S.re et anco di V. Ex.tia. Ma il PP. ha questo […] che non è homo che gli osasse parlare d'altro che di piacere. [6] E m. Gio. Matt.o questa n‹otte› non gli ha voluto mostrare le sue lettere de XXIIJ, per non vi esser dentro cosa al‹cuna› da fargli crescere l'humore melancolico, et io ancor ho fatto il medesimo.
[7] Ma se questi homini d'arme sono pur così deliberati, parmi che sia bene che V. Ex.‹tia› faccia intendere questo periculo a Monsig.r R.mo lo Legato, e lo preghi ch'el la servi di tre o quattro milia ducati, per dare meggio quartero, se non si pò il tutto. E fra tanto io non mancherò, e manderò ogni modo tanta somma che V. Ex.tia potrà restituirli. [8] Et io son certo che a tal bisogno Monsig.r R.mo non sia per mancare, perché questo serebbe un vituperio troppo estremo, e da far ridere francesi, e tutti li inimici del PP. E Sua S.tà serebbe tanto di mala voglia di questo, quanto di pochi altri disordini che li potessero intervenire al mondo. [9] Sì che di gratia V. Ex.tia faccia ogni cosa acciò che questo non intervenga, e per il PP. e per sè stessa. Io tengo per certo che Monsig.r R.mo habbia pur bona somma de denari seco, e con questo modo si rimediarà.
[10] Della tardità di questi svizeri ognuno sta con fastidio dal canto di qua, e pur si aspetta che monstro habbia da nascere da questa tanta dilatione: Dio faccia il meglio.
Io non dirò altro, se non che a V. Ex.tia baso le mani, et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XXVIJ de VIIJ.bre MDXXJ.
Di V. S. Ill.ma
Fidel Servito‹r›
Bal. ‹Castiglione› ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r e Patron mio il S.r Marchese de ‹Mantua d›e la S. R. E. ‹Cap.no gen›erale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 320-321 .