661. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Roma (RM), 20 agosto 1521

Molto Mag.ca Mad.na mia matre honor. [1] Responderò con questa sola alle de V. S. de 6 e 7 e X e XVIJ del presente, et alla p.a dico ch'io laudo tutto quello che ha fatto V. S., così circa el Daciano come circa le altre cose di che la ha disposto, e max.e del haver satisfatto al D.ca di Ferrara, al quale io non credo de raggione esser obligato a pagare di quello anno che non era compito. Pur se di questo V. S. intenderà cosa alcuna, la me ne potrà dar un poco de aviso.
[2] De quello Fidele, me despiace ch'el mostri haver così poco respetto. V. S. li pò fare intendere ch'el non voglia usare termini for di raggione, perché la forza non se gli comportaria, con quelli modi che a V. S. pareranno. [3] Io ho piacere che Pantaleone sia tornato, per amor di Camillo: il quale desidero che cominci ad attendere alla scola, e vorrei ch'el cominciasse ad imparare l'alphabè greco, perché gli puttini così imparano una cosa come l'altra, et glì a Mantua ce serà chi gli mostrerà, e venirà ogni di lì in casa a mostrarli. E se V. S. se ne consiglia con m. Gio. Iacomo Bardellone, lui gli darà il modo.
[4] Io Dio gratia sto assai bene a servitori, cosa insolita a me. Uberto nostro ritornò in letto per la sua gamba, e se così havesse fatto a bon hora, serebbe guarito prima, perché in otto dì che e' gli è stato in letto, è guarito benissimo, e camina e cavalca, e non ha più mal alcuno.
[5] Piacemi ch'el Co. Marcantonio sia andato in campo, et habbia visitato el S.r Marchese e quelli altri Cap.ni. Saprei voluntieri che promisse gli sono state fatte dal canto di là, perché se la impresa nostra procede bene come io spero, io credo de fargli un bon servitio. [6] E vorrei che V. S. facesse intendere a m. Gio. M.a ch'el pensier mio è questo: de fare ch'el S. D. Gio. Emanuello el quale ancor che sia ambasciatore qui, è anco locotenente del Imperatore in Italia, e comanda ad ognuno, comandasse al S.r Prospero, e a tutti li Cap.ni che pigliandossi el stato de Milano dessero Montechiarugulo al Co. Marcantonio, il patre del quale ne fu spogliato de facto dalli nepoti; e poi se loro pretenderanno raggione che è contento de stare a iustitia con loro. [7] E bastami l'animo de fare ch'el PP. serà propritio in questa materia, et ancor ch'el Imperatore confirmarà, ciò che farà D. Giohanni. Son certo ancor che lo Ill.mo S.r marchese non mancherà al Co. Marcantonio.
[8] Quella me avisi se a m. Gio. M.a pare ch'io faccia questa offerta del voler star a raggione, hauto che s'habbia la possessione del loco. E quando le cose se astringeranno, s'el fosse possibile, me piaceria ch'el Co. Marcantonio stesse continuamente in campo, il che li serebbe poca spesa, essendogli lo Ill. S. Giohanni suo cio. V. S. me risponderà sop.a questa materia, e la pò dire a m. Gio. M.a, ch'io non sono per mancare al Co. Marcantonio più di quello ch'io farei a me stesso.
[9] Noi siamo qua assai alegri intendendo la passata de questi tedeschi, nelli quali pare che consista la nostra vittoria: il che Nostro S.r Dio conceda.
Altro non dirò se non che a V. S. mi raco.do, et a tutti li nostri.
In Roma, alli XX de Agosto, MDXXJ.
Desidero di sapere ciò che si è mai fatto del mio horlogio cominciato.
Di V. S.
Ob. Fi.
Bal. Castiglione ||

A la molto Mag.ca m.a mia Matre hon. Madonna ‹Alovisa› Gonzaga da ‹Castiglio›ne


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 354-355 .