630. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 16 luglio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Io volevo che Magrone portasse denari a V. Ex.tia, ciò è le pollize de cambio in Bologna; pur non havendole per ancor potute havere, non ho voluto sopratenerlo più, ancor che de giorno in giorno io stia per haverle, ma non mancherà modo de rimetterle subito.
[2] Penso che V. Ex.tia a quest'hora harà haute le mie de VJ e de X e de XIIJ del presente. Io ho ricevute le sue de X e quella dove la mi avisa de la resolutione che la ha fatta con m. Iacomo del Gambaro delle genti che l'haverà in ordine fra X dì: l'ho fatta leggere a Nostro S.re per quello, e per l'altre parti che vi sono, circa il fare instantia de denari per il compimento del quartiero, e per li fanti de la guardia de V. Ex.tia. [3] Nostro S.r se racordò che quello capitulo vi è, e non pensa de alteralo punto, e vole che l'habbia questi fanti, e tutte l'altre cose che la potrà che siano concernenti a utile et honore di quella; e così spero mandargli presto li denari.
[4] L'altra lettera de V. Ex.tia non feci legere a Nostro S.re parendomi che bastasse quello che la havea fatto scrivere a monsig.r R.mo sop.a le cose del S.r suo cognato, e de li trenta homini d'arme da darsi al S.r Aluyso, che de l'uno e de l'altro non mi parse far motto alcuno, se non se me ne parlava per Sua S.tà. [5] Alla quale dissi la continentia del resto, ciò è che V. Ex.tia gli basava li piedi del havere mandato lì residente presso di lei M. Iacomo dal Gambaro, e che li communicaria sempre il tutto, e de le allegrezze fatte in Mantua, il che piacque a S. S.tà.
[6] De li homini d'arme da darsi allo Ill. S.r Aloyso, occorrendo io ne farò la scusa de V. Ex.tia con Nostro S.re. Credo che sia optimamente fatto che quella mandi un homo residente presso al R.mo et Ill.mo Legato, il quale in vero sollicita li denari per V. Ex.tia, qui, e viene de bonissime gambe.
[7] De la compagnia che V. Ex.tia si è degnata destinarmi, gli ne baso infinitamente le mani, sentendomi obligato d'ogni demostratione che la mi fa, quanto comportano le force del animo mio. Ma perché ne scrivo più longamente a m. Zo. Iacomo Calandra, lui ne parlerà a quella. [8] Scrivo ancor allo Ill. S. Giohanni, perché S. S. mi ha fatto instantia ch'io vedesse de fare qualche homini d'arme dalle bande di qua, il che credo reuscirà: ch'el se haverà qualche homo da bene, e bene a cavallo de questi che erano del S.r Renzo; ma non se vorranno levare de qua senza denari, e se non potrò fare de manco, io gli ne darò de quelli che ho de V. Ex.tia. Di questo ne scrivo più a pieno allo Ill. S. Giohanni.
[9] Ho fatto legere a Nostro S.re la magior parte de li avisi che V. Ex.tia mi manda, e max.e quella parte che dice che francesi dicono ch'el S.r Prospero comandarà a V. Ex.tia. [10] Il PP. subito mi disse che questi erano de li officij soliti de' francesi, e che havea dato questo grado e dignità a quella per exaltarla, non per deprimerla, e che voi eri Cap.no Generale, et havevati a comandare a tutti: ma che questi ribaldi francesi, et ancor de gli altri, usavano de questi termini per mettere sdegno nella mente di V. Ex.tia per fargli fare qualche disordine, perché haveano per male questa unione, e che havea tolto quella per Capitano e per figliolo, e che la non dovesse credere a' tristi. [11] E qui si dolse molto d'uno il quale S. S.tà disse sapere che havea scritto di q.te baie, e mostròne colera. E replicòmi che in concistorio nella publicatione del Capitaniato, havea detto de V. Ex.tia quello ch'el harebbe del anima sua, et exaltato lei e la casa più che havea saputo.
[12] È vero che havea detto: "Nella persona del S.r Marchese non si pò desiderare cosa alcuna, excetto che un poco de esperientia; ma havendo noi in questa impresa ancor il S.r Prospero, il quale è di quel valore che è, le cose non potranno se non andar bene, perché siemo certi ch'el S.r marchese se intenderà ben con lui, e consultarà seco tutte le cose de importantia". E queste forno le parole le quali questi tristi comentano allo roversa. [13] E qui il PP. me replicò che V. Ex.tia non volesse credere a quelli che hanno per despiacere che la habbia conseguito questo loco, perché lui non vole havere altro figliolo che lei, né crede havere detto cosa che gli sia carico confortandola ad havere bona inteligentia col S.r Prospero, al quale per la età e per la esperientia, V. Ex.tia deve dare fede. E così di novo mi disse ch'io scrivessi che la pregava a voler fare, perché le imprese ne le quali li capi sono discordanti sempre ruinano.
[14] Io gli dissi che S. S.tà non dubitasse che io conoscevo V. Ex.tia tanto desiderosa del suo servitio che non che haver bona inteligentia col S.r Prospero, il quale merita assai, ma che la era per far ogni difficil cosa, e che questa per l'ordinario serìa. [15] Gli dissi ben che V. Ex.tia era stata un poco sospesa per quella lettera ch'el prefato S.re havea scritta a M. Iacomo perché acompagnandola con li avisi che V. Ex.tia havea, parea quasi ch'el S.r Prospero presumisse di dover comandare, dicendo de quante genti el se potria valere de le sue, in quella impresa. [16] Il PP. rispose che quella era stata una inadvertentia, e che V. Ex.tia non stesse per niente in questa oppinione. E qui replicòmi con molte parole quanto ho detto di sop.a, di modo che s'io non sono el più scioccho homo del mondo, la mente de Nostro S.re è tanto volta al beneficio de V. Ex.tia quanto la potesse esser de sè stesso. E son certo che così se mantenerà, perché quella col servire bene e fidelmente, ogni dì gli ne darà più causa.
[17] Circa questo non mi occorre dire altro, se non che le cose vanno per el suo ordinario, ma un poco lente, e queste genti spagnole cavalcano molto a bel aggio. E per quanto io intendo non è troppo bona inteligentia tra el S.r D. Giohanni et il viceré: pare che lo Imperatore habbia scritto che non se faccia se non quanto ordinarà el S.r D. Giohanni, e questa comissione hanno li Cap.ni. [18] E la venuta del S.r Prospero è d'ordine de D. Giohanni; e per questo dìcessi ch'el vice re ha scritto allo Imperatore, e fra tanto fa cavalcar le genti d'arme lentamente, et ancor ha persuaso ad alcuni Cap.ni che non stiano sotto el S.r Prospero, di modo che le cose hanno questo poco de disturbo, il quale però se estima che se assettarà presto. [19] Pur Nostro S.re ha tanto despiacere de la discordia che mi ha replicato ch'io preghi V. Ex.tia da parte sua che voglia haver quella bona inteligentia ch'io ho detta di sop.a.
[20] Il PP. è ancor sollicitato de concordia da' francesi, e non manca d'altro che da S. S.tà ma io non credo che vi sia ordine.
[21] Le nove, hormai se aspettano dal canto di là, però poche ne posso io scrivere a V. Ex.tia. Quelle de Roma sono ancor poche. Scrissi a V. Ex.tia alli dì passati che monsig.r R.mo Cibò havea hauto il Camorlengato, e fu vero. [22] Pur monsig.r Armelino ne offerse al PP. quarantamilia ducati, di modo che così bella proferta fece un poco titubare el PP. in questi tempo del bisogno, di modo che monsig.r Cibò ha pagato trenta milia, et hallo ottenuto. [23] Non tacerò ancor questa nova, che da Napoli è stato portato al PP. un organo di alabastro, el più bello, et el megliore che mai sia stato visto né udito.
[24] Altro non mi ocorre, se non basare le mani de V. Ex.tia in bona gratia della quale humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XVJ de luglio MDXXJ.
[25] Il S.r D. Giohanni mi ha fatto intendere che verso Mantua vengono per andare allo Imperatore, dui fratelli cosini del D.ca di Sessa, che è marito de la figliola del Gran Cap.no, et un lor parente, e desidera che V. Ex.tia li faccia bona cera, e gli indrizi per il camino, se gli fosse qualche suspetto. [26] So che quella farà quello che è consueta. Hanno hauto charo havere una mia lettera a.llei, e così ge la ho data. Se partirono tre dì sono.
Di novo a V. Ex.tia baso le mani.
Humil e Fidel Servitor
Baldesar Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r et Patron mio, il S.r Marchese di Mantua, di S.ta Ro. ‹Ecclesia› Cap.no Generale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 211-213 .