625. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 10 luglio 1521

M.co m. Giovan Iacomo compatre hon. [1] Io son così stancho dal scrivere et dal caldo, che parmi poter senza biasmo scrivervi non de mia mano, siché pregovi mi perdonati: satisfarò poi, quando manderò Magrone, che in ogni modo penso che sarà presto. [2] Per hora non dirò altro, se non che nella lettera dello Ill.mo S.or nostro, sommi scordato scrivere tre cose: l'una che m. Pietro Ardinghello basa le mani di sua ex. della amorevol lettera che gli scrive; l'altra che il conte da l'Anguil‹ar›a ha havuti XXV homini d'arme dal pp., et il figliolo di ‹M.a› Felice che è un puttino, altri XXV, li quali però sono essi ancor sotto 'l governo del Conte da l'Anguilara; l'altra che m. Ptolomeo non è morto, ma vivo bello, e galante come uno angelo de paradiso, et ha mandato a congratularsi meco.
[3] Circa a quello che me scrivete del mutare le armi e sigilli dello Ill.mo S.or nostro responderòvi resolutamente per Magrone, perché me ne voglio informar bene; ma per quanto mi occorre estimo che non si debba far mutatione alchuna, ciò è de agiongervi le chiavi, e l'ombrella, ma le lettere credo che serebbe bene fossero intorno al sigillo che dicessero: F. M. etc. S.te Ro. Ecclesie Cap.s Generalis. Pur come ho detto, me ne voglio informar meglio.
Né altro dirò, se non che a voi di core mi racc.do.
In Roma, alli X di luglio 1521.
La aligata a m. Iacomo Soardo prègovi facciate dare, et procurarne risposta.
Compatre e come Fratello
B. C. ||

Al M.co mio compatre hon., m. Giovaniacomo Calandra castell.no et Sec.rio march.le. In Mantua


Calandra, Giovan Giacomo. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 205.