611. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 25 giugno 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Hoggi alle XVIIJ hore, è gionto qui Io. M.a cavallaro, con la lettera de V. Ex.tia de XXIIJ del presente, la quale hauta, subito sono andato alli piedi di Nostro S.re, e fattoli intendere quanto quella mi comanda, e mostratoli gli avisi che quella ha da Milano. [2] Nostro S.r mi ha detto resolutamente che V. Ex.tia non voglia disfavorire li forausciti de Milano in cunto alcuno perché la farrebbe desservicio allo Imperatore, col quale Sua S.tà tiene bona amicicia, e de chi V. Ex.tia è subdito, e che la veda de escusarsi col meglio modo che la pò, overamente intertenere la risposta col dire de fare mettere insieme questi dui miglia fanti, fin tanto che gli francesi facciano essi altro rimedio, e lei non se intrometta a servire più l'uno che l'altro, che q.to è il servitio de S. S.tà.
[3] Penso ben che non passerà, se non poco, che bisognerà resolversi ad una de le due vie: però V. Ex.tia stia con gli ochi aperti, et avertischa bene che questi francesi per sospetto, non cerchassero de fargli qualche danno, al improviso.
Penso che alla ricevuta di questa, V. Ex.tia harà hauta un'altra mia de XXIJ del presente, per la quale la potrà comprhendere la mente di Nostro S.re e però altro non li dirò, se non che le baso le mani, et in bona gratia sua humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XXV di Giugno MDXXJ a hore XXIIIJ.
De V. Ex.tia
humil Servitor
Bald. Castiglione

[4] Io ho scritto nella lettera a V. Ex.tia di quel modo, acciò che la possa mostrarla a chi li pare, e nasconderla a chi li pare. Ma la cosa sta così ch'el PP. è resoluto spagnolo, e totalmente inimico de' francesi, e l'altro giorno io ne intesi quello che scrissi a V. Ex.tia per la mia de XXIJ, che mai più, non ne havevo potuto odorare cosa alcuna: ma adesso mi ha chiarito in tutto. [5] In questo punto le cose de Genoa deveno havere fatta mutatione, e questi forausciti sono per dare la baia da quella banda. Il PP. e le force del Reame se scopriranno a' danni de' francesi subito. [6] Nostro S.re pensa che la cosa sia in bono essere, e dice che se V. Ex.tia vede che le cose prosperino per lo Imperatore, che la si scopra, e in nome di sè stessa, et ancor di S. S.tà e faccia tutto quel danno a' francesi che la pò, e servitio alli imperiali. [7] Quando ancor la vedesse non poterlo fare sicurmente, che la se stia, senza far movimento alcuno. E questo, dice adesso e de presente, perché non pò passar se non poco poco che se scoprirà in tutto, e la cosa è in termine che la non si pò più tener secreta.
[8] A me pare che la importantia sia tanto grande che la non potrebbe esser maggiore. E credo che sia bene che V. Ex.tia non sia de li primi a scoprirse, ma con la scusa de non vedere la cosa così chiara come consente Nostro S.re che V. Ex.tia aspetti de vederla p.a che la si scopra; e con non haver ancor fatta la compagnia per la lunghezza usata da Nostro S.re (le quali cose io ho tutte dette a Nostro S.re) quella aspetti che qualche altro cominci. [9] Et essa attenda bene a guardar le cose sue, perché io credo che francesi e venetiani siano in gran sospetto che la cosa sij come la è. E se si potesse far mutar natura a Nostro S.r nel negociare serebbe bona cosa, ma non vi è ordine. [10] Il PP. ha tenuto tanto secreta questa sua resolutione che non si pò dir più, et il non haver voluto publicare il cap.to di V. Ex.tia, non è stato, se non per non dar sospetto a' francesi di quello che è. Hora penso mandar presto el Barbieri con la publicatione.
[11] Fra tanto laudo che V. Ex.tia stia sop.a di sé, e non faccia altro che guardare le cose sue, perché presto bisognerà ch'el PP. se cavi la maschera. V. Ex.tia mi perdoni s'io prosumptuosamente li racordo quello che mi pare. [12] Il PP. sta con oppinione de cazzare prestissimo francesi de Italia. La persona del S.r Prospero è per cavalcare prestissimo verso Lombardia. Non so quello che serà.
[13] Io sollicitarò la publicatione del cap.to, et altro non scrivo a V. Ex.tia, se non che le baso le mani, et in bona gratia humilmente mi raco.do. Et horamai credo che fosse bene a cominciare ad unire qualche homini da bene lì in Mantoa, per fare la compagnia, e dargli qualche denari, perché o presto, o non mai, bisogneranno. Come ne la lettera.
Il medesimo Servitor Fidele
de V. Ex.tia

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Allo Ill.mo et Ex.mo S.re et Patron mio, il S.or marchese de Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 186-187.