635. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 18 luglio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Heri hebbj la lettera de V. Ex.tia de XIJ del presente, con la copia di quella che la scrive a monsig.r R.mo de' Medici, e con la lettera del X.mo, e subito me ne andai a' piedi di Nostro S.re il quale lesse la lettera del re dicendome qualche parole delli officij che sua M.tà per il passato havea fatti contra V. Ex.tia, discordanti molto da questa lettera. [2] Appresso Sua S.tà me disse che poco p.a havea hauta da monsig.r R.mo la lettera propria che V. Ex.tia gli havea scritta; pur rilesse di novo la copia. Dipoi mi disse che havea grand.mo piacere che m. Marchio fosse passato sicurmente, e che sperava che l'andata soa serebbe de utilità. [3] Poi mi disse che havea fatto scrivere a monsig.r R.mo che facesse intendere a V. Ex.tia che s'el S.r D.ca di Ferrara volea esser quello ch'el dovea, che S. S.tà era per fargli beneficio e piacere, e che havea charo che V. Ex.tia se intromettesse in questa pratticha, perché l'havea presa per figliolo, e tutte quelle cose che la farebbe per man sua, le farebbe con amore, e tutte le opere bone desiderava che passassero per meggio di quella.
[4] E qui se allargò molto liberamente dicendomi d'onde processe quello mottivo della Concordia, che in effetto, era per Ferrara, e medesimamente queste baie che se sono dette adesso, onde sono processe: e credo che S. S.tà m'habbia a punto detta la cosa come sta. Appresso mi disse parecchie cose nelle quali se doleva del S.r D.ca di Ferrara, d'alcuni modi che S. Ex.tia havea tenuti con poco rispetto de S. S.tà.
[5] V. Ex.tia harà haute le lettere de monsig.r R.mo, però io non dirò più altro, se non che la conclusione, la quale se pò poi trattare come piacerà a V. Ex.tia et a m.a Ill.ma, si è che s'el D.ca di Ferrara assicura Nostro S.re de le cose di Modena e di Rezzo, Sua S.tà assicurerà il D.ca delle cose di Ferrara, con tutti li modi; altramente non vi è ordine. E questo mi ha commisso a punto S. S.tà ch'io scriva a V. Ex.tia.
[6] Il PP. mi disse ch'el si era mossa pratticha de dare una sua nipote al figliolo del D.ca di Ferrara, dil che S. S.tà ne ringraciarebbe Dio, e lo desiderava, ma che non voleva mostrare de dargli in dote le terre de la chiesa, e che non sapeva come poter con honor suo, dar via quello che quando fu fatto PP. trovò che era de la chiesa. [7] Dissemi che V. Ex.tia confortasse el S.r D.ca di Ferrara a non far disordini, e che niuno li dava fastidio, e che quelli che fanno le paccie nel tempo della guerra, le cognoscono poi quando se fa la pace. [8] Et io son certo che se Sua S.tà volesse esser amico di Franza che francesi lasserebbono Ferrara, e mille Ferrare. Piacia a Dio ch'el S.r D.ca se accomodi a quello che ho detto, per quiete e securezza di Sua Ex.tia, che altramente è cosa periculosissima. [9] E credo che la ragione voglia che M.a Ill.ma, e V. Ex.tia ne facciano ogni opera, e lo confortino con ogni instantia a farlo. E Dio mi concedi gratia di vedere questa reintegratione, e max.e condotta per meggio di V. Ex.tia. Altro non mi occorre sop.a questo.
[10] Nostro S.r sta di malissima voglia per le cose de Ongheria, perché il Re gli scrive per homo a posta, ch'el Turco in persona con grossissimo exercito è vicinissimo a' soi confini. Dio li metta la mano.
[11] M. Giohanmatt.o mostròmi heri sera una lettera de man propria de monsig.r R.mo Legato che sollicita instantissimamente denari per V. Ex.tia. E m. Gio. Matt.o mi ha promisso questa mattina de farne bonissima opera: sì che non pò fallare che non ne habbiamo presto.
Altro non mi occorre, se non che baso le mani di V. Ex. et in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XVIIJ de luglio MDXXJ.
De V. S. Ill.ma
Fidel Servitor
Bald. Castiglione

[12] Dissemi ancor Nostro S.re haver comisso al R.mo legato che facesse intendere a V. Ex.tia della pratticha del S.r D.ca d'Urbino, e che ancor questa se assettarebbe se lui voleva, e che S. S.tà non voleva se non l'honore de la sede apostolica. [13] E mostròmi desiderio de compiacere V. Ex.tia, dicendomi: "Quel figliolino che ha il S. Franc.o M.a, è pur nipote del S.r Marchese", e molte altre parole di questa sorte. Sì che io estimo che sia bene che V. Ex.tia astringha questa pratticha, e vegga ciò che ne pò riuscire: che s'io vedesse questa contentezza, non saprei poi che me desiderare.
[14] Conobbi ch'el PP. hebbe sommo piacere del termine usato dal S.r D.ca e del rispetto che S. S.ria mostra havere a S. S.tà secondo la continentia de la lettera de V. Ex.tia. Laudo ben ch'el S.r D.ca sia andato a Verona, perché trattandosi cosa alcuna, serà con magior riputation sua. [15] Ma se gli partiti che se gli offeriranno, seranno mediocri, Sua Ex.tia li accetti, perché ogni altra via è più dubbiosa che quella del PP. e questi gran prìncipi al fine se assettano insieme e li piccoli rilevano. Dio faccia ch'el meggio di V. Ex.tia sia quello che conduca questa cosa a bon termine, il che io non credo che sia né impossibile, né forsi difficile, attesa la qualità de' tempi.
[16] Di novo baso le mani di V. Ex.tia, et in bona gratia mi raco.do.
Il medesimo Servitor
de V. Ex.tia

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Allo Ill.mo et Ex.mo S.or et patron mio, il S.or Marchese di Mantua, della S.ta Ro. Chiesa Cap.o Generale etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 214-216.