637. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 20 luglio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Dolmi che le mie de 6 del presente siano venute così tarde: spero da qui inanti andaranno con più diligentia, perché se gli è preso un altro ordine. Ho ricevute quelle di V. Ex.tia de XIIIJ et insieme le alligate alli R.mi Flisco e Grassis; non le ho per ancor date: daròlle hoggi, e farò quanto quella mi commanda.
[2] Le genti del Reame che vengono alla impresa de Lombardia, vanno un poco lente, e credo per altre mie haverne accennata la causa a V. Ex.tia, pur penso accelleraranno più, et a quest'hora estimo che habbino passato Senogaglia.
[3] Io subito che hebbi le lettere de V. Ex.tia de XIIIJ, fui a Nostro S.re el quale è andato a stare in Castello, e li diedi la maggior parte delli avisi che la mandò con quelle. S. S.tà gli ha quasi tutti conformi. E di più: che francesi qualche volta bravano, e qualche volta mostrano grand.ma viltà, e che mons.r de Leschu ha richiesto denari a Parma. [4] Ha poi S. S.tà per lettere duplicate pur di Franza, che franzesi hanno hauto grand.mo danno nel regno de Navarra, e che con perdita de gente assai, e de artigliaria hanno abandonato quella impresa. [5] Il che essendo così, è cosa de grand.mo momento. Nostro S.re tiene che le cose di qua gli debbano andare secondo che S. S.tà desidera. È vero che in ogni sua actione è un poco lento, pur V. Ex.tia stia sicura che non si mancherà delle cose opurtune.
[6] Io con la occasione de li avisi di quella, racordai a S. S.tà el denaro, et ancor tocchai una parola di quella baia che me scrive el Castellano che se dice lì, ch'el S.r Prospero habbia a commandare a V. Ex.tia, benché di questa per Magron n'habbia scritto a bastanza. [7] Nostro S.re mi disse che hoggi o dimani li denari seriano come a ordine ogni modo, e me li darebbe subito, ciò è il resto del quarterone, et il modo de far li mille fanti de la guardia de V. Ex.tia; e che quella stesse di bona voglia che havea hauto risposta che sei milia lanzcheneche se haveriano, e seriano presto in esser. [8] Dua milia fanti italiani, se fanno di qua: è stato espedito Franc.o Salamone per 500, el Cuio per non so quanti; gli altri Cap.ni non gli conosco.
[9] Alla cosa del S.r Prospero, il PP. tornò a dire de questi maligni che hanno sparsa questa fama, che V. Ex.tia non li ascolti. E replicòmi quello ch'io gli ho scritto, ciò è che vole exaltarla, non abassarla: e dissemi che per quello ch'io l'altro giorno gli havevo detto, dubitandosi ch'el S.r Prospero forsi non pensando, havesse detto qualche parole che se potesse tirare a questo, gli ha fatto parlare, e ch'el S.re Prospero ha risposto che non ha mai detto tal parola, e che è servitore de V. Ex.tia, et è per mostrarlo sempre. [10] E che dove occorrerà, lui dirà el parer suo a quella, e lei farà quello che gli parerà, con molte bone et amorevoli parole. Sì che V. Ex.tia non se ne pigli fastidio, che in arbitrio d'ognuno, è sempre di levare novelle.
[11] Qui ancor si è levata una baia, ch'io ho detto al PP. da parte di V. Ex.tia che S. S.tà se tenga il suo Capitaniato, che voi non lo volete, e che la ringratiate della bona mente, ma che non volete partirvi di Mantua, e ch'el PP. mi ha fatto un gran rabuffo, e minacciatomi. [12] E queste bugie, si dicono in Roma, dove in una hora se pò chiarire che non è vero. V. Ex.tia sia certa ch'el PP. usa così amorevoli parole, e con tal modo, ch'io non credo inganarmi che se la li fosse figliolo, non farebbe altrimenti.
[13] Io non ho per ancor potuto intendere da m. Angelo da Cesis il loco e la provision ch'el vorria per quello S.re Onofrio, né meno dal Germanello. Il Co. Aniballe, et il Co. Ludovico scriveno a V. Ex.tia per un suo parente napolitano, il quale io cognosco per altro tempo, et ha fama d'esser valente, e certo credo che sia bon giovane. [14] Io ho fatto instantia di sapere il loco e la provisione ch'el vorrebbe: se rimette in tutto a V. Ex.tia, e fa più caso de un poco de grado che d'altro, come serebbe el governo de XXV cavalli ligieri, o vero una insegna d'homini d'arme. [15] Credo che de la provisione se contenterà de 150 de carlini, benché non ha mai voluto specificare. Questi S.ri Rangoni sonno molto servitori di V. Ex.tia e mertano esser compiaciuti da lei.
[16] Èvene ancor un altro, del quale i'ò optima informatione de valente, e prattico e discreto, che se dimanda Fabritio Signorello da Perugia, e credo che V. Ex.tia lo conosca, et habbia un suo fratello a soi servitij. Un altro suo fratello sta con venitiani, e dimandasi Baldesar Signorello. Da questo non ho ancor potuto intendere né il loco né la provisione, né altra cosa che un gran desiderio de servire V. Ex.tia. [17] E perché io ne ho optima informatione, e credo ch'el sia per contentarsi de non molta cosa, et è homo che ha de gli amici assai, et è in bon credito tra soldati, lo raco.do a V. Ex.tia, che son certo che la ne serà servita. [18] Èvene ancor un altro che ha un fratello che sta col PP. che si chiama Marcantonio Trincho, romano. M. Serapica mi ha racomandato questo: intendo che è bon giovane; V. Ex.tia se dignerà respondermi de tutti questi.
[19] Per ancor non ho potuto havere homo d'arme alcuno. El S.r Renzo credo habbia presentito ch'io havevo pratticha d'haverne alquanti de quelli che forno soi, e mi ha interrotto. S. S. sta a Cere, e non fa altro che se intenda. Spero d'haverne, et havendone o no, faròllo intendere a V. Ex.tia.
[20] Io ho discorso nel animo mio tutti li cavalli di Spagna che sono in Roma; non trovo cosa che mi piaccia. Sònovi da dui o tre gianetti del Reame, ch'io li vederò, e ne avisarò V. Ex.tia. [21] Monsig.r R.mo Cibò si dole fin al core, non havere il suo turco grande che lo harebbe mandato subito a V. Ex.tia; ma sono da circa dodece dì, che lo mandò al S.r Lorenzo suo fratello. [22] Ma dice ch'el S.r Lorenzo è così servitore di V. Ex.tia come lui, e che la mandi a vederlo ove è, e piacendogli che la lo richiegga al prefato S.r Lorenzo: che e di quello, et d'ogni altra sua cosa quella è patrona.
Altro non mi occorre, se non basando le mani de V. Ex.tia, racomandarmi in bona gratia di quella.
In Roma, alli XX de luglio MDXXJ.
Di V. Ex.tia
Humil Servitor
Bald. Castiglione

[23] Al postscripta de V. Ex.tia ho quasi risposto per una mia al Castellano, per la occasione delli XXX homini d'arme, che richiedeva monsig.r R.mo lo legato. Ma perché quella continuamente con la sua infinita cortesia, e bontà, mi mette al core novi legami d'obligatione, dolmi non haver molte vite, e molte persone: che con una sola non mi pare poter paghare el debito ch'io ho con V. Ex.tia. [24] Pur spendasi quel poco che gli è. E certo, ancor ch'el mio desiderio (come ne l'altra mia scrissi) da un tempo in qua fosse de riposare, e retirarme da ogni fatica totalmente, così del animo come del corpo, parendomi che la fortuna m'havesse dato poca contentezza de i mei travagli, ch'io ho passati in quella età, che li toll‹er›a legiermente, e per provare se forsi trovavo meglior stato nella quiete, la quale hormai mi è debita, per esser uscito de la gioventù, non ho mai deliberato di me stesso cosa alcuna, che non habbia sempre riservato el servitio e la voluntà di V. Ex.tia. E così riservo ancora, e riservarò in ogni tempo, et il medesimo ho scritto per l'altre mie a m. Gio. Iacomo.
[25] Vedendo poi novamente che con tanto respetto la mette in arbitrio mio el servirla dove, e di che modo me pare, non potendo per hora far altro gli ne baso le mani, e dico ch'io credo che sia de qualche importantia al servitio suo il star mio qui in Roma, appresso Nostro S.re per quelle cause che essa medesima cognosce e dice, et per haver io ancor quel adito con Sua S.tà che pur la s'è degnata darme, et essendomi creduto da lei quello che me occorre dirgli.
[26] Però S.r mio, quando a quella piaccia ch'io la serva in questo, estimo in verità che sia il maggior servitio ch'io gli possa fare per hora, e parmi che di ciò le cose passate possino fare assai bon testimonio. [27] Tengo ancor che debba esser con minor fatica mia che alcun altro travaglio ch'io potessi pigliare, havendo già guadagnato presso di questo principe un poco d'autorità: sì che minor mia fatica, e servitio magior de V. Ex.tia non cognosco di questo. Le occasione poi de' tempi faranno continuare o mutare quella secondo il bisogno.
[28] Io ho detto l'animo mio: quella disponga mo' come li piace, che in questo loco, e con l'arme, e senza, io sono per servirla tanto che la vita mi dura, né lei saprà mai trovare officio o grado di sorte alcuna così faticoso ch'io, quando cognoscerò l'animo suo, lo rifuti.
[29] Et ‹in› bona gratia sua basando le mani mi raco.do.
Il medesimo Servitor
di V. Ex.tia
[30] Io credo che in ogni evento V. Ex.tia cavalcarà: che se li francesi faranno testa, serà necessario; se ancor se ne andassero, quella andrebbe a Milano a condurre il D.ca de Barri in casa sua, si pò dire a nozze.
[31] M. Ptolomeo, fa molte prattiche acciò che Nostro S.r mi parli, e commetta che per sua parte lo raco.di a V. Ex.tia. Ma io ho tagliati i passi, tanto che S. S.tà non me lo commetterà.

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Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 218-220.