666. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 28 agosto 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Hebbi le lettere de V. Ex.tia de XX del presente, e perché per il più la continentia di esse era circa la cosa della Concordia, feci intendere il tutto a Nostro S.re, il quale subito mandò m. Giohan Matt.o a parlare a D. Giohanni dicendogli che S. S. non volesse dare questa mala contentezza a V. Ex.tia de mostrare questa diffidentia di lei, atteso ch'el servitio che la facea ogni dì, e con la persona e col stato, era tale che succedendo la impresa felicemente, si potea dire ch'el fosse per cagion di quella. [2] E che Sua S.tà se gli tenea molto obligato e pensava ch'el medesimo fosse l'imperatore, e che non li parea bene che in cambio de remunaratione, si desse questo despiacere a V. Ex.tia con molte altre ragioni.
[3] Le quali tutte udite, non fecero altro frutto, se non che D. Giohanni rispose che lui non si volea mutare di quello che havea scritto. Di modo che Nostro S.re ne è restato con tanto fastidio quanto io l'habbia veduto da un pezzo in qua, perché da un canto non vorrebbe discompiacere a V. Ex.tia, della quale parla come de l'anima sua, e con tanta laude, quanto io non posso esprimere; da l'altra, questo vecchio è tanto ostinato, ch'io non cognosco modo de acquetarlo, se non si rende questa Concordia: e li tempi non sono né per l'uno né per l'altro de dare principio a rottura alcuna.
[4] Però il PP. che pensa prudentemente vorrebbe che V. Ex.tia gli facesse questo piacere de lassar andare questa cosa per amor suo, ch'io gli prometto che S. S.tà gli ne sentirà grand.mo obligo, e reputerà questo un gran servitio. E penso che la gli ne faccia scrivere a m. Gio. Matt.o. [5] Però S.r mio laudarei che V. Ex.tia secondo che ha fatto il più, facesse ancor il meno: perché non è così gran cosa, che il PP. non si prometta d'havere da lei, et io vorrei che quella ogni dì li accumulasse nove obligationi, le quali un dì potriano tornare a danno del Co. Gio. Franc.o; sì che quella mi perdoni s'io gli dico liberamente el parer mio.
[6] Nostro S.re ha hauto piacere vedendo il fine della lettera sua, dove fa mentione del S.r Prospero, e del S.r Comissario, così honoratamente.
[7] Ho ricevuto un'altra de V. Ex.tia de XXIIIJ, et una de m. Statio, nella quale accusa havermi scritto de XXIIJ, e queste non ho io haute; ma intendo da m. Gio. Matt.o un nostro cavallaro esser stato preso, e penso che quello plico de mie lettere, se sia perso con quello. Però essendovi cosa de importantia, la se degnerà farmela replicare.
[8] Laudarei ancor che qualche volta la mi facesse scrivere qualche suo parere, e determinatione sop.a la guerra, perché ognuno si fa honore di quello che pò, et io pigliarò sempre occasione di fare el medesimo per Vostra Ex.tia, dove potrò. [9] Qui si sta in grande aspettatione de sentire qualche cosa de sustantia fatta da lo exercito: so ben che da V. Ex.tia non mancherà, e di questo è ancor chiaro il PP.
[10] Le cose de lo Imperatore procedeno felicemente dalle bande di là, che dui exerciti sono fatti: l'uno conduce Franc.o Secchino, e l'altro il D.ca di Nansao, e passati in Franza. Roberto della Marchia è venuto alla misericordia dello Imperatore: sua M.tà l'ha accettato, ma non però restituitoli il stato. [11] Delli svizeri, se ha speranza che quelli che sono in campo de' francesi, seranno revocati. Spèrassi ogni modo ch'el Car.le de Sion venirà col D.ca de Barri, e bon numero de svizeri.
Altro non mi occorre, se non che a V. Ex.tia basando le mani, in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XXVIIJ d'agosto MDXXJ.
De V. S. Ill.ma
Humil Servitor
Bal. Castiglione ||

Al Ill.mo et Ex.mo S.r et Patron mio, il S.r Marchese ‹di Mantu›a de la S. R. E. Capitaneo generale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 260-261 .