641. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Roma (RM), 24 luglio 1521

Molto Mag.ca Mad.na mia matre honor. [1] Alla lettera de V. S. de XVJ del presente, respondendo, dico ch'io non ho minor desiderio de vedere lei, e tutta la casa, che lei s'habbia; ancor che quando mi racordo non li dover trovar quella poverina che gli lassai, l'animo me abhorrisse, e mi commovo tutto. Pur non si pò altro. [2] La mia venuta non so quando serà: se fosse secondo el mio desiderio vorrei che la fosse a meggio settembre, per vedere V. S. e gli altri, e rassettare quelle cose che la dice desiderar de veder rassettate. [3] Poi vorrei tornamene a Roma, e starvi qualche dì. E perché ho un poco più de tempo che non soglio haver scrivendo, che hoggi creddo non mi occorrerà altra facenda, dirò un poco più largamente, ben pregando V. S. che quello che gli scrivo voglia tenerlo presso di sé.
[4] Lo Ill.mo S.r Marchese mi ha fatto offerire queste 50 lance, la quale cosa in vero è di grande honore, et io cognosco che Sua Ex.tia l'ha fatto molto amorevolmente, del che io gli sono molto obligato. Pur ritrovandomi io in qualche desordine de debitj, cognosco che questo mi serebbe più presto danno che utile: che mi bisognerebbe spendere del mio grossamente. [5] Appresso io sono uscito de pueritia e le fatiche mi sono più noiose che non solevano esser, et io so che fastidio è governare gente. [6] Oltre di questo, se allo Ill.mo S.r marchese venisse mai in animo darmi qualche remuneratione delle fatiche mie, che pur sono redute ad honor de Sua Ex.tia, voglio ch'el sia d'altro che de 50 lance, perché q.to io lo reputo fatica, e non premio, e se le volessi in altri lochi, credo che non mi mancariano. Ma quel poco tempo ch'io ho da stare al mondo, non vorrei mangiar più panem doloris.
[7] Però havendomi fatto intendere lo Ill.mo S. Mar. con molte amorevol parole, et honorevoli, haver bisogno di me a Mantua, alla guerra, a Roma et in ogni loco ove li occorre a far facenda alcuna, et pregatomi ch'io sia contento de ellegermi quello loco e quel negocio ch'io desidero più, e che più conosco esser proffitto de S. Ex.tia, io mi ho elletto el star qui in Roma, considerando questo esser el più importante loco per quella, et ancor dov'io gli possa far magior servitio. [8] E forsi qualche utile a me, per molti rispetti, atteso ancor che questa stantia molto mi piace, et holli de li amici assai, grandi, e qualche introductione con questo principe, che a qualche tempo potrebbe giovare a me et ad altri. [9] Oltre di questo, non è persona che m'habbia invidia qui, né che cerchi ruinarme, né vi sono le factioni né parti, né mi è forza veder talhor delle cose che vanno come io non vorrei. [10] Per tutti questi rispetti a me è parso bene fare questa ellectione, sì che prego V. S. a contentarsene essa ancora, che per qualche mesi io stia qui: che poi Nostro S.r Dio (spero) mi darà gratia de tornarmene con qualche satisfacione. E fra tanto li mei puttini, e la casa stanno meglio in mano de V. S. che non farebbono di me.
[11] Quella ha inteso una parte del animo mio: la prego a non parlarne, se non con chi li par de potere parlare confidentemente. Così se gli occorre poter dar via el Daciano, et ancor quelli altri dui cavalli giovani, mi piacerà, benché dubito che non siano ancor in quel termine che hanno da venire; e perché non so come siano boni non posso ancor dire del precio, ma il tutto rimetto a V. S. Hercule è lì, che se ne intende pur. [12] Non voglio ch'el se dia via quel gianetto grande, e vorrei che se conservasse quello ch'io ho promesso al Co. Marcantonio, o uno de quelli giovani, se paresse che fosse a suo proposito. E piacemi che lo allogiamento si venda, e del precio me rimetto a V. S. Circa questo non mi occorre dire altro.
[13] Piacemi che V. S. faccia fare li officij per la bona anima della mia poverina, a S. Francesco a S.ta Agnese e S. Jacomo, e faccia le ellemosine. Del modo me rimetto a.llei: che siano honorevoli, e non passino ancor el termine, acciò che non paia a quelli di là che noi vogliamo esser troppo gran maestri.
[14] Havendo scritto in sino a qui, Giulio è venuto sano e salvo col cavallo, che mi piace assai. Le lettere sono tanto vecchie che non accascha responderli. Ho ancor ricevuto quella di V. S. di XIX del presente, et insieme altre de lo Ill.mo, per le quali Sua Ex.tia mi fa intendere volere ch'io accetti la compagnia, e che la faccia governare da locotenente: e così farò. [15] Hebbi la lettera da m. Carlo Ghisi che V. S. mi avisa, et era la risposta de la mia. Ho hauto la lettera d'Hercule con la supplicatione inclusa: per el p.o gli responderò. Harò char.mo che la S.ra D.ssa mandi quello che V. S. gli ha dato. [16] Come siano un poco calate queste cose ogni modo manderò un qualche animaletto a Camillo, il quale io ancor vederei voluntieri.
[17] Ancor ch'io scriva ch'el non si venda el gianetto grande mio, sel accadesse chi lo volesse pagare bene, me piaceria ch'el se gli desse: si potrebbe dimandare cento cinquanta, e star su cento e vinti; et ancor cento larghi, benché parerà strano ch'io novo cap.no, venda li cavalli, dandosi via quello et il Daciano. Non vorrei che se dessino quelli dui poletri.
Altro non dirò, se non che a V. S. mi raco.do.
In Roma, alli XXIIIJ di luglio MDXXJ.
Di V. S.
Ob. Fi.
B. Cast. ||

Alla molto M.ca M.a mia matre hon., M.a Alovisa Gonz.a da Castiglion etc. In Mantua


Missiva autografa. Bergamo (BG), Civica Biblioteca Angelo Mai, Sezione Manoscritti, 67 R 5.