598. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 12 giugno 1521

Ill.mo et Ex.mo S.r e patron mio. [1] Poche cose mi occorreno da scriver a V. Ex.tia, havendo scritto per risposta delle ultime sue che sono de IIJ del presente. Io mostrai una parte de li avisi che quella mi mandò, a Nostro S.re. [2] Dipoi gli dissi che pur ancor non mancavano de quelli che più che mai cercavano de voler far credere a V. Ex.tia che la condotta sua con Sua S.tà fosse per reuscire in niente, come quelli che non sapevano el secreto de la cosa, e che V. Ex.tia non per altra causa, ma per continuare el stile suo consueto de fargli intendere tutte le cose che gli occorreno, mi havea comandato ch'io facesse intendere a Sua B.ne che gli erano venute a parlare persone, tentandolo, et offerendoli partito con lo Imperatore, e che V. Ex.tia havea sospettato che questo fosse mottivo de' francesi, e però gli havea fatta quella risposta che fece.
[3] Il PP. cominciò a ridere, e dissemi: "Potrebbe esser, ma questo se potria iudicare secondo la persona che gli ne ha parlato". Io gli dissi chi era stato quello che ne havea fatto parlare: el papa mostrò di credere che fosse possibile che quella persona facesse qualche arte, per essergli consueto. [4] Pur stette sop.a di sé, e mostrò haver hauto char.mo questo aviso e dissemi ch'io ringraciasse V. Ex.tia, da parte sua della confidentia ch'ella usava con Sua B.ne con molte altre bone et amorevoli parole, affermandomi la publicatione presto presto, tante volte promessa. Non si pò più. Vederemo, se a Dio piacerà un termine non molto lungo che S. S.ta mi ha promisso.
[5] Monsig.r R.mo de la Valle, el quale mostra esser molto affecionato e servitore a V. Ex.tia mi ha con molta instantia astretto ch'io voglia far intendere a quella un suo desiderio, quale è che lui se ritrova havere una figliola d'un suo fratello maritata ad un Camillo da Capranica, e di questa ne è nata un'altra, la quale è già da marito. [6] Questa desiderarebbe S. S. R.ma maritar ad un figliolo de m. Angelo dal Buffalo, e sapendo quanto esso è servitore di V. Ex.tia, la supp.ca che la se degni parlare di questa cosa a m. Angelo, et indurlo a farlo atteso che per tutte le condicioni non se ne deve tirare indrieto. [7] Ma perché pare che m. Angelo habbia per le mani un altro partito, dal quale se haveria forsi magior dota, monsig.r R.mo della Valle, prega V. Ex.tia che voglia fare di modo, che la authorità sua vaglia per quello più di dote che li fosse offerto da altri. Succedendo questa cosa, V. Ex.tia sia certa che la farà un piacere tanto grande a questo bon S.re ch'el ge ne serà sempre obligatissimo. [8] Mando qui inclusa una polliza che Sua S. R.ma mi scrisse questa mattina, acciò che la veda la offerta ch'el fa, e con quella sappia governarsi. L'arcivescovo Orsino ne scrive lui una qui alligata a m. Angelo.
[9] De nove, io non so che mi scrivere a V. Ex.tia, perché le cose tutte stanno sospese, e pare che presto si debba vedere che camino pigliaranno: si fanno li più varij iudicij del mondo. Il PP. inclina a credere che questi dui re debbano pacificarsi insieme; quasi tutti li altri sono de diverso parere.
[10] Dui dì sono combattettero dui côrsi: un Iacomo Côrso che sta col Co. Haniballe, l'altro che se dimandava el Côrsetto. Haveano hauto el campo a Monte Rotondo, ma el PP. ge lo vetò. [11] Pur costoro essendo già nel campo per non mancare, se partirono de lì, et uscirno del dominio di quel S.re, et andorno in certi campi senza esser assicurati da alcuno. Col Côrsetto erano molti cavalli et il S.r Giohanino in persona, con Iacomo tutta la Guardia. [12] Li dui combattenti passarono il Teverone, che corre per di là, li padrini e tutti li altri restarono dal altro canto del fiume, excetto dui gentilhomini, che forno per testimonij. Combattetero a cavallo con una mezza testa, et una rotella, un guanto di maglia, tre spade; del resto, tutti disarmati. [13] Li dui gentilhomini che restarono, forno el S.r Amico, e Paulo Luzasco. Combattettero arditamente: Iacomo li lanzò subito una de le tre spade, et investilla nella rotella al Côrsetto, e fu tanto presto, che trovandolo impedito gli diede una stocchata nel petto. [14] E così l'una dopo l'altra gli ne diede tre, poi una gran cortellata sul brazzo dritto, et una nella coscia, in modo ch'el prefato Côrsetto si arrese. Passarono el fiume el S.r Gianino, e molti altri. [15] Gironimo Côrso, il quale era padrino del Côrsetto, vedendo che havea perso, gli andò sopra, e benché se estimasse che per le ferrite che havea, fosse morto, cominciò a dargli stocchate per la persona, e così lo amazzò, ancor ch'el poveretto molto si lamentasse, e dimandasse mercede. È parso crudeltà ad ognuno, e cosa insolita.
[16] Il figliozzino di V. Ex.tia figliolo de m. P. Ardinghello, è morto, dil che lui si dole, parendoli che quello gli fosse più charo che gli altri, per esser un legame de la sua servitù verso V. Ex.tia.
[17] Io credo che m. Ptolemeo sia partito da Roma, ancor che Mario sia qui, e dica a chi ge ne parla, che m. Ptolo. è un poco indisposto, e che per questo sta in casa.
[18] La cosa del S.r Renzo, non ha mai preso assetto alcuno, ancor che per altre mie, scrivessi a V. Ex.tia che credevo altramente.
Altro non mi occorre che scrivere a V. Ex.tia se non che a quella baso le mani, et in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XIJ de Giugno MDXXJ.
De V. Ex.tia
Devoto e Fidel Servo
Baldesar Castiglione ||

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 167-168.