602. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 15 giugno 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Io aspetto lettere de V. Ex.tia, che l'ultime sue, sono di IIIJ del presente, e subito ch'io ne habbia pigliarò occasione de sollicitare Nostro S.re circa il negocio, il quale parme che vaddi così in lungo per punirme de' mei peccati, ch'io non credo ch'el si possa provare pena nel inferno magior de la mia: pur credo che sia forza vederne il fine.
[2] Io sono restato molto attonito e con estremo fastidio intendendo per diverse vie essersi scoperto un certo trattato in Ferrara: per tutta Roma se ne parla assai, et ognun dice a suo modo, che questa libertà di parlare se mantiene più qui che in loco del mondo. Desidero estremamente haver lettere da V. Ex.tia sop.a questo, et intenderne il fondo: son cert.mo che lei ancora sta in gran fastidio.
[3] Io ho deliberato parlarne liberissimamente con Nostro S.re che il modo che si è tenuto in sino a mo', parmi che lo ricerchi, et altro non si pò fare. Se le cose che V. Ex.tia ha in mani, son cose da credergli, quella lo vede. Io credo pur che ognun li crederia: et oltre queste, ho infinite altre raggionj che mi fanno credere così. [4] Et ancor ch'io sappia quanto periculosa cosa sia persuadere ad un patrone cosa ‹dove› sia sospicione che gli ne potesse venir danno, pur io non posso dire quello che non credo. Imagino bene tutti li discorsi che si fanno, e non senza ragione; niente di meno in contrario ancor, ve ne sono infinite.
Per le mie prime penso de scrivere più diffusamente a V. Ex.tia il tutto, alla quale basando le mani in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XV de Giugno MDXXJ.
De V. S. Ill.ma
Devoto e Fidel Servitor
Bald. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.ore et Patron mio, il S.or Marchese de Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 176.