633. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Giovan Giacomo

Roma (RM), 16 luglio 1521

Mag.co M. Gio. Iacomo, Compatre honor. [1] Quelli che sono stati compagni in qualche travaglio di guerra, o tempesta di mare, o altri periculi, sogliono el più de le volte in tali casi contrahere stretta amicitia, perché pare che quella comune fortuna faccia testimonio de similitudine d'animo, e sia quasi un vinculo d'amore. [2] A me pare che noi siamo stati compagni in un negocio che si potrebbe dire più che fortuna di mare, e più che guerra el quale, essendone usciti felicemente, devemo accettare per un strettissimo nodo d'amicitia sopraligato al p.o che già gran tempo vi è stato. [3] Però è ragionevole che ne amiamo, et io con questa certa oppinione, ho deliberato farvi intendere un pensiero che mi occorre, come quello che so che per prudentia et amorevolezza potrete e vorete aiuttare el mio desiderio.
[4] Ma lassando le belle parole, dico che lo Ill.mo S.r nostro per le ult.e sue lettere, et ancor per quelle de lo Ill. S. Giohanni, mi fa intendere havermi destinata la compagnia de 50 homini d'arme con provisione de 600 ducati. [5] E benché io di q.to havessi qualche sentore, non lo havevo però hauto per lettere di Sua Ex.tia. Hora la cortesia che quella usa meco, mi dà grand.ma contentezza, perché certo è ch'el magior piacere ch'io possi havere o desiderare al mondo, è il trovarmi in bona gratia di S. Ex.tia, e conoscere che la se tenga ben servita da me, come la dimostra con parole, e con questa amorevole offerta: e son certo che la dimostrerà per lo avenire. [6] Dall'altra banda non passa senza qualche mio fastidio il cognoscere che q.to honore, alla mia natura, è acompagnato da fatiche e travagli, li quali da un tempo in qua sempre è stato mio dissegno fugire più che mi fosse possibile, parendomi haver travagliato tanto, ch'el riposo hormai non mi fosse vergogna et max.e sentendomi esser uscito di quella età, nella quale le fatiche, sono piaceri. [7] E tanto più, che le disgratie occorsemi quest'anno, si pò dire che con la contentezza m'habbino levato i dui terzi della vita mia. Però dissegnavo spendere quello poco che me ne avanza, in qualche quiete.
[8] S'io adonque non voglio dissimular l'animo mio, alienissimo da ogni ambitione, e medesimamente el desiderio ch'io tengo per li rispetti sopradetti, potrà forsi parere allo Ill.mo S.r nostro ch'io gli sij ingrato, e quasi ch'io faccia poco caso di q.to honore, il quale nel vero estimo assaissimo, e che rifuti quello che magior M.ro di me ragionevolmente cercheria con ogni instantia; o vero ch'io mi discontenti di questo, perché mi para meritar magior cosa. [9] Il che tutto è for de ogni veritate, perché certamente in questo io non me inganno, né presummo di me più di quello che mi si convenga. Accettarlo ancor con oppinione ch'el si creda ch'io per cunto mio ne resti molto satisfatto, è contrario al animo mio, il quale io non posso mutare.
[10] Tra questi dubij sono stato con molto fastidio senza risolvermi, temendo de non offendere la mente dello Ill.mo S.r Marchese s'io scrivevo. In ult.o ho deliberato usare quella libertà che Sua Ex.tia più volte mi ha concessa, ciò è di dir sempre el parer mio in quello che mi occorre: e così faccio, con sicurtà che da quella il tutto sia preso così sinceramente com'io lo dico, rimettendomi però sempre totalmente alla voluntà di S. Ex.tia dalla quale io non desviarò mai, né in questo né in altra cosa. [11] E bastami che quella intenda il mio desiderio, il qual sarebbe de non travagliar più, almen con arme. Poi faccia essa di me quello che gli piace, ch'io per cunto del servitio suo sempre metterò da canto ogni mio interesse, né fugirò stento alcuno, finché harò spirito.
[12] Prègovi adonque facciate intendere il tutto a Sua Ex.tia, del meglior modo che vi pare, e gli basate humilmente le mani in mio nome. E perché lo Ill. S.r Giohanni mi scrive sop.a questa materia, io gli respondo breve, rimettendomi a quello che gli farà intendere lo Ill.mo S.r Marchese e quella risposta che per me li farà Sua Ex.tia, quella exequirò io. [13] Pur fra tanto non restarò di far opera dal canto di qua d'havere qualche boni homini d'arme, per far la compagnia perché così mi scrive el prefato Ill. S. Giohanni.
[14] Non tacerò ancor questo, che oltre tutti li altri rispetti, io non credo per niente che fosse in proposito ch'io in questi tempi mi partissi di qua, perché pur tutte le cose importanti per lo Ill.mo S. Mar. dependeno dal PP., dove è necessario tener ministro cognito a S. S.tà. [15] E benché io creda ogni altro dover poter far quello che faccio io pur credo che pochi siano a' quali Nostro S.r parlasse et aprisse qualche suo pensiero et ancor credesse più che a me. Et io penso poter far magior servitio a S. Ex.tia qui in un'hora, che altrove in un anno. [16] Però se a S. Ex.tia parerà pur che la compagnia se faccia a mio nome, ancor ch'io sia absente, potrebbesi far col locotenente, per non mostrare d'alterare gli ordini de Sua Ex.tia: e tenerla così a mio nome fin che a quella paresse.
[17] Questo dico havendo veduto quello che si scrive a monsig.r R.mo de' Medici in risposta della dimanda delli XXX homini d'arme per lo Ill. S.r Aluiso.
Dico tutto quello che mi occorre rimettendomi, (come ho detto) al voler in tutto de S. Ex.tia il quale vi priego me faciate intendere per le prime vostre, et a voi sempre mi offero e raco.do.
In Roma, alli XVJ de luglio MDXXJ.
Compatre e come Fratello
Bal. Castiglione ||

Al mag.co mio compatre hon., m. Giovaniacomo Calandra, castell.no et Sec.rio march.le. In Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 209-210 .